Alessandra Satriani

L'acido ialuronico non è, come si potrebbe pensare, un acido esfoliante, ma uno zucchero. Per l'esattezza, un carboidrato complesso: una catena composta dal ripetersi di due zuccheri semplici chiamati: acido D-glucuronico e N-acetilglucosamina, capaci di trattenere l'acqua e donare compattezza. Naturalmente prodotto dal corpo, esso è una sostanza che serve a lubrificare le articolazioni e a idratare in maniera profonda la pelle, mantenendola elastica e illuminata. E’ sintetizzato da cellule chiamate 'fibroblasti', presenti nell’ambiente extracellulare del derma. La sua produzione va scemando man mano che si procede con l'età. Noi siamo in grado, infatti, di produrre circa 5 grammi di acido ialuronico al giorno, ma al contempo ne distruggiamo circa un terzo ogni 24 ore. Di qui, i dolori articolari o la minore elasticità e tonicità della pelle.

Perché si deteriora?
Gli enzimi e la loro naturale azione di consumo sono la causa primaria di deterioriamento. Ovviamente, come in molti altri casi, non aiutano neanche lo stress, i raggi solari senza protezione, l'inquinamento e via dicendo. Ecco il perché del suo utilizzo in cosmesi, nella 'beauty-routine' con creme e sieri, nei trattamenti estetici e, ormai, anche nei deodoranti. Si utilizza l'acido ialuronico in diversi settori.
In medicina: a) con le infiltrazioni per lubrificare le articolazioni; b) per la cicatrizzazione di ferite non gravi; c) per lenire le irritazioni gastrointestinali; d) come collirio in presenza di secchezza oculare; e) per combattere il mal di gola, idratandone la mucosa. Nella 'skin care' per: a) idratare; b) rimpolpare i tessutim poiché distende e riempie le linee sottili della pelle, stimolando la produzione del collagene e dell'elastina; c) donare elasticità e luminosità; d) come lenitivo.

Conclusioni
Dunque, l’acido ialuronico funziona davvero per l'idratazione cutanea e come 'filler' (sostanza biocompatibile, ndr) per rughe e volumi. Inoltre, nelle formulazioni iniettabili crea un ‘effetto-filler’, perché occupa spazio e richiama acqua. Non è magia: l'acido ialuronico in crema può idratare e rendere la pelle più compatta nell’immediato, ma non sostituisce un’iniezione. E, comunque, nessun prodotto è perfetto. Anzi, in alcuni casi, rari per fortuna, può provocare irritazione se la pelle è danneggiata o, se iniettato, può produrre gonfiore, rossore e noduli se fatto male. Non è una soluzione permanente: può durare alcuni mesi in base alla zona. Normalmente, è ben tollerato dal nostro organismo: essendo una sostanza naturale può essere utilizzato anche più volte al giorno. Quando è presente in creme o filler, ma si soffre di allergia al principio attivo del componente, non andrebbe utilizzato. Così come è meglio evitare in presenza di infezioni gravi o ferite aperte. Essendo in grado di attirare l'acqua dagli strati profondi della pelle, il consiglio è quello di utilizzarlo, sia in crema, sia in siero, quando questa è umida e non completamente asciutta. Al contrario, non utilizziamola in ambienti troppo secchi, poiché potremmo ottenere un effetto contrario. In conclusione, tornando al punto di partenza, l’acido ialuronico è una molecola endogena che cala con l’età e con determinati fattori esterni. Usato bene fa la differenza; usato male è solo una scelta costosa e, a volte, persino pericolosa. Una curiosità: in passato era estratto da fonti animali come le creste di gallo, mentre oggi la sua produzione passa attraverso la biofermentazione batterica. Un’origine che lo rende maggiormente sicuro e anche ‘vegano’.


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