Gabriele Tortora

Anche l’Emilia-Romagna ha approvato una legge sul suicidio medicalmente assistito. Si tratta della terza regione in Italia, dopo Toscana e Sardegna, a disciplinare le procedure per dare attuazione ai principi fissati dalla Corte costituzionale. Una notizia importante, ingiustamente oscurata dal un governo nazionale che insegue la cronaca o il fatto singolo, oggettivizzando fattispecie soggettive o puramente aneddotiche. Un parlamento letteralmente paralizzato, che scambia la stabilità per immobilismo ideologico, filtrando inezie. Sia come sia, obiettivo della norma emiliano-romagnola è quello di garantire procedure uniformi, tempi compatibili con le condizioni cliniche del paziente e pari accesso su tutto il territorio regionale. Inoltre, il provvedimento istituisce una Commissione di valutazione multidisciplinare, la CoVam, chiamata a verificare la sussistenza dei requisiti previsti dalla giurisprudenza costituzionale. La commissione si avvarrà del parere, non vincolante, del Comitato regionale per l'etica clinica. Infine, la procedura sarà gratuita e dovrà assicurare che al paziente siano state illustrate tutte le alternative terapeutiche, comprese le cure palliative. La commissione Sanità dell'assemblea legislativa regionale aveva avviato l'esame del testo lo scorso mese di giugno, scegliendo come base una proposta della maggioranza e abbinandola a una legge popolare, depositata nel luglio 2023, con 7.300 firme. Nella scorsa legislatura la Regione Emilia Romagna aveva scelto di intervenire con atti amministrativi, finiti però, al centro di ricorsi. Il dibattito in aula ha confermato la netta contrapposizione tra maggioranza e opposizione. Per il centrosinistra, il provvedimento non introduce nuovi diritti, ma organizza sul piano sanitario un diritto già riconosciuto dalla Corte costituzionale; per il centrodestra si tratterebbe di una "fuga in avanti" su una materia di competenza statale, sostenendo che la priorità dovrebbe essere il potenziamento delle cure palliative, degli hospice e dell'assistenza alle persone più fragili. A parte la ricerca di facili scorciatoie da parte del centrodestra, se la volontà politica viene a mancare proprio dal centro, l’ente locale ha tutto il diritto, anche questo sancito dalla Corte costituzionale, di rispondere alle istanze dei cittadini in materia sanitaria, di cui, peraltro, è competente, In attuazione della sentenza n. 242/2019 della Corte Costituzionale. La Consulta ha, inoltre, chiarito che le Regioni possono intervenire in materia sanitaria per garantire l'uniformità e l'equità delle prestazioni legate al fine-vita. Evidentemente, il conflitto tra riformismo legislativo e moralismo religioso resta la contraddizione più macroscopica del centrodestra italiano, che proprio non riesce a liberarsi da una sorta di paralisi mentale che lo rende, politicamente, 'monocorde', oltreché totalmente 'scollato' dalla realtà.
 


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