Alessandra Satriani

Lo scorso febbraio, a Roma, un boato ha spaventato residenti, passanti e clienti di un locale in zona Montesacro-Città Giardino, tra viale Tirreno e via Nomentana. All'improvviso, un muro di contenimento ha ceduto ed è franato addosso al dehors di un ristorantte in zona piazza Sempione. Tanta la paura tra i clienti e il personale, prontamente usciti dalla parte opposta del locale. Fortunatamente, non ci sono stati feriti, né tra loro, né tra i passanti all'esterno, poiché al momento della caduta del muro non vi era nessuno in quella zona del marciapiede. Già pochi giorni prima, facendo seguito ad alcune segnalazioni che riportavano la caduta di alcune pietre dalla stessa parete, verosimilmente a causa del maltempo di quei giorni, vi era stato un sopralluogo da parte delle autorità competenti (soprattutto, Polizia locale) ed era stato interdetto al passaggio una parte del marciapiede sottostante. Sia come sia, dopo la frana di metà febbraio sono nuovamente intervenuti: la Polizia di Roma Capitale, per aiutare la viabilità stradale e pedonale e per le relative operazioni di messa in sicurezza della zona; l'assessore ai Lavori pubblici del III Municipio di Roma, insieme al presidente della medesima circoscrizione. I Vigili del fuoco del distaccamento Nomentano, con la squadra 6A, insieme al capoturno provinciale, hanno messo in sicurezza tutta l'area, delimitandola e chiudendo una parte della strada per le operazioni di contenimento e di verifica, che si sono rese necessarie. Dopo essersi assicurati di non avere problemi con gli impianti del gas, ovviamente verificati, ci si è occupati dei 'funghi' che riscaldavano gli ambienti di ristorazione del locale sottostante, dotati di bombole. In seguito, sempre i Vigili del fuoco hanno provveduto a liberare lo spazio dai detriti e, con l'ausilio di un'autoscala, hanno rimosso anche una porzione di ringhiera rimasta pericolosamente sospesa. Da ulteriori rilievi, effettuati in questi mesi, è emerso che il crollo ha interessato una porzione del muro in tufo, la parte più vecchia, mentre quella costruita in cemento sembrerebbe aver resistito all’accumulazione di umidità. Tuttavia, la stabilità del terreno e della rimanente parte di muro desta ancora preoccupazione. Quel che s’intende fare ora - e si continuerà a fare in futuro - oltre a monitorare la zona, è l'esatta valutazione di quelle che possono essere le criticità e le cause di questi crolli. I quali, per fortuna, non hanno provocato feriti. Ne parliamo al plurale perché, sempre nella stessa zona, il 23 luglio scorso, un grosso ramo si è spezzato improvvisamente ed è caduto sulla carreggiata di viale Tirreno in direzione di piazzale Jonio. Anche questa volta, nessun danno a persone o veicoli. La Polizia locale e il Servizio Giardini del Comune di Roma, accorsi nuovamente, sono intervenuti per la messa in sicurezza in quel tratto di strada. Le cause principali dei due cedimenti di viale Tirreno sono riconducibili alle bizzarrìe del clima, che cambia repentinamente dopo lunghi periodi di caldo tropicale, a cui fanno seguito delle vere e proprie 'bombe d’acqua'. Il crollo di metà febbraio, infatti, era stato innescato da un violento nubifragio che aveva colpito la 'città eterna' nei giorni precedenti: tuoni e fulmini "a ciel sereno", come si suol dire. L'acqua, caduta tutta insieme nel giro di 24 ore, ha appesantito il terreno retrostante al ristorante, aumentando a dismisura la pressione idraulica sulla struttura. Ci sono anche evidenti fattori legati alla manutenzione o alla fragilità strutturale. Il muro di contenimento crollato a febbraio faceva parte di un villino storico costruito 100 anni fa, divenuto strutturalmente vulnerabile alle sollecitazioni meteorologiche estreme. Un fenomeno che si sta notando sempre più spesso, soprattutto nell'Alto Lazio. Tali cedimenti improvvisi sono soprattutto causati dagli shock termici. Il cambiamento climatico, infatti, sta rendendo il clima di Roma, famoso in tutto il mondo per il suo 'ponentino' serale, sempre più imprevedibile rispetto al passato, in cui il meteo non era contemplato nemmeno tra gli argomenti di conversazione dei romani. Sempre più spesso, dopo prolungate ondate di caldo africano, enormi quantità di calore e di umidità si accumulano nei bassi strati dell'atmosfera. L'arrivo di correnti d'aria più fresca in quota generano un contrasto termico estremo: l'aria calda e umida sale rapidamente verso l'alto, condensandosi in enormi nubi temporalesche. Questi fenomeni hanno già colpito a 'macchia di leopardo' diverse zone della città, scaricando in pochi minuti quantità enormi d'acqua, forti tempeste di fulmini e violente trombe d'aria localizzate. Ovviamente, un’area urbana con più di 3 mila anni di Storia, risulta particolarmente fragile a tali processi atmosferici. Si tenga, dunque, alta la 'guardia', perché dal settembre 1993 a oggi, questi fenomeni improvvisi non sono più un’eccezione, ma accadono regolarmente almeno due volte all’anno. Non si tratta più di qualche 'temporale traditore': c’è una relazione diretta tra queste 'bombe d’acqua' e i vari cedimenti che colpiscono, ormai puntualmente, la nostra capitale.


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