
La procura di Pavia 'inchioda' Andrea Sempio come unico colpevole dell'omicidio di Chiara Poggi. La procura pavese e il dottor Fabio Napoleone, infatti, hanno messo nero su bianco le loro ipotesi accusatorie, descrivendo le aggravanti dell'omicidio: "Abbieti motivi" ed "estrema crudeltà". Di conseguenza, Alberto Stasi viene posto al di fuori dalla scena del crimine. Inoltre, sempre la procura ha chiuso le indagini preliminari, notificando l'avviso di garanzia all'indagato, Andrea Sempio. Contestualmente, ha trasmesso l'intera documentazione alla procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, per l'eventuale revisione della condanna di Alberto Stasi. La procuratrice Nanni ha precisato "che non sarà né veloce, né facile lo studio degli atti", preannunciando che occorrerà tempo e peculiarità nell'esame della documentazione prodotta. Le intercettazioni e i soliloqui in macchina di Andrea Sempio portano a ritenere l'indagato colpevole di questo grave omicidio, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli a Garlasco (Pv). Dalle analisi genetiche, le impronte del Dna rilevate dalla perizia della genetista, Denise Albani, sotto le unghie di Chiara, appartengono alla linea maschile della famiglia Sempio e non vi è traccia alcuna di Alberto Stasi, condannato a 16 anni di reclusione, di cui 11 già scontati. Il ragazzo, nei primi due gradi di giudizio, era stato assolto, ma successivamente è stato condannato, in via definitiva, dalla Suprema Corte di Cassazione. Dalle indagini attuali, l'impronta palmare n. 33, rilevata sul muro della scala che scende nella tavernetta della villetta, sarebbe quella dell'assassino, da attribuire, quindi, ad Andrea Sempio. Gli esperti dell'accusa considerano l'impronta "una prova schiacciante". E dalle microspie installate nell'auto del nuovo sospettato, sono emersi dai soliloqui giudicati "centrali" dalla procura pavese. In questi audio, il ragazzo fa riferimento a dei video intimi di Chiara e Alberto, da lui visionati e a un rifiuto di un suo approccio da parte della ragazza. Il 38enne afferma espressamente: "Il video ce l'ho nella penna". Lo stesso, sempre parlando da solo, dice anche di aver visto un video prima sul computer della ragazza e poi di averne fatto una copia su una 'chiavetta' Usb. In effetti, Sempio era amico del fratello di Chiara e frequentava normalmente casa Poggi, utilizzando il computer, il quale era a disposizione di tutti. Secondo l'accusa, da quei filmati nasce “l'ossessione sessuale" verso Chiara da parte di Sempio. Un’idea sorta dalla visione dei filmati amorosi tra Chiara e Alberto, che la ragazza proteggeva con una password. Da qui partono le suggestioni che il ragazzo si sarebbe fatto, sino a spingersi a delle 'avances sgradite' dalla giovane. Così, avrebbe approfittato dell'assenza di Marco, recatosi dai genitori in montagna per le vacanze, al fine di insistere con i suoi approcci. Da lì, l'irruzione nella villetta, un tentativo amoroso, respinto ancora una volta con sdegno e l’aggressione della ragazza con un oggetto contundente, costituito da ben 12 colpi al volto e alla testa della povera Chiara. I primi l'hanno fatta crollare a terra priva di sensi, quelli sferrati in fondo alle scale della tavernetta, l'hanno condotta alla morte. Ovviamente, Sempio si proclama innocente e la sua difesa si dice pronta a "smontare, punto su punto, tutto l'impianto accusatorio della procura". I legali del ragazzo, infatti, hanno preparato una memoria di 13 pagine per contestare i soliloqui, definendoli "suggestioni prive di valore confessorio". Si sarebbe trattato, secondo loro, di "pensieri sconnessi" dopo l’ascolto di un podcast, da attribuire alla forte pressione mediatica e dal fatto che il ragazzo sapesse di essere intercettato e pedinato. La procura ha comunuqe disposto degli accertamenti integrativi, tra cui una perizia psichiatrica su colui che, al momento, ritiene essere il principale sospettato dell'assassinio, al fine di valutare la portata e il significato di tali monologhi. Dunque, i tempi si allungano, almeno fino a dopo l'estate, per cercare di mettere un punto definitivo all'indagine. Un’inchiesta che sembra scagionare Alberto Stasi, fino a oggi unico condannato. Si punta a una revisione del processo che si è concluso 11 anni fa con la sua condanna. Il procuratore, Fabio Napoleone, ha annunciato che l’indagine "non è finita qui" e che bisognerà attendere ancora qualche mese, prima che l'ufficio da lui diretto possa chiedare il rinvio a giudizio, salvo colpi di scena, per Andrea Sempio. Bisognerà attendere la valutazione circa la capacità di intendere e di volere dell'indagato: una consulenza disposta dai pm inquirenti. In tal senso, è stato nominato, come consulente tecnico, il professor Roberto Catanesi, medico psichiatra. Una decisione che giunge dopo il deposito di 5 relazioni, più una memoria, che gli esperti nominati dagli avvocati Cataliotti e Taccia hanno presentato per confutare i punti nodali della ricostruzione dell'accusa, tra cui la traccia palmare n. 33 e l'impronta delle scarpe, per più di un decennio considerata come una misura n. 42, ma oggi re-interpretata all’interno di una ‘forbice potenziale’ tra il 42 e il 44. Da tutto ciò ne discende che i termini delle indagini preliminari, i quali terminano il 28 settembre 2026, indurranno la procura a disporre ulteriori accertamenti. E che, anche quest’anno, ne parleremo per tutta l’estate. I difensori si dicono stupiti per le tempistiche: “Ci aspettavamo un confronto su dati oggettivi, per trovare l’assassino reale: non ci aspettavamo che si cercasse un assassino ideale. Si confrontassero con noi su elementi oggettivi. Il fatto che la procura”, ha spiegato l’avvocato Cataliotti a 'Dentro la notizia', il programma condotto da Gianluigi Nuzzi su Canale 5, “disponga una consulenza, mi fa pensare che non si senta così forte delle risultanze istruttorie e che voglia un ritratto della personalità del soggetto quantomeno verosimile a ciò che non è riuscita a provare. Quindi”, ha concluso il legale, “io la leggo come un segno di debolezza. La difesa valuterà se sottoporre Andrea Sempio agli accertamenti, cosa che non si può imporre. Le determinazioni assunte”, ha invece sottolineato il magistrato Fabio Napoleone, "sono volte ad assicurare una ricostruzione quanto piu completa, oggettiva e scientificamente fondata della vicenda". Così le nuove indagini integrative allungheranno ancora i tempi, lasciando spazio al giudizio di revisione del processo che Alberto Stasi è giunto a chiedere alla Corte d'appello di Brescia.