Vittorio Lussana

Il caso di Mario Roggero, il gioielliere di 72 anni di Grinzane Cavour (Cn) la cui vicenda ha riacceso il dibattito pubblico intorno ai limiti della legittima difesa, è un esempio classico di reazione emotiva, solo parzialmente giustificata da una serie di rapine che avevano già danneggiato il cittadino in questione. A meno che non si voglia giustificare una società basata sui duelli da Far West o una sorta di preesistente diritto alla vendetta, tipico delle subculture più arretrate. La Corte di Cassazione, nei giorni scorsi, ha dunque confermato, in via definitiva, la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione del signor Roggero, escludendo il requisito della legittima difesa. La motivazione cardine risiede nel fatto che gli spari sono stati esplosi dal gioielliere all'esterno del negozio, quando la rapina si era ormai conclusa, i malviventi erano in fuga e ogni pericolo immediato per l'incolumità fisica di Roggero e della sua famiglia era cessato. Innanzitutto, il principio di legittima difesa, in Italia, a nostro parere andrebbe rivisto, per tutta una serie di motivazioni. A cominciare dalla stravagante richiesta di un calcolo di proporzionalità della reazione prevista nella norma attualmente vigente, a firma Matteo Salvini, non sempre calcolabile concretamente all’interno di un contesto di circostanze poco prevedibili. Una sorta di 'zavorra moralistica', che non garantisce alcuna tutela ‘de facto’ per il singolo individuo, a fronte di una criminalità che, di sicuro, certi scrupoli nemmeno se li pone. Tuttavia, il problema non risiede nel singolo caso di cronaca: il signor Roggero ha reagito in base a un principio di vendetta solo parzialmente giustificata dai soprusi già subiti in passato. La questione risulta, insomma, profondamente dottrinaria. Richiamiamo brevemente i fatti, dopodiché ci occuperemo delle questioni di principio. Il 28 aprile 2021, tre rapinatori armati di un coltello e di una pistola-giocattolo (priva del 'tappo rosso', richiesto per legge al fine di rendere riconoscibile l’innocuità dell’articolo, ndr) hanno assaltato la gioielleria di Roggero, minacciando la moglie e la figlia. Dopo che i malviventi si sono impossessati di gioielli e denaro, essi sono fuggiti a piedi, ma il commerciante li ha inseguiti sulla strada armato di pistola, per la quale il porto d’armi gli era stato già ritirato dopo che Roggero aveva minacciato, in passato, il fidanzato di una delle figlie. Giunto alla fine della strada, Roggero ha poi esploso diversi colpi, uccidendo due dei tre rapinatori, Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli, ferendo il terzo delinquente alle gambe. Tale sintetica descrizione dei fatti non giustifica, purtroppo, alcun richiamo al principio di legittima difesa: i malviventi erano già in fuga e sono stati colpiti in base a un gesto di reazione, comprensibile quanto si vuole, ma niente affatto lecita. La legittima difesa è una fattispecie giuridica basata su un immediato pericolo di vita. Essa discende dal diritto di resistenza: una facoltà di matrice giusnaturalista che, nella nostra Costituzione, viene riconosciuta solo implicitamente e nei casi in cui il popolo si veda costretto a opporsi contro un potere illegittimo, tirannico o ingiusto. Storicamente discusso in Assemblea costituente, il diritto di resistenza non venne esplicitamente inserito nella Costituzione italiana, pur trovando piena cittadinanza in altre Costituzioni moderne. Pertanto, ora dobbiamo ricordare ai lettori cosa sia il giusnaturalismo in quanto dottrina filosofico-giuridica, dato che abbiamo dovuto rispondere, solamente pochi mesi fa, a un referendum che chiedeva, sostanzialmente, una mera applicazione 'meccanica' delle norme giuridiche, senza alcun ricorso alle interpretazioni di 'scuola'. Il giusnaturalismo è quella dottrina che sostiene l'esistenza di un insieme di norme di condotta universali e immutabili, che si richiamano a una sorta di diritto naturale. Secondo i giusnaturalisti, infatti, tale diritto è preesiste alle leggi dello Stato ed è a esso superiore, fungendo da criterio di validità morale e giuridica. L'idea di un ordine naturale risale al pensiero 'classico', ai filosofi stoici dell’antica Grecia e, in parte, al pensiero aristotelico. Esso ha poi trovato una delle sue massime espressioni in Tommaso d'Aquino, che fondava la sua idea di legge naturale addirittura sovrapponendola con la volontà divina. Tuttavia, anche questo tipo di 'fatalismo' si è evoluto e secolarizzato. Tant’é vero che il giusnaturalismo moderno di pensatori come Thomas Hobbes e John Locke, pur richiamandosi anch’essi al diritto naturale, cercarono di renderlo più razionale, imperniandolo attorno a una serie di diritti inalienabili dell'individuo. Proprio il giusnaturalismo, infatti, ha avuto un'importanza storica fondamentale per giustificare il passaggio dallo Stato di natura allo Stato organizzato, inducendo i filosofi appena citati a teorizzare l'esistenza di alcuni diritti inalienabili precedenti a qualsiasi governo. Questa concezione, bisogna chiarirlo, ha posto le basi del costituzionalismo moderno e delle varie dichiarazioni dei diritti dell'uomo, come la Dichiarazione d'indipendenza americana o la Dichiarazione francese dei diritti dell'uomo e del cittadino. Perché la cultura occidentale è rivoluzionaria e non 'cumulativa', come nelle teocrazie moralistico-religiose. Ora, chiarito tutto questo, possiamo tentare di declinare tale diritto naturale di resistenza a livello individuale, proprio in base a quel principio di eguaglianza che prevede l’acquisizione di alcune piene facoltà da parte del cittadino. In pratica, la dottrina più recente riconosce una forma circoscritta di resistenza individuale legittima, rispetto agli atti arbitrari dei pubblici ufficiali (abusi di potere), ma anche nei confronti di un qualsiasi atto illegittimo o palesemente arbitrario. La fattispecie di 'scuola' citata negli studi più moderni dallo psicanalista francese, Jacques Lacan, identificano il cittadino di fronte al classico aut aut imposto da un rapinatore: “O la borsa, o la vita”. Il paradosso è che, se si rinuncia alla seconda e ci si richiama al diritto di resistere a un sopruso, si rischia di perdere sia il bene patrimoniale, cioè la borsa, sia il diritto di continuare a esistere; nel caso si decida, invece, di rinunciare al primo, nella maggior parte dei casi si rimane in vita, ma ci si ritrova costretti a dover subire la rapina. In entrambe le circostanze, il cittadino subisce un danno. Ma ciò dipende molto anche da un contesto di scarsa presenza sul territorio delle forze di pubblica sicurezza e dalla tendenza a gestire l’ordine pubblico in forme solo apparentemente securitarie. Servirebbero, insomma, più mezzi e più uomini tra le forze di Polizia. E una politica di sicurezza pubblica 'di fatto', non solamente declamata nelle campagne elettorali. In pratica, il cittadino, cioè il singolo individuo, non viene rispettato, né dalle politiche securitarie delle destre qualunquiste, né dalle sinistre burocratiche. Il cittadino rimane solo. E in quanto tale, tende a farsi giustizia da sé, poiché percepisce una sorta di abbandono da parte dello Stato. Una libertà totalmente 'sganciata' da ogni senso dello Stato, di natura etica, antropologica o politica, genera solamente una società opportunista, inefficiente, inutilmente repressiva. Uno Stato mal governato - e quello italiano lo è da decenni - tende a moltiplicare le norme e a creare nuovi reati, ponendosi unicamente il problema di fornire delle risposte apparenti, giustificate da motivazioni di mero consenso elettorale rispetto al vero scopo sostanziale delle leggi: quello di tutelare efficacemente e 'di fatto' i cittadini. Il problema diviene interamente empirico, alla fine: bisogna assumere più forze dell’ordine e porre la magistratura nelle condizioni di poter indagare ogni notizia di reato. E’ totalmente inutile continuare a propagandare un’immagine televisiva di forza 'formale': questi sono solo vuoti atteggiamenti a cui non seguono, quasi mai, risultati concreti. Sia il burocratismo ideologico dello Stato positivista, pachidermico e poco ‘snello’ nell'affrontare la realtà, sia l'atteggiamento 'muscolare' delle destre reazionarie non servono a nulla, poiché ambedue le impostazioni mancano proprio della prassi. La sola e unica verità è che il cittadino non viene tutelato. Come dimostrato dal paradosso di Lacan. E va incontro a una sindrome di alienazone psicologica, come nel caso del gioielliere, Mario Roggero.
 




Direttore responsabile di www.laici.it

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