
Lo scorso 31 marzo 2026, la nazionale italiana ha subito per la terza volta lo stesso 'trauma': dopo 12 anni, la squadra guidata da Rino Gattuso non si è qualificata ai Campionati mondiali di calcio. A vincere contro gli undici giocatori tricolore, impedendone la qualificazione, questa volta è stata la Bosnia, guidata da Sergej Barbarez. All'inizio ci eravamo illusi: l'Italia era passata in vantaggio grazie a un gol di Moise Kean, scaturito da un errore clamoroso del portiere bosniaco Vasilj e da un opportuno recupero di Barella. Ma dopo questa 'fiammata', gli azzurri hanno iniziato a giocare in modo passivo. La partita è cambiata drasticamente quando l’Italia è rimasta in dieci uomini per un cartellino rosso al nostro difensore Bastoni, penalizzato a causa di un duro intervento su Amar Memic, costringendo la squadra a giocare in inferiorità numerica per l’intero secondo tempo di gioco. Nonostante una buona prestazione di Donnarumma, autore di parate decisive, la Bosnia è riuscita lo stesso a trovare il pareggio al 79esimo minuto, grazie a un cross di Dedic finalizzato da un 'tap-in' di Tabakovic. C'è da dire che l’Italia ha avuto diverse occasioni per raddoppiare, con Kean e Pio Esposito, ma la squadra non è riuscita a concretizzare per scarsa lucidità. All’85esimo, il campo dello stadio 'Bilino Polje' è stato letteralmente inghiottito dai fumogeni del tifo locale. Durante i tempi supplementari, il nostro centrocampista Tonali ha lanciato in profondità Palestra, il quale è stato travolto dal difensore centrale bosniaco, Muharemovic. Secondo i cronisti, l'intervento era da espulsione, ma il direttore di gara, Turpin, non è stato dello stesso avviso. La sfida si è perciò decisa dal dischetto, dove gli errori di Pio Esposito e Cristante sono risultati fatali. Mentre la Bosnia, realizzando i suoi rigori decisivi, si è qualificata al mondiale al posto nostro. Quella in Bosnia-Erzegovina era una partita cruciale per l'Italia: se vinta, sarebbe stata la redenzione per una rappresentativa che non partecipa alla Coppa del mondo da più di un decennio. Una sconfitta frutto della nostra presunzione e di un contestabile giudizio dell'arbitro Turpin sull'intervento ai danni di Palestra, nel quale sembravano sussistere tutti i parametri della Dogso (Denying an obvius goal-scoring opportunity, ndr). Nonostante il "cuore enorme" che il nostro commissario tecnico, Rino Gattuso, ha cercato di comunicare alla squadra, il risultato ha sancito un’eliminazione paragonabile a “un’agonia destinata a proseguire". Questa è una sconfitta che fa male, perché rispecchia fedelmente una profonda regressione da parte del nostro Paese. Speriamo che dopo questa ennesima ‘batosta’, possa nascere una nazionale più vivace e talentuosa di quella che abbiamo visto negli ultimi dodici anni.