Gabriele Tortora

Nel panorama delle terapie non farmacologiche volte al contenimento dei sintomi comportamentali e psicologici della demenza (Bpsd) e al supporto nei contesti pediatrici, la robotica sociale assistenziale ha assunto, negli ultimi decenni, un ruolo di crescente interesse scientifico. Tra i dispositivi più studiati e validati clinicamente si colloca 'Paro': il robot con le sembianze di un cucciolo di foca, progettato da Takanori Shibata a partire dal 1993. Concepito come strumento di assistenza mentale e di mediazione relazionale, questo dispositivo offre un supporto complementare nella gestione di ansia, stress e isolamento sociale, simulando gli stimoli della 'pet therapy' tradizionale in contesti in cui l'impiego di animali reali non è logisticamente praticabile. Progettato da un designer giapponese, Takanori Shibata, il piccolo 'Paro' è nato come un "robot di assistenza mentale", diventando nel tempo uno strumento consolidato e all'avanguardia per la 'pet therapy' tecnologica. L'obiettivo principale del robot è ridurre lo stress, alleviare la depressione e gestire l'ansia, specialmente nei pazienti affetti da demenza, migliorando al contempo le capacità cognitive e l'espressività emotiva degli anziani. In questo modo, Paro simula i benefici terapeutici di un animale vero, senza comportare complicazioni logistiche, come la necessità di nutrimento o il rischio di infezioni. Oggi, Paro viene utilizzato principalmente in ospedali e strutture assistenziali, dimostrando una straordinaria versatilità terapeutica. All'interno delle case di cura, questo 'robottino' funge da straordinario 'pretesto' per la conversazione, incoraggiando i residenti a interagire e a socializzare tra loro mentre lo osservano o ne parlano. Oltre ai contesti clinici e sanitari, l'impiego di Paro si è esteso con successo anche all'ambito privato. Specialmente in Giappone, il robot viene adottato tra le mura domestiche da individui o coppie come un vero e proprio sostituto degli animali da compagnia, offrendo supporto emotivo e conforto nella vita di tutti i giorni. Un aspetto rilevante della foca robotica è che l'interesse verso quest’ultima non diminuisce rapidamente: poiché l'interazione è percepita come una forma di socialità pura e semplice (simile a quella con un amico piuttosto che con uno strumento), gli effetti terapeutici positivi tendono a persistere, anche dopo diversi mesi di utilizzo. Il fatto che sia un cucciolo di foca aiuta in questo processo: non avendo mai avuto una foca come animale domestico, gli utenti non hanno aspettative pregresse sul suo comportamento e accettano più facilmente le sue reazioni come 'naturali'. Insomma, Paro è dotato di una complessa rete di componenti che gli consentono di percepire l'ambiente circostante. Il robot terapeutico dispone, infatti, di doppi processori a 32 bit che gestiscono il software e le risposte agli stimoli. La sua superficie è coperta da dodici sensori tattili, posizionati sotto la pelliccia. Questi sensori sottocutanei sono in grado di distinguere l'intensità del 'tocco', rilevando se il robot viene accarezzato con dolcezza o maneggiato in modo brusco. La 'foca' è equipaggiata con tre microfoni che gli permettono di percepire i suoni e identificare la direzione da cui provengono. Sebbene Paro non sia in grado di spostarsi autonomamente, possiede un sistema di motori e 'attuatori' estremamente silenziosi per i movimenti del corpo. Il robot può muovere le pinne, la coda, il corpo e sollevare la testa ed è progettato per cercare il contatto visivo. Le sue palpebre si muovono indipendentemente l'una dall'altra, per creare espressioni più varie, permettendogli di sbattere gli occhi in modo realistico. Il suo software gli consente di riconoscere i volti e di imparare nuovi nomi (incluso il proprio). Inoltre, Paro impara a ripetere le azioni che generano una reazione favorevole nell'utente. Quando viene chiamato, egli gira la testa verso la fonte del suono per cercare il contatto visivo; se sente rumori forti, esegue lo stesso movimento, creando un senso di partecipazione e attenzione condivisa nell’utente. Il piccolo 'automa' segue un ritmo circadiano: è attivo durante il giorno e 'dorme' di notte. Per 'nutrirsi', viene ricaricato tramite un connettore a forma di ciuccio. Sebbene le sue azioni di base siano limitate, le combinazioni in risposta al tocco sono pressoché infinite, creando l'illusione che il robot abbia 'umori', 'preferenze' o una vera e propria personalità. Un ulteriore aspetto peculiare del comportamento di Paro è la sua natura esclusivamente sociale. Paro non interagisce con oggetti inanimati e non mostra interesse per se stesso, ma esiste solo in funzione della relazione con le persone che entrano in contatto con lui. In conclusione, l'efficacia di Paro come ausilio terapeutico risiede nella sinergia tra la sua complessa architettura sensoriale e la neutralità morfologica del cucciolo di foca. Evitando il declino dell'interesse nel lungo periodo — tipico di molti dispositivi tecnologici — il robot si consolida come uno strumento di stimolazione cognitiva e di relazionale stabile. La persistenza dei suoi effetti benefici nel trattamento di ansia, stress e apatia conferma il valore della robotica sociale quale componente integrativa e non farmacologica all'interno dei protocolli di cura per i pazienti fragili.


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