Ludovica Zurzolo

Serena Maffia è una regista, autrice e artista poliedrica, che ha fatto della versatilità il suo tratto distintivo. Dalla regia teatrale alla scrittura, dalla pittura alla fotografia, ha sempre saputo sorprendere il pubblico con lavori originali e innovativi. Il suo ultimo progetto, 'Il racconto della canzone italiana – A tempo di Refolo', unisce musica, teatro e improvvisazione, portando in scena quasi due secoli di canzone italiana. Con ‘A tempo di refolo', Serena Maffia conferma una visione del teatro viva e contemporanea, dove musica, racconto e improvvisazione si fondono in un’esperienza che cambia ogni sera. L’abbiamo incontrata per farci raccontare la genesi di questo divertente spettacolo e la sua visione di arte.

Serena Maffia, com’è nato 'Il racconto della canzone italiana – A tempo di Refolo'? Da dove è scaturita l’idea di questo viaggio musicale e teatrale?
“L’idea nasce dalla collaborazione con il protagonista, Stefano Refolo, musicista appassionato di curiosità legate alla genesi delle canzoni italiane. Insieme abbiamo voluto raccontarli con la musica e il teatro in modo comico, ironico e coinvolgente. Amo creare spettacoli ‘ad hoc’, cuciti su misura per gli artisti con cui lavoro. Ho scritto per Refolo un racconto fatto di aneddoti e curiosità, partendo da ‘Te voglio bene assai’ del 1835, fino ai grandi cantautori contemporanei”.

Com’è stato portare questo spettacolo al Teatro Tor Bella Monaca? Era la prima volta che collaborava con questo teatro?
”Non era la mia prima volta al Teatro Tor Bella Monaca, ma è sempre bellissimo tornare e ritrovare il calore del pubblico. In passato, avevo già portato ‘Sara Libera’, sul tema della giustizia e ‘Diversamente’, sul tema della diversità. Mi piace il teatro che fa riflettere attraverso il sorriso. Anzi credo che la risata sia catartica. In fondo, il teatro nasce per il popolo. E il popolo siamo tutti noi”.

Parliamo di questo suo ultimo spettacolo: la cornice narrativa è molto originale, ce la racconta?
”Siamo nel salotto di Stefano Refolo, musicista e condomino molesto che suona a tutte le ore. È pomeriggio e la portiera sta facendo le pulizie a casa sua, quando arriva un fattorino a recapitargli Alexa, un robot perfetto e obbediente e anche moro carina. Lui ne resta affascinato scatenando la reazione della portiera dello stabile  femminista emancipata. Lei, non accetta il ritorno a una versione di donna sottomessa e inizia un battibecco con il protagonista e la robot. In questo caos si inseriscono i vicini musicisti, creando un gruppo che dà vita ai brani finché la portinaia, stanca della situazione, prende una decisione drastica e risolutiva”.

Entriamo nel vivo dello spettacolo: qual è la sua principale caratteristica e perché siete stati definiti "una strana compagnia"?
“Ci hanno definiti così, perché non lavoro solo con attori, ma anche con musicisti e cantanti. Gli attori seguono la storia, i musicisti invece improvvisano: conoscono il ‘canovaccio’, ma non imparano quasi nulla a memoria. Ne nasce un ibrido, il ‘teatro-concerto’, che cambia ogni sera. ‘A tempo di Refolo’ perché richiama il protagonista Stefano Refolo e il ‘refolo di vento’. Come autrice preparo diversi piani per guidare gli attori attraverso l’improvvisazione dei musicisti. È una sfida continua, ma è questo a rendere lo spettacolo così vivo e coinvolgente”.

Regista, pittrice, fotografa e scrittrice: come convivono queste anime nel suo lavoro?
“Fin da piccola mi chiedevano tutti di scegliere, ma ogni arte si esprime attraverso un linguaggio diverso. Dagli studi in Accademia all’ Università, alle varie esperienze lavorative, tutto porta a esprimermi attraverso più arti. Essere poliedrica è una necessità: l’arte è un’esigenza espressiva e io scelgo il linguaggio più adatto a ciò che sento in quel momento. È proprio questa libertà di non pormi limiti a rendermi l’artista versatile che sono oggi”.

Qual è il tratto distintivo che accomuna i suoi diversi linguaggi espressivi?
“Nelle mie opere c'è sempre una parte di me, fatta di ironia e una certa radicalità espressiva. Quando scrivo, vado alla radice delle questioni in modo ‘nudo e crudo’, per poi passare repentinamente alla battuta brillante. Anche i miei tratti pittorici possono essere considerati duri, ma scatenano sempre un corto circuito che porta alla risata. “La risata del boia”, come l’ha definita una psicologa, descrive perfettamente la mia arte: quel modo di ridere delle tragedie che rende il messaggio duplice e ipnotico. Oggi, cerco di trasmettere proprio questo: un’esperienza che, in equilibrio tra dramma e comicità, riesca a incantare chi guarda”.

Quali sono i prossimi progetti?
“Dopo ‘A Tempo di Refolo’ sto lavorando a due commedie molto diverse, ma accomunate dalla voglia di divertire e far riflettere: ‘Sex Box-e’ è un omaggio alla canzone erotica, mentre ‘Mammoni si nasce’ è uno spettacolo musicale dedicato alla figura della mamma nella musica italiana”.


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