Elisabetta Lattanzi

La festa della donna ha origini alla fine del XIX secolo, quando i movimenti femministi di tutto il mondo hanno a lungo protestato e manifestato per ottenere il diritto di voto e l’eguaglianza dei diritti tra uomini e donne. Per questo motivo vennero soprannominate “suffragette”, poiché l’obiettivo politico delle loro campagne era, appunto il suffragio universale anche per le donne. Fu scelta, come fiore simbolico della ricorrenza, la mimosa, in quanto emblema di solidarietà e sensibilità femminile. Dal secolo scorso a oggi, le donne hanno condotto numerose battaglie, come quelle per il diritto di voto, il divorzio, l’aborto, l’eguaglianza non solo giuridico-formale, ma anche economica. Ogni giorno le donne lottano: lottano per cercare un lavoro dignitoso in cui non debbano scendere a compromessi; lottano contro il tempo, che non è mai abbastanza; si dividono tra famiglia e impegni vari; combattono contro le prepotenze e le volgarità che vengono loro rivolte se indossano abiti attillati; tollerano chi le insulta in mezzo al traffico, secondo lo stereotipo che le vorrebbe incapaci alla guida di un’autovettura; sperano di poter uscire da casa senza essere aggredite; cercano di farsi valere come atlete in tutti gli sport, perché il corpo femminile ha la  sua agilità, oltre alla bellezza estetica; cercano di esser degne di quegli impieghi ritenuti “da uomo”; si battono, insomma, per essere se stesse. Molti poeti hanno cercato di descrivere la complessità femminile. In particolare, la poetessa Alda Merini, secondo la quale le donne sono esseri completi di per sé, capaci di farsi carico del miracolo della vita. La poetessa milanese, proprio in occasione della festa della donna, l’8 marzo 1988 compose: 'A tutte le donne'. Una poesia in cui 'nell'attacco’ recita: “A tutte le donne, fragile, opulenta donna matrice del Paradiso, sei un granello di colpa anche agli occhi di Dio, malgrado le tue sante guerre per l’emancipazione”. Alda Merini descrive il corpo della donna come fragile, perché subisce violenze e pregiudizi, ma anche opulento, perché è nel suo grembo che si genera la vita. Fa riferimento alle Sacre Scritture che condannano Eva sin dall'inizio dei tempi, come peccatrice che tentò Adamo e, di quella colpa, la donna non si è mai liberata e ha dovuto faticare per ottenere la propria emancipazione. Ecco perché le loro battaglie sono “sante guerre”, combattute come crociate per legittimarsi davanti a Dio e innanzi al mondo intero. Nonostante le proprie sofferenze, Alda Merini incitava tuttavia le donne a sorridere: “Sorridi donna, sorridi sempre alla vita, anche se lei non ti sorride”; “il tuo sorriso sarà luce per il tuo cammino, faro per  naviganti sperduti”; “il tuo sorriso sarà un raggio di sole per tutti”. La poetessa dei Navigli incitava a sorridere anche nelle difficoltà, perché un sorriso può innescare un circolo di azioni positive e una luce a chi è nel buio. Perché un sorriso può salvarci dalle tempeste della vita. Un messaggio incisivo che ha voluto donare a tutte le donne per incoraggiarle, per aiutarle a far fronte alle avversità con gentilezza. Perché sorridendo, possono accadere cose belle. Quelle che meritano tutte le donne.


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