
Domenico, un bambino di due anni e mezzo affetto da cardiomiopatia dilatativa in attesa di un cuore nuovo, è diventato un angelo, volando lassù nell’immenso cielo azzurro. Questo è diventato un caso molto discusso, perché ha rasentato l'inverosimile. Il piccolo aveva urgente bisogno di un trapianto di cuore. Nel dicembre 2025, alla famiglia era stato reso noto che era stato trovato un cuore compatibile per il loro figlioletto. Il piccolo Domenico era un bambino gioioso, che avrebbe avuto tutto il diritto di trascorrere una vita serena e tranquilla tra le braccia di mamma Patrizia, con il suo papà e i due fratellini. Purtroppo, quella che sarebbe dovuta essere una gioia per il piccolino, si è trasformata in una tragedia immane. Per irresponsabilità, incompetenza, mancanza di preparazione, scarsa comunicazione fra medici e operatori sanitari? Sono in corso i dovuti accertamenti da parte della procura di Napoli. Quel che è certo, è che l’accaduto ha gettato nello sconforto non solo i genitori, i parenti e gli amici, ma tutti coloro che hanno sempre seguito questo caso incredibile che ha lasciato tutti basiti. Tutto è andato come non doveva andare. Mamma Patrizia è rimasta accanto al proprio piccolino sino all' ultimo istante di vita. Ogni giorno, lei percorreva la stessa strada dalla propria abitazione fino all’ospedale 'Vincenzo Monaldi', per fargli sentire la sua presenza. E' stata sempre fiduciosa sul fatto che il proprio figliolo c'è l'avrebbe fatta, forse perché non era stata edotta su quanto era accaduto realmente. La mamma diceva che il suo piccolo era "forte". Ma in seguito, sono venuti 'a galla' tutti gli errori commessi e le vere cause del decesso del bambino: il trapianto effettuato all’ospedale Monaldi di Napoli si sarebbe concluso con il trapianto di un cuore danneggiato. Si è anche parlato di un’ipotesi alternativa all'impianto effettuato. Ma il bambino, dopo essere stato sottoposto a scrupolose indagini da parte di un 'pool' di specialisti di cardiologia pediatrica provenienti da varie parti d'Italia, è stato ritenuto "non idoneo per un secondo trapianto di cuore". Le condizioni fisiche in cui Domenico si veniva a trovare in quel momento drammatico, erano tutt'altro che rassicuranti. Dunque, la mattina del 21 febbraio 2026, il piccolo Domenico è deceduto. L'organo proveniva da Bolzano ed era stato espiantato da un altro bambino, ma è arrivato all'ospedale di Napoli danneggiato, per errori procedurali tutt'ora in via di verifica. Sono attualmente 7 le persone indagate nella vicenda. Il Gip di Napoli ha nominato tre professori universitari non campani per eseguire l'autopsia nel corpicino di Domenico. Si procederà anche nei giorni successivi con l'incidente probatorio e lo scorso 3 marzo si è svolta all'autopsia, per poter poi procedere al funerale del piccolo. Dalle indagini effettuate, sarebbe emerso che, nell'ospedale di Napoli, sarebbero stati presenti tre ‘Paragonix’: contenitori di ultima generazione per la conservazione ottimale degli organi espiantati. Questi non solo non sono stati utilizzati perché il personale non era formato, ma pare che l'equipe non fosse neanche a conoscenza della loro esistenza. Il 23 dicembre, alle ore 10.00 del mattino, l'equipe medica del Monaldi di Napoli sarebbe partita senza dotazione del box omologato per il trasporto dell'organo, che avrebbe assicurato il mantenimento del cuore alla giusta temperatura. Sempre nello stesso giorno, a Bolzano, avrebbero espiantato il cuore dal donatore. I sanitari altoatesini avrebbero riempito il contenitore con ghiaccio secco invece che con quello naturale. Il cuore, quindi, sarebbe arrivato all'ospedale di Napoli già deteriorato, praticamente bruciato. L'organo, trasportato senza le dovute cauzioni e non conservato alla temperatura ottimale di 4 gradi, come previsto dalla normativa vigente, sarebbe stato mantenuto a temperature più basse di 7/8 gradi circa. Quindi, alle ore 14.30, quando al Monaldi è iniziato l'espianto del cuore malato, il primario avrebbe iniziato l'operazione prima di verificare se l'organo donato fosse sano. Il cuore era congelato, quindi bruciato. Sarebbe stata usata prima dell’acqua fredda, poi tiepida, infine calda per cercare di poterlo utilizzare. Ma tutto è stato fatto invano: l'organo destinato a Domenico era inutilizzabile. Il cuore donato per il secondo trapianto, non potendo essere utilizzato, perché il bambino non aveva più le condizioni fisiche per affrontare un secondo intervento, è stato assegnato a un altro piccolo paziente in attesa. Si ipotizza, dunque, che il personale sanitario non fosse formato sull'uso del contenitore di ultima generazione e che l’utilizzo del ghiaccio secco avrebbe causato il congelamento del cuore. Una serie di errori procedurali che hanno compromesso per sempre la vita del piccolo Domenico. E così, il 21 febbraio 2026, alle ore 9.29, il piccolo Domenico ci ha lasciati. La famiglia ha annunciato la volontà di creare una Fondazione intitolata a Domenico Caliendo. Un'iniziativa voluta fortemente dalla mamma, Patrizia Mercolino, ha l’obiettivo di trasformare il dolore in uno 'scudo' contro la malasanità. Domenico avrebbe dovuto vivere come tanti altri piccoli della sua età, ma purtroppo l'incompetenza, la leggerezza nell'agire di alcuni medici, non lo ha permesso. Ciò è inammissibile, quando si tratta della vita di ciascun essere umano. Per di più, se si tratta di un bambino a cui è stata negata la vita. E il dolore si è unito alla rabbia, per quanto accaduto.