
Dopo i proclami, i fatti: Donald Trump sta mostrando il 'pugno di ferro' verso l’immigrazione clandestina attraverso l’attuazione di una politica a 'tolleranza zero' non solo verso gli irregolari, ma anche verso i cittadini che risultano essere presenti sul territorio statunitense da più generazioni. La dura repressione è stata affidata all’Ice (Immigration and Customs Enforcement, ndr): un’unità federale deputata al monitoraggio delle frontiere e dei flussi immigratori. Le azioni dell’agenzia, seconda per dimensione e budget solo all’Fbi, hanno generato indignazione e aspre critiche, poiché i loro interventi risultano spesso caratterizzati da violenza ingiustificata, sfociata, talvolta, in omicidi. Come nel caso di Renee Nicole Good, attivista 37enne uccisa da un agente dell’Ice lo scorso 7 gennaio a Minneapolis. La donna era stata fermata per un controllo, per poi ripartire poco dopo senza autorizzazione, scatenando la reazione degli agenti, uno dei quali ha esploso tre colpi di pistola che non hanno lasciato scampo alla ragazza. La scena, immortalata dai cellulari dei numerosi presenti, ha suscitato una viva reazione della comunità locale, caratterizzata da manifestazioni in tutta la città, al centro da tempo di una vera e propria operazione anti-immigrazione disposta a più riprese. Nonostante le proteste, l’Ice prosegue quotidianamente le sue 'retate' in varie aree nello Stato del Minnesota, irrompendo nelle abitazioni private e prelevando sospetti clandestini. La brutalità del corpo armato e la spropositata organizzazione militare alimenta il dibattito intorno al modus operandi degli agenti, che agiscono con il volto coperto (ufficialmente per evitare che possano essere vittime di ritorsioni) ed equipaggiati con armi pesanti per trarre in custodia cittadini di origine straniera colpevoli di reati minori, come eccessi di velocità o multe non pagate. L’agenzia è stata fondata nel 2003 e deriva dalla fusione tra le unità investigative del servizio doganale e di quello per l’immigrazione. Le loro azioni sono protette e sottoscritte da circa 400 Statuti federali, applicati rigidamente dal nuovo direttore, Todd M. Lyons, nominato nel 2025. Una nomina che ha determinato un cambio di rotta nell’organizzazione di questo corpo speciale, che ora opera in modo frequente e male addestrato attraverso 'retate' in luoghi pubblici e privati, alla lue del sole. Il risultato è un diffuso clima di tensione e paura per possibili arresti e successive deportazioni. I numeri sui risultati dell’Ice, inoltre, non hanno un riscontro ufficiale e l’unico riferimento sono i dati diffusi dall’amministrazione Trump, che parla di oltre mezzo milione di immigrati illegali deportati, nel 2025, nei propri Paesi d’origine e di circa 2 milioni di individui che hanno abbandonato gli Stati Uniti volontariamente, nello stesso anno. Tuttavia, il rischio di una minaccia incontrollata e autorizzata sta determinando la creazione di organizzazioni autonome armate in risposta agli agenti dell’Ice: soprattutto nell’area di Philadelphia sono apparsi gruppi etnici ispirati al movimento afroamericano della 'Pantere nere', noto negli anni ’60 del secolo scorso come alternativa di resistenza e legittimazione razziale in contesti di tensione sociale. Il clima generato dall’inasprimento delle 'retate' dell’Ice è ormai incandescente e i cittadini maturano un crescente sentimento di ostilità verso Trump e la sua amministrazione, in costante calo nei sondaggi di gradimento. Le elezioni di ‘Midterm’ si avvicinano e Trump teme un risultato sfavorevole: saranno le armi dell’Ice ad allontanare lo spauracchio dell’impeachment?