Giulia Massarelli

E' morto a Roma Pippo Di Marca, attore, regista e drammaturgo tra i protagonisti della neoavanguardia italiana. Aveva 86 anni. Il 21 luglio scorso è precipitato dalla terrazza della sua abitazione a Trastevere. Nell’appartamento è stato trovato un biglietto nel quale spiegava di essere malato e di non riuscire più a vivere in quelle condizioni. Nato a Catania il 12 ottobre 1939, il generoso Di Marca aveva costruito il proprio percorso lontano dai circuiti più prevedibili. Il debutto risale al 1969 presso il Teatro La Fede di Roma con Giancarlo Nanni. In scena, 'L’imperatore della Cina' e 'A come Alice'. Due anni dopo, firmò la prima regia con 'Evento-Collage n. 1'. Da quel momento, la sua ricerca si sviluppò nel confronto con le avanguardie storiche e con artisti come Julian Beck, Carmelo Bene e Leo de Berardinis. La sua storia coincide con quella delle cantine romane: Beat 72, Abaco, Alberico, Spaziouno, Spaziozero e Politecnico furono laboratori prima ancora che sale teatrali. Luoghi piccoli, spesso ricavati in ambienti non destinati allo spettacolo. Qui si affermò una scena indipendente che contestava il primato dei teatri istituzionali, modificava il rapporto con il pubblico e portava la produzione culturale fuori dai percorsi centrali. Il "decentramento" non fu soltanto geografico: spostare il teatro verso le periferie significava cambiare il sistema nel quale nasceva un’opera: meno apparati, maggiore prossimità, possibilità di sperimentare senza rispondere alle regole della programmazione tradizionale. Per Di Marca, la cantina, il loft, l’appartamento, la strada e lo spazio aperto potevano diventare dispositivi scenici. Il teatro 'off' non rappresentava una categoria minore, ma un metodo di lavoro. Nel 1971 fondò il 'Meta-Teatro', compagnia e spazio di ricerca che, nel tempo, ebbe cinque sedi a Roma. Il nome indicava una pratica precisa: la scena rifletteva su se stessa, mostrava i propri meccanismi e metteva in discussione la separazione tra testo, corpo, immagine e azione. La parola poteva arretrare fin quasi a scomparire. Al suo posto, intervenivano il gesto, il suono, le arti visive e materiali della performance. Lautréamont, Duchamp, Genet, Joyce, Beckett, Shakespeare e Bolaño furono alcuni dei riferimenti attraversati senza trasformarli in repertorio. Di Marca ha lavorato per oltre cinquant’anni sulla 'scrittura scenica', intesa come composizione autonoma e non come semplice traduzione di un testo. Nel suo teatro, la regia non ordinava elementi già dati: li produceva. Lo spettacolo diventava un campo di relazione tra linguaggi, memoria e presente. Negli anni Duemila proseguì l’attività di autore, interprete e organizzatore. Nel 2016, il 'Meta-Teatro' si unì al 'Florian Espace' di Pescara, dando vita al 'Florian Metateatro'. Al cinema interpretò Giulio Andreotti ne 'Il traditore' di Marco Bellocchio. Per la scena indipendente romana viene meno anche un testimone diretto della stagione che trasformò locali marginali in centri di produzione e confronto. La sua scomparsa chiude una traiettoria centrale del teatro di ricerca italiano. Resta un modello fondato sull’autonomia degli spazi, sulla contaminazione dei linguaggi e sulla cultura come presenza nei territori. Una lezione che riguarda ancora il teatro ‘off’ e il rapporto tra centro e periferia.
 


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