Daniela Zappavigna

Si è aperto il ciclo autunnale della rassegna 'Battiti 2026: il respiro della responsabilità': il progetto-laboratorio del Comune di Empoli (Fi) dedicato alla promozione della cultura della legalità e per la sensibilizzazione e la consapevolezza delle nostre città verso tutte le già note ed emergenti forme di criminalità organizzata e le sue manifestazioni. Guidato e diretto dal giornalista e scrittore Giacomo di Girolamo (Premio Borsellino e Premio Ambrosoli, ndr), i lavori di questa serie di convegni hanno aperto la sessione autunnale lo scorso 11 settembre presso il Cenacolo degli Agostiniani. Ospite d’eccezione: Franco Gabrielli, già Capo della Polizia, Capo della Protezione Civile, Prefetto di Roma e sottosegretario di Stato. Questa bella rassegna, che già vide un calendario fitto di riflessioni mirate e la presenza di grandi nomi dell’impegno civile, percorsi didattici per le scuole di ogni ordine e grado, nonché laboratori speciali di giornalismo d’inchiesta, si pone un ambizioso obiettivo: stimolare, soprattutto nelle giovani generazioni, la curiosità e il senso critico necessari per leggere il presente e, di conseguenza, acquisire capacità sempre più consapevoli nella difesa della bellezza del territorio da infiltrazioni criminali, dal degrado e dalle dipendenze. Un contesto ideale, quindi, di ampio stimolo e respiro, per la presentazione del libro, scritto a quattro mani con Carlo Bonini, vicedirettore de 'La Repubblica', edito da Feltrinelli: 'Contro la paura: manifesto per una sicurezza democratica'. In apertura dell’incontro, il sindaco di Empoli, Alessio Mantellassi, ha ricordato “l’importanza di creare appuntamenti come questi con la cittadinanza per colmare un approfondimento su temi che i tempi televisivi ed altre occasioni dal taglio di superficie non hanno modo di ricoprire”, sottolineando altresì il titolo dell’opera, 'Contro la paura’, “da superare attraverso la comprensione di chi, in prima linea, agisce per la sicurezza delle città: i Comuni, le Prefetture, le Forze dell’ordine con le rispettive competenze, le norme e i numeri di riferimento. I sindaci”, ha sottolineato Mantellassi, “spesso sono sovraccaricati della competenza in materia e, di questa responsabilità, debbono farsi carico come dei portavoce di interlocuzione con le istituzioni, attraverso il sistema articolato in cui sono inseriti, cosicché essere ‘Contro la paura’ assuma un significato più profondo di andare ‘oltre la paura’, ovvero affrontando davvero le radici di un problema, perché è ciò che porta verso la risoluzione”. Il sindaco di Empoli ha poi concluso ringraziando Franco Gabrielli “per l’importante contributo che il suo libro dà al dibattito sulla sicurezza nel nostro Paese’. Il 'cuore' della serata è risultata una clip sull’11 settembre 2001 e il feroce attacco terroristico che scosse il mondo 25 anni fa: una data non casuale per farla coincidere con un dibattito approfondito sul tema della paura e della sicurezza democratica. “Da lì, allargando lo sguardo”, ha dichiarato Franco Gabrielli, “si apre una finestra contro una serie di minacce che trovano un riferimento in un ‘individuato nemico’ su cui vogliamo circoscrivere e indirizzare un determinato pericolo da cui difendersi”. A partire dal nostro continente e poi nel nostro Paese, Gabrielli ha poi effettuato una carrellata storica di eventi che l’hanno attraversato. A partire “dalla stagione in cui le persone venivano sequestrate per poi chiedere dei riscatti: da Vallanzasca e Turatello alla Milano degli anni ’80 del secolo scorso, fino alle sue evoluzioni più recenti, con la dimensione social e il meccanismo perverso delle chat”. Il tema della paura riguarda e coinvolge, ovviamente, tutto ciò che interagisce coi flussi migratori nel nostro Paese. Un fenomeno che il potere esecutivo, di ogni 'colore' e pensiero ideologico, ha mai saputo, finora, governare e gestire. “Si parla di fallimento del processo di integrazione nel nostro Paese”, ha sottolineato Gabrielli, “quando non è possibile con totale senno e raziocinio affermare che questa sia mai avvenuta e, men che meno, si sia mai avviata. L’integrazione non c’entra nulla con l’accoglienza: se noi non accompagneremo questi ‘arrivi’ coordinando tutte le forze sin dalla prima forma di integrazione ed evolvendo rispetto al cambiamento che ciò comporta nella nostra realtà sociale, con un desiderio genuino di interagire e comunicare senza perdere nulla della nostra identità originaria, questo processo integrativo non potrà mai avviarsi, né compiersi nel profondo del cuore della nostra nuova identità comunitaria. Quindi”, ha aggiunto, “sprofondare nelle radici del problema significa mettere in fila le cose nella maniera più utilitaristica, meno ideale, significa smettere di delegare ad altri le parole “sicurezza, ordine, confini”. Le parole non sono neutre. E non si possono “declinare attraverso una delega al pensiero ideologico di una fazione o dell’altra, sia esso 'repressiva' o di 'esaltazione', senza invece cercare l’approfondimento verso un punto d’equilibrio, che può esserci e c’è sempre. E’ quello”, ha concluso Franco Gabrielli, “il punto di rottura dove trovano luogo nuove strade e nuovi inizi. I quali, possono davvero fare la differenza”. Presenza gradita tra il pubblico di prima fila, Venanzio Postiglione, vicedirettore del 'Corriere della Sera' e autore del libro 'Le dieci parole tradite', edito da Solferino. Parole che ben si legano al tema della sicurezza: “La società dell’ansia”, ha riassunto Giacomo di Girolamo, direttore della rassegna 'Battiti', “tradisce la società del dialogo nell’epoca dove non trovano spazio la moderazione e i suoi portavoce”. A conclusione della serata, Giacomo di Girolamo ha poi ceduto la parola all’assessora alla Legalità e alla Sicurezza, Valentina Torrini, con cui condivide l'ideazione e l'organizzazione del 'progetto Battiti’, la quale, a nome dell’amministrazione comunale, ha consegnato la 'Pergamena dei 10 punti' stillati il 7 febbraio 1975, proprio a Empoli, nell’occasione che riunì più di mille poliziotti giunti da tutta Italia insieme ai rappresentanti sindacali per la memoria dei servitori dello Stato Leonardo Falco e Giovanni Ceravolo, caduti il 24 gennaio nella città medesima – due sole settimane prima – per mano del neofascista Mario Tuti. Si trattava dei dieci punti che formalizzarono la storica richiesta di smilitarizzazione e di riforma democratica della Polizia. Presenti anche i parenti e i familiari di Falco e Ceravolo, fortemente voluti dall’assessore Torrini come simbolo, nel ricordo caloroso che la città e le istituzioni puntualmente rivolgono loro attraverso un abbraccio sentito. Nei ringraziamenti finali, l’assessore Torrini ha voluto concludere la giornata di lavori dando risalto alle “parole più volte citate durante la serata, parafrasando il libro: felicità, sicurezza, ma soprattutto fiducia. Yutte le volte in cui si ritrovano alleate. l’una non può esistere senza l’altra”, ha sottolineato la Torrini, “una relazione che si costruisce insieme, tra i cittadini e mai contro qualcuno, permeata dall’unione di molte forze, a vari livelli, inclusi l’ascolto, la qualità dei servizi e la cura degli spazi nei territori”. In tutte le sue estensioni.
 


Lascia il tuo commento

Nessun commento presente in archivio