Ludovica Zurzolo

La medicina estetica cambia paradigma e prende definitivamente le distanze dall’epoca dei volti artificiali e delle trasformazioni estreme. E’ la tesi emersa durante il recente 42esimo congresso della Società Italiana di medicina estetica (Sime), che ha riunito a Roma specialisti, ricercatori e professionisti del settore per discutere il futuro dell’estetica medica. La nuova tendenza globale ha un nome preciso: “Less is more”. Ovvero, meno volumi esasperati, meno ‘Instagram Face’, più naturalezza e personalizzazione. Il modello estetico contemporaneo, infatti, punta su risultati più discreti, armoniosi, quasi invisibili, ottenuti attraverso tecnologie avanzate, medicina rigenerativa e protocolli costruiti sulle caratteristiche biologiche del singolo paziente. “Quello che negli anni passati era solo una tendenza, oggi è diventato un vero cambio culturale”, sottolinea il professor Emanuele Bartoletti, presidente Sime. “La medicina estetica deve migliorare il volto senza snaturarlo. Il risultato non deve essere riconoscibile, ma semplicemente restituire freschezza e armonia”. Al centro della rivoluzione c’è la medicina rigenerativa. I tradizionali 'filler', utilizzati esclusivamente per aumentare i volumi, lasciano progressivamente spazio a trattamenti capaci di stimolare la pelle a rigenerarsi autonomamente. Tra le tecnologie più utilizzate ci sono polinucleotidi, Prp, acido polilattico ed esosomi: strumenti che favoriscono la produzione di collagene ed elastina, migliorando qualità, elasticità e luminosità cutanea. Sempre più richiesti anche i cosiddetti “tweakments”, ovvero micro-trattamenti minimamente invasivi che correggono piccoli difetti senza modificare la struttura del volto. Piccole dosi di tossina botulinica, skin booster e biostimolazione sostituiscono così gli interventi più aggressivi del passato. “L’obiettivo, oggi, è l’invisibilità del trattamento, non dei risultati”, spiega ancora Bartoletti. “I pazienti cercano interventi che mantengano mobilità ed espressività del viso, lavorando soprattutto sulla qualità della pelle e non sulla trasformazione dei lineamenti”. Accanto alla rigenerazione cresce anche il ruolo dell’intelligenza artificiale: scanner diagnostici e software avanzati vengono già utilizzati negli studi medici per analizzare danni solari, vascolarizzazione e densità del collagene, permettendo di elaborare trattamenti sempre più precisi e personalizzati. La medicina estetica diventa così sempre più 'integrata'. Si afferma infatti il cosiddetto “treatment stacking”, cioè la combinazione di diverse tecnologie nello stesso percorso terapeutico: radiofrequenza, ultrasuoni focalizzati, micro-needling e biostimolazione vengono associati per agire contemporaneamente su più livelli del tessuto cutaneo. Tra i fenomeni emergenti cresce, inoltre, l’estetica maschile. Sempre più uomini si avvicinano alla medicina estetica scegliendo trattamenti discreti e naturali, come il 'Brotox': una versione del 'botox' studiata per attenuare le rughe, mantenendo però intatta l’espressività del volto. Il congresso Sime ha affrontato anche un tema sempre più attuale: le conseguenze estetiche dei farmaci antiobesità basati sul Glp-1, diventati popolari negli ultimi anni. La rapida perdita di peso può, infatti, provocare perdita di volume del viso, lassità cutanea e rughe, creando una nuova categoria di pazienti che richiedono trattamenti rigenerativi e di ripristino dei tessuti. A influenzare il settore è anche il 'boom' globale della K-Beauty coreana, che promuove una filosofia basata su prevenzione, mantenimento e qualità della pelle invece che ricorrere a trasformazioni radicali. Secondo le stime internazionali, il mercato globale della medicina estetica crescerà del 9,8% annuo fino al 2034, trainato soprattutto dai giovani adulti e dalla crescente richiesta di procedure non invasive. Dal Congresso Sime 2026 è emersa, quindi, una medicina estetica più prudente, scientifica e tecnologica. Un settore che prova a superare gli eccessi del passato, per riportare al centro equilibrio, sicurezza e naturalezza.


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