Maria Chiara D'Apote

E’ visionabile sulla piattaforma Hbo Max, il film tv 'The normal heart', che affronta le vicende dolorose dei primi casi di Aids negli Stati Uniti agli inizi degli anni ‘80 del secolo scorso. Un cast notevole, con Julia Roberts, Mark Ruffalo e, tra gli altri, Jim Parson, oggi pluripremiato per il ruolo di Sheldon Cooper nella sit-com 'The big bang theory'. In breve, la trama è la seguente: nell’estate del 1981, si manifestarono i primi casi di diffusione del virus dell’Hiv, inizialmente categorizzato come il "cancro dei gay". Il giovane Ned Weeks (un sensazionale Mark Ruffalo, ndr), scrittore newyorkese e attivista per i diritti dei gay, assiste con angoscia ai primi casi di contagio e non esita ad allearsi con la coraggiosa dottoressa Emma Brookner (Julia Roberts), costretta su una sedia a rotelle per aver contratto la poliomielite da bambina. Emma soccorre i malati e anticipa la diagnosi, al fine di avvertire la comunità gay del pericolo che incombe. C’è da dire, innanzitutto, che ci son voluti trent’anni affinché 'The normal heart', acclamato dramma teatrale scritto da Larry Kramer, arrivasse finalmente sullo schermo. Infatti, il primo copione di 'The normal heart' era andato in scena per la prima volta a New York il 21 aprile 1985, proprio nel periodo in cui la piaga dell’Aids terrorizzava tutta l’America. Cinque mesi dopo il debutto della pièce di Kramer, il presidente Ronald Reagan avrebbe pronunciato per la prima volta in pubblico la parola “Aids”, riconoscendo, anche se con colpevole ritardo, il carattere di epidemia di uno dei fenomeni più nefasti della nostra epoca. Evidentemente, anche i repubblicani ogni tanto fanno qualcosa di buono.

Dalle orge sulla spiaggia alla decadenza: l’inizio della fine
L’incipit è un affresco tipico della promiscuità, come dice lo stesso Ned Weeks, che cerca di evitare le saune, i luoghi di prostituzione o le 'dark room'. La sessualità è esposta e anche il corpo maschile è divenuto oggetto di consumo. Dalle scene di erotismo sfrenato alle proteste di  chi si  rifiuta di astenersi dal sesso per non rischiare il contagio, alla malinconica e quasi grottesca scena del coro maschile che intona 'The man I love' di Ella Fitzgerald, molte persone cercano di nascondere, durante il ballo, i primi rash cutanei della terribile sindrome. In breve tempo, quella facilità di accesso a più corpi si azzera completamente e gli ammalati precipitano nell’abisso di un'agonia lenta e orrifica, spegnendosi giorno dopo giorno, autorecludendosi o allontanando persino le persone che ama.

Il J’accuse
Ned Weeks accusa in diretta televisiva il governo degli Stati Uniti di non fare nulla per arginare l’epidemia e litiga furiosamente con il fratello Ted, perché non si sente accettato come un suo pari. Tommy Boatwright, durante il funerale di uno dei suoi amici più cari, ricorda: “Perché non ci aiutano... Perché ci lasciano morire... Perché non gli piacciamo...". E conclude: "Meglio morti che gay"!

Dramma d’inchiesta o melò?
'The normal heart' tenta di spiegare come fu fatta luce sul fenomeno Aids. Rispetto al primo film 'hollywoodiano' sul tema, dal titolo ‘Longtime Companion’ (uscito in Italia come: ‘Che mi dici di Willy?’) di Norman René, del 1989, questo film per la televisione utilizza il ritmo narrativo degli eventi luttuosi, con i nomi che diventano cifre e i corpi che spariscono in sacchi di spazzatura: una cronistoria di decessi pur non rinunciando alle inevitabili 'nuances' melodrammatiche dovute alla natura tragica dei fatti. Ned Weeks, perno dell’associazione di assistenza e di volontariato conosciuta come 'Gay Men’s Health Crisis', fondata nel 1982, cerca di richiamare l’attenzione del sindaco e persino della Casa Bianca su una tragedia di fronte alla quale le istituzioni restarono, per troppo tempo, cieche e indolenti.

Altri protagonisti
Accanto alla figura di Ned, si stagliano altri personaggi: da Felix Turner (Matt Bomer), giornalista del New York Times e amorevole compagno del protagonista, a Bruce Neils (Taylor Kitsch), carismatico leader della Gmhc, spesso in disaccordo con Ned; dal giovane attivista Tommy Boatwright (Jim Parsons), al più maturo Mickey Marcus (l’eccellente Joe Mantello, già interprete del ruolo di Ned a Broadway, ndr), insieme a Ben Weeks (Alfred Molina), il fratello di Ned. La variegata soundtrack va da 'More than this' dei Roxy Music a 'Do you really want to hurt me' dei Culture Club; da 'I will survive' di Gloria Gaynor a 'You make me feel' di Sylvester.

Un film per la tv, ma con un suo perché
Dunque, dicevamo: un film per la tv. Lo si vede dalle inquadrature, dalle luci, dai dialoghi che richiamano lo stile della commedia da camera. Il movimento di macchina attorno ai personaggi - il 'tracking shot' o carrellata circolare - utilizzato durante gli incontri organizzativi dei soci della comunità, definisce il senso di unità e di appartenenza dei protagonisti.

Interpretazioni
Gli attori sono davvero bravi: un film commovente fino alla fine, soprattutto quando compare la scritta finale: “Dal 1988 a oggi, sono 36 milioni i morti a causa dell'Aids”. Voto: 8
 


Lascia il tuo commento

Nessun commento presente in archivio