Giulia Massarelli

Ci sono festival che si misurano attraverso i numeri e altri che si comprendono osservando ciò che accade intorno a un palco. Ephebia Festival 2026, tornato a Narni (Tr) il 4 e il 5 settembre scorsi, appartiene soprattutto alla seconda categoria. Due giornate a ingresso gratuito che hanno riportato insieme musica, associazionismo, famiglie, attività per bambini, artigianato e socialità, confermando quella vocazione di spazio aperto alla città che accompagna Ephebia fin dalle sue origini. Un’edizione che, quest’anno, aveva anche un significato particolare: l’intero Festival è stato dedicato a Marco Pernazza, storico socio dell’associazione e parte importante della sua storia, scomparso prematuramente lo scorso maggio. Già dalle 19.30 del primo giorno si percepiva qualcosa nell’aria: il pubblico cominciava a raccogliersi, attento e curioso, mentre il 'De Core Show' di Alessandro Pieravanti e Danilo da Fiumicino apriva la manifestazione, trasformando l’inizio della serata in un momento di ascolto e partecipazione. Un pubblico presente, disposto a fermarsi, ascoltare e lasciarsi coinvolgere. Un’atmosfera rilassata, ma attraversata da un'evidente voglia di cultura, musica e condivisione. Dopo l’apertura, affidata ad Amnesia, finalista del contest musicale di Lunatika Factory, l’arrivo di Giancane ha segnato uno dei momenti più riusciti della prima giornata. Il suo concerto è stato una vera rivelazione in due direzioni: per chi già ne conosceva e amava il percorso artistico e per chi, invece, lo ascoltava dal vivo per la prima volta. Ironia, energia, scrittura e capacità di stare sul palco hanno costruito rapidamente un rapporto diretto con il pubblico, trasformando il concerto in un vero incontro collettivo più che in una semplice esibizione. Era forse questo il segnale più evidente della serata, perché Ephebia era tornato a essere un luogo nel quale persone molto diverse potevano ritrovarsi attorno alla musica. La seconda giornata ha rivelato ancor più chiaramente la natura del progetto. Già dal pomeriggio, lo spazio offriva una cornice completamente diversa rispetto al tradizionale festival musicale. Con Ephebia Bimbi, le attività dedicate alle famiglie e l’area associativa, il Festival ha iniziato a vivere molto prima dell’accensione dei riflettori sul palco. Bambini e bambine hanno partecipato alle attività creative e motorie, mentre sono stati stesi i tatami della 'Palestra Popolare' per le dimostrazioni degli atleti. Intorno, famiglie, associazioni, area artigiani e food contribuivano a costruire quella dimensione di socialità che Ephebia rivendica come parte integrante della propria identità. Poi la musica ha cambiato tono. 'Musica per Marco' è stato uno dei passaggi emotivamente più forti dell’intera edizione. Il momento dedicato a Marco Pernazza non aveva il carattere formale della commemorazione: era piuttosto il ricordo di una persona che aveva condiviso concretamente la storia di questa rassegna, la musica, la radio e la comunità che ruota attorno a Ephebia. Pernazza era stato anche una voce storica di Radio Galileo e il Dj set in sua memoria ha restituito, senza retorica, la misura di quanto la sua presenza abbia significato per tante persone. La musica live è poi ripartita con Aram Shekikyan, pianista e compositore di origini armene arrivato da Milano e vincitore del contest Ephebia 2026. La sua esibizione è stata una delle sorprese della serata. Da solo davanti al pubblico, è riuscito progressivamente a conquistare attenzione e silenzio, dimostrando come anche all’interno di una giornata dominata dal rock ci sia spazio per una proposta completamente differente, purché capace di avere una voce propria. A seguire Han, con una performance costruita tra voce, chitarra e violoncello, ha accompagnato il pubblico verso il momento più atteso della serata. E’ proprio davanti ai Marlene Kuntz che la platea ha cambiato ancora una volta dimensione. Una grande massa di pubblico si è raccolta sotto il palco per celebrare insieme alla band i 30 anni de ‘Il vile’. C’erano gli appassionati della prima ora, quelli che hanno attraversato con i Marlene una parte importante della storia del rock alternativo italiano. Ma, accanto a loro, c’era anche moltissimo pubblico giovane. Ragazze e ragazzi che quelle canzoni non potevano averle vissute quando furono pubblicate e che pure le cantavano. E’ forse questa una delle immagini più belle lasciate dal Festival. Sul palco, i Marlene Kuntz hanno ritrovato il suono elettrico, rumoroso e fisico dei primi album, mostrando una band in gran forma. Quasi due ore di concerto, con incursioni anche fuori dal repertorio legato all’anniversario e brani diventati ormai parte della storia musicale italiana, come 'Nuotando nell’aria'. Non un esercizio nostalgico, dunque, ma un concerto vivo, attraversato dalla stessa tensione sonora che ha reso la band un riferimento per più generazioni. Quando l’ultima chitarra si è spenta, Ephebia non ha chiuso immediatamente i battenti. Il Dj set finale curato da Experience 2 ha trasformato l’ultima parte della notte in una festa, fino ai balli di gruppo: un modo quasi liberatorio per sciogliere la tensione accumulata in due giorni intensi non soltanto dal pubblico, ma anche da chi l'evento lo aveva costruito. Perché dietro Ephebia c’è una caratteristica che rischia di passare inosservata, guardando soltanto il palco: l’intera organizzazione è portata avanti da volontarie e volontari, che mettono gratuitamente a disposizione tempo, competenze ed energie. Insomma, Ephebia 2026 è stato un festival che ha dimostrato come cultura e partecipazione possano ancora costruire comunità. E quest’anno, quella comunità aveva un nome in più da portare con sé: Marco.
 


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