
Spiace che l’ex generale dell’Esercito italiano, Roberto Vannacci, definisca come “destra autentica” il proprio idealismo estremista e inattuale. Come nel noto episodio biblico, l’ambizione personale lo porta a costruire una sorta di Torre di Babele, la cui cima dovrebbe toccare il cielo al fine di omologare ogni ideale di identità nazionale: un concetto che non può essere banalizzato attraverso una serie di slogan puramente propagandistici e che, al contrario, si compone di una media ponderata tra diversi elementi e fattori. Quella di Roberto Vannacci è solamente una superbia ridicola e qualunquista, tesa a confondere i linguaggi, al fine di rendere le destre incapaci di comprendersi tra loro e ad abbandonare il 'cantiere' di una nuova forza conservatrice, efficacemente responsabile dei destini del Paese o della "Nazione", se si preferisce. Sebbene sia un mito antico, l’episodio della Torre di Babele si collega direttamente a quell’infantilismo politico che caratterizza tutti gli assolutismi e gli estremismi politici e che si può sintetizzare nelle seguenti peculiarità: a) delirio di onnipotenza: come i costruttori della Torre di Babele, le destre inseguono un progetto utopico e perfetto, ignorando i limiti della realtà; b) tracollo della comunicazione: la frammentazione dei linguaggi genera solamente un processo di polarizzazione in cui fazioni diverse usano parole identiche ma con significati opposti, rendendo impossibile ogni compromesso; c) rifiuto della complessità: il fallimento della Torre dimostra l'impossibilità di ridurre la complessità del mondo a un unico pensiero e a una sola voce. Una sorta di purismo dottrinario, puerile e immaturo, che conduce direttamente al disastro. La verità è che il progetto di Futuro Nazionale, già ora, presenta numerosi limiti e lacune evidenti: 1) l’idea di un nuovo Partito “all’estrema destra del Padre”, tanto per citare il provocatorio saggio di Matteo Castagna, edito da Solfanelli, è un ulteriore segnale di degrado della democrazia, solo apparentemente mosso da ideali 'puristi', bensì utilizzabile per la rielezione di alcuni esponenti politici; 2) risulta quanto mai 'bizzarra' l’idea di un antieuropeismo guidato da un membro del parlamento europeo, eletto dalla Lega di Matteo Salvini, ma stipendiato lautamente dalla Ue; 3) il progetto appare animato da un nazionalismo folcloristico, se non retorico, che si oppone a qualsiasi pluralismo o diversità, considerate in quanto forme di debolezza e inferiorità; 4) le ricette di Vannacci sono inapplicabili, poiché in totale antinomia giuridica con la Costituzione italiana e i Trattati europei; 5) l’idea di 'remigrazione' è addirittura dannosa per l’Italia, la quale ormai risulta una nazione demograficamente 'invecchiata', che si dibatte tra problemi come la 'fuga dei cervelli' e salari bassissimi; 6) il progetto 'vannacciano' è totalmente assente nella critica all’odioerno capitalismo oligopolistico, composto da pochissimi soggetti imperanti nel mercato delle 'Big Tech'; 7) al contrario, Futuro nazionale sembra accettare alcune logiche dell’attuale capitalismo cibernetico, basate sullo sfruttamento dei ceti meno abbienti e delle risorse del pianeta, nella convinzione di poter controllare la natura, la quale, invece, è completamente indifferente all’uomo; 8) Vannacci tende a colpevolizzare le vittime di questo modello di sviluppo, in difesa di un'italianità già superata e distrutta dal capitalismo globale; 9) Futuro nazionale è una forza intrisa di razzismo, che vorrebbe rimuovere una realtà ormai composta da pizzaioli egiziani, muratori slavi, fattorini e corrieri tunisini; 10) insomma, la formazione di Roberto Vannacci è una forza politica che intende solamente soffiare sul fuoco dell’odio razziale e della guerra tra poveri, inefficace nel colpire i grandi gruppi di interesse. Il suo solo e unico scopo è la difesa di un’italianità banale e qualunquista, malata di retorica e di narcisimo. A dimostrazione dell’esattezza delle nostre profezie, materializzatesi in una società ormai totalmente priva di valori, alla perenne ricerca di un Maestro purchessìa e in preda a una schizofrenia psichiatrica, poiché incapace di guardare al di là del proprio naso.
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