
'Guerra di infanzia e di Spagna' (Fazi Editore) di Fabrizia Ramondino è una storia al cui termine dispiace giungere, concludendo la lettura. Questa scrittrice ci introduce nel magico universo dell’Isola di Son Batle, presso Maiorca, in cui ha vissuto gli anni della sua infanzia con i genitori e i suoi fratelli. I colori caleidoscopici della natura maiorchina rivivono attraverso lo sguardo dell’autrice bambina e prendono le sembianze di animali, piante e vegetazione animati da una vitalità a tal punto selvaggia da confondersi tra loro, fino ad assumere l’aspetto di creature fantastiche, che accompagnano quotidianamente l’infanzia della scrittrice. Gli eventi della guerra che si susseguono in quegli anni attraversano con nitidezza i ricordi di Fabrizia Ramondino, che mostra, sin dalla più tenera età, uno sguardo critico e originale sul mondo che la circonda e sulle dinamiche relazionali che caratterizzano il mondo degli adulti, a cui si affaccia con interlocutoria e riflessiva sagacia. Cresciuta in una famiglia colta e anticonformista, la scrittrice ci riporta a un tempo della Storia in cui l’infanzia rappresentava effettivamente una fase epica della vita. Per essere felici non era necessario null’altro che la propria fantasia, la quale consentiva di fare esperienza del reale e si alimentava della complicità familiare, dell’arricchimento che era possibile trarre dall’esperienza altrui, dai racconti degli anziani, dalla condivisione collettiva del quotidiano, a prescindere dall’estrazione sociale e dalla provenienza geografica dei propri “compagni d’avventura”. Un’infanzia, quella raccontata dall’autrice, che si svolge tra la Spagna e l’Italia e che segue gli spostamenti familiari imposti dal lavoro di funzionario diplomatico del padre e dalla guerra, passando per la permanenza della scrittrice presso un austero collegio di suore. A dimostrazione di come la complessità della vita possa imporci innumerevoli cambiamenti, senza però intaccare la libertà di essere se stessi. Una libertà che solo la cultura può donare, quando la si rende parte viva di sé, attraverso la sua fruizione continua, facendo sì che diventi un tutt’uno con i propri sogni e i più intimi ricordi.