
In questi giorni di Pasqua, abbiamo voluto ricostruire quanto accaduto lo scorso 25 marzo nella tranquilla provincia bergamasca. Uno studente di 13 anni ha accoltellato la propria insegnante di francese in un corridoio della propria scuola media, l'istituto ‘Leonardo da Vinci’ di Tresecore Balneario. Il ragazzo indossava un paio di pantaloni mimetici per affermare una sorta di identità militare e una maglietta bianca con la scritta "vendetta" tracciata a mano con un pennarello rosso. Portava con sé un coltello a lama seghettata, una pistola scacciacani nello zainetto e il suo smartphone appeso al collo, al fine di filmare in diretta la sua agghiacciante aggressione su Telegram. In aiuto della docente, Chiara Mocchi, di 57 anni, sono accorsi un insegnante e due collaboratori scolastici, che lo hanno bloccato e, quindi, immobilizzato fino all'arrivo dei carabinieri. La professoressa è stata trasportata in elicottero all'ospedale. Durante il trasporto, le è stata praticata una trasfusione che si è resa necessaria per salvarle la vita. Una volta raggiunto l'ospedale, la donna viene urgentemente operata. Successivamente, dopo il periodo trascorso in sala operatoria, è stata trasferita al suo reparto per il proseguimento delle cure. La docente è molto stimata nel proprio ambiente di lavoro, in quanto devota all'insegnamento. E’ evidente che il ragazzo covasse da tempo una irrefrenabile rabbia verso la propria insegnante, a tal punto da arrivare a compiere il gesto estremo. Da come si sono svolti i fatti, appare chiaro che lo studente abbia premeditato la punizione nei confronti della sua docente di francese. Le intenzioni del minore erano evidenti anche dal suo ‘Manifesto’: un lungo testo in inglese intitolato ‘La soluzione finale’ e diffuso su Telegram, insieme alle foto delle armi e la maglietta con la scritta "vendetta". In questo documento, il ragazzo manifesta apertamente il proprio obbiettivo: "Ucciderò la mia insegnante di francese". La motivazione: "Le piace prendermi di mira, umiliarmi davanti a tutti”. Parla di una scuola che "sta fallendo", di insegnanti che non vedono, di un preside che non interviene. Dichiara di sentirsi superiore rispetto ai suoi coetanei. Tutti elementi che danno la misura di quanto il ragazzo sia disorientato, soffra di un certo malessere, in una società che lui percepisce assente e in cui si sente invisibile. Avverte una distanza abissale dal mondo degli adulti. Un altro caso adolescenziale di chi vive male il suo tempo, dove il disagio si trasforma in violenza. Il ragazzo premedita un atto punitivo verso chi lo fa stare male, chi gli procura dolore, chi gli va contro. Tutto scaturisce da alcuni fatti accaduti di recente: una nota scolastica, un brutto voto, le difese che la sua insegnante di francese prende a favore di un compagno di classe con il quale lui stesso aveva litigato. Tutto ciò viene, probabilmente, ingigantito nella mente del ragazzo, a tal punto da armare la sua mano proprio contro di chi non lo apprezza, consumando così l'estremo e sconsiderato gesto che ha messo a repentaglio la vita della professoressa. Il tredicenne di Trescore (Bg), nel suo 'manifesto' rivendica la libertà dal controllo e dal giudizio. Il gesto estremo è il "risultato di una condizione di solitudine e distanza abissale dal mondo degli adulti". Un impulso personale, un risentimento aumentato nel tempo. Nella mente dello studente, probabilmente si sono affollati pensieri distruttivi, culminati nello stato aggressivo. I genitori, di fronte a questo racconto, sono apparsi totalmente sconvolti. Durante l'interrogatorio, il ragazzo si è dimostrato "dispiaciuto" per non essere riuscito a portare a termine l'omicidio. I giudici affermano che i genitori del ragazzo non avrebbero colto il malessere del proprio figliolo. Dal canto loro, essi riferiscono, tramite il loro legale, Carlo Fogliani, di aver portato il figliolo dalla psicologa per l'ansia e il disagio generato dal rapporto conflittuale con l'insegnante. Lo studente, ora, si trova in una comunità protetta. Le decisioni che lo riguardano sono state affidate a un curatore speciale, nominato dal tribunale. Sono in corso ulteriori accertamenti e rilievi da parte dell'Arma. La Procura di Brescia ha aperto due fascicoli sul caso: uno di natura penale, pur non essendo il tredicenne imputabile in quanto under 14 e l'altro civile. I carabinieri del nucleo investigativo di Bergamo, coordinati dalla Procura di Brescia, hanno perquisito la casa del ragazzo. Dagli accertamenti effettuati, parr sia stato ritrovato e sequestrato anche del materiale adatto alla preparazione di ordigni potenzialmente esplosivi. Resta inoltre da capire come lo studente riuscisse a portare a termine i suoi acquisti, poiché per iscriversi su Telegram è necessario avere 14 anni. Il suo profilo su Telegram, il social network su cui il ragazzo ha trasmesso in diretta il filmato e pubblicato il suo ‘Manifesto’, è stato chiuso. Si rimane in attesa di ulteriori sviluppi, per stabilire le misure da adottare nei confronti del minore e cercare l'aiuto di professionisti per proteggerlo da se stesso. I genitori, spesso "in tutt'altre faccende affaccendati", per dirla col Manzoni, hanno dimenticato di vigilare, di prestare attenzione ai bisogni dei propri figli. Essi, invece, devono essere di supporto ai propri ragazzi. Dovrebbero infodere sicurezza, ma anche stare attenti ai primi segnali di insofferenza, di difficoltà, di disagio primordiale. E’ questa distrazione a spegnere le speranze di una crescita sana, facendo sorgere un senso di solitudine e profondi conflitti interiori. Talvolta, per la distanza degli adulti, i ragazzi perdono se stessi.