
L’inaugurazione è avvenuta lo scorso sabato, 9 maggio 2026. La mostra è quella di Tadeusz Kantor (1915-1990), dal titolo: 'Emballage Cricotage and Madame Jarema' e rappresenta uno degli appuntamenti collaterali maggiormente attesi della 61esima Esposizione internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, con allestimento presso le Procuratie Vecchie di Piazza San Marco. Una rassegna che intende approfondire il retaggio di una figura cruciale dell’avanguardia polacca del dopoguerra, ossia quella di Tadeusz Kantor. L’organizzazione si deve alla Fondazione Famiglia Starak, mentre la curatela è stata affidata ad Ania Muszynska. L’esposizione annuncia il ritorno del maestro polacco in laguna a distanza di oltre sei decenni dalla sua partecipazione alla Biennale del 1960. L’itinerario proposto valorizza la sostanza e gli straordinari esiti del sodalizio artistico con Maria Jarema, da cui prese forma un’esperienza di essenziale rilievo per la storia del teatro del Novecento: la compagnia 'Cricot 2'. L’iniziativa, in programma fino al 22 novembre nel cuore di Venezia, si pone come un’opportunità unica per comprendere e svelare il lavoro di uno dei protagonisti dell’arte europea del secondo dopoguerra. Cosa si può ammirare, nel percorso dedicato all’artista polacco? Sono state raccolte opere provenienti da rinomate collezioni internazionali. E’ dunque l’occasione per ripercorrere tutto il 'cursus' artistico di Tadeusz Kantor, a partire dai grandi dipinti degli esordi, fino ai suoi celebri 'emballages': opere realizzate tra il 1964 e il 1978, che si avvalgono di oggetti d’uso quotidiano per scandagliare a fondo la memoria. Una mostra che possiede anche un focus ben preciso: indagare la modernità dell’azione interdisciplinare del maestro polacco, offrendo ai fruitori la possibilità di osservare oggetti di scena e manichini tratti dal suo capolavoro teatrale: 'La classe morta'. Non manca la 'mano' creativa di Maria Jarema, un doveroso approfondimento attraverso la duplice tipologia di opere presenti in rassegna: una selezione di monotipie astratte e i bozzetti realizzati dalla pittrice e scenografa per alcune delle prime produzioni teatrali della coppia. Una visita che si conclude idealmente con la proiezione di alcune riprese inedite de 'La classe morta', a testimonianza della rilevanza del lavoro di un artista come Kantor, capace di restituire nuova forma e nuova vita ai valori delle arti visive e del teatro contemporaneo. Un fulcro di particolare suggestione nella rassegna veneziana è la 'narrazione' del profondo sodalizio tra il genio delle avanguardie polacche e il nostro Paese. Fu proprio l’Italia, infatti, a farsi palcoscenico e sostenitrice dei suoi primi trionfi internazionali durante gli anni '60 del secolo scorso. Attraverso una selezione di opere raramente ammirate oltre i confini polacchi, la mostra 'Tadeusz Kantor (1915-1990)' invita a una rilettura necessaria di uno dei 'giganti' del XX secolo. L’obiettivo della monografia è restituire l’eredità e l’influenza di Kantor sulle generazioni successive, celebrando un’identità artistica fluida e multidisciplinare, perennemente votata al rischio della sperimentazione.