Michele Piacentini

Il Partito socialista italiano guidato da Enzo Maraio ha seguito le sparute correnti interne della segreteria al pari della presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, che dando ascolto ai partners della sua coalizione di centrodestra avrebbe voluto introdurre, di fatto, le correnti politiche nella ipotizzata Alta Corte Disciplinare attraverso il recente referendum. Cercando di dare un consiglio al segretario, Enzo Maraio, se avesse avuto maggiore capacità nel sentire il vero sentimento popolare, avrebbe persino potuto approfittare dell'ampio consenso al ‘No’ del popolo di Napoli, suo territorio d'origine, che avrebbe potuto dare una fortissima spinta a tutto il Partito per riemergere dagli abissi in cui è sprofondato dall’epoca di ‘Mani pulite’ in poi. Al di là di queste oggettive considerazioni, non si può non notare l’ennesima occasione persa: Enzo Maraio e tutto il Partito, ancora una volta non sono riusciti a cogliere una buona occasione per far avvicinare la gente comune agli ideali socialisti, quelli abbondantemente antecedenti agli anni '80 e '90 del secolo scorso e che, nel cuore di molti italiani, riscuotono ancora grandi affetti perché legati a temi come il lavoro, la giustizia sociale e i diritti umani. Tornando agli errori oggettivi, quello che reputiamo più grossolano di tutti è l’aver preso una decisione tra pochi membri di segreteria, escludendo, per l’ennesima volta, la base socialista e le federazioni sparse e frammentate sul territorio. Un tema importante come la Magistratura, espresso attraverso un metodo altrettanto importante come il referendum, non poteva non essere condiviso con gli altri. Anzi, avrebbe dovuto essere un dovere e avrebbe dato un segnale e un messaggio di grande etica politica. Ma anche in questa occasione, purtroppo, è mancato il coraggio di distinguersi, nel traballante panorama politico italiano. Ma così facendo, ancora una volta, sono state distrutte sia la fragile ideologia socialista italiana, sia la base dei socialisti. Da una parte, gli indipendenti, quelli che si sentono socialisti nel cuore e che vivono nei valori dettati da personaggi come Pietro Nenni e Sandro Pertini; dall’altra, ci sono i socialisti tesserati legati al Psi degli ultimi trentacinque anni e che vivono nel ricordo di Bettino Craxi. A tal proposito, vale la pena fare una considerazione di opportunità. Anche se in molti sappiamo che il 'caso Craxi', nel contesto del fenomeno giudiziario di 'Mani pulite', è percepito come una sorta di colpo di Stato avvenuto in Italia, è bene non dimenticare mai che nel pensiero collettivo è ritenuto come una vicenda legata al malcostume e alla corruzione politica. Tutto ciò, insieme alle condanne penali degli anni ’90, diventa argomento che altri Partiti utilizzano per screditare l’attuale Psi, durante le varie elezioni o i vari referendum. Quindi, soprattutto in questo referendum sulla magistratura e con l’accostamento al ‘Sì’ da parte del centrodestra, sarebbe stato ovvio che la gente comune non identificasse il Psi a quei Partiti che, sempre nel pensiero collettivo, vogliono proteggere i politici indagati. E’ stato opportuno l’affiancamento del Psi a quanto sta emergendo nel Partito della Meloni? Ovviamente, no. I socialisti indipendenti, quelli trascurati e in qualche caso addirittura emarginati dal Psi, hanno dimostrato di avere ragione, in occasione di questo referendum, sostenendo il ‘No’ e sottolineando l'importanza della Costituzione e dei costituzionalisti socialisti, che più di ottant'anni fa si batterono per il popolo. Il popolo è, o dovrebbe essere, l'unica ‘mission’ del Psi, se esso volesse veramente sopravvivere o, meglio ancora, se volesse tornare a vivere.

 


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