
A trent’anni dalla morte di Amelia Rosselli (11 febbraio 1996), il Teatro Palladium di Roma ha accolto ‘L’inferno tessuto da mani perfette’: azione musicale firmata da Fabrizio De Rossi Re, andato in scena lo scorso 11 febbraio 2026. Lo spettacolo è nato come omaggio non commemorativo, ma come attraversamento sonoro e scenico di una voce che ha saputo fondere poesia, musica e pensiero critico in una forma irriducibile a qualsiasi etichetta. Concepito per critico letterario, attrice, soprano e pianoforte, il progetto mette in dialogo i testi poetici della Rosselli con il saggio 'Con l’ascia dietro le nostre spalle' di Andrea Cortellessa, presente in scena insieme a Diletta Masetti, Maria Chiara Forte e allo stesso De Rossi Re, con i 'contributi-video' di Lorenzo Letizia. La scrittura 'rosselliana', segnata dall’esperienza dell’esilio, dal plurilinguismo e da una costante ricerca sulla musicalità della parola, trova qui una traduzione scenica costruita per stratificazioni, contrasti e fratture. Abbiamo incontrato Fabrizio De Rossi Re per approfondire meglio le ragioni di questo progetto, il suo rapporto personale con Amelia Rosselli, le scelte musicali e il ruolo della critica letteraria all’interno di un’azione musicale che restituisce la poetessa non come figura del passato, ma come presenza ancora perturbante e necessaria.
Fabrizio De Rossi Re, in questo spettacolo convivono in scena musica, teatro, video e parola critica: quanto è stato complesso tenere insieme questi diversi livelli di lettura, senza che nessuno diventasse illustrativo o subordinato agli altri?
“Ho cercato di creare una sorta di meteora di suono con dentro le parole, il canto e i suoni che venivano fuori dal turbinio incessante dei testi di Amelia Rosselli. Nessuna di queste componenti, neanche quella visiva del regista, Lorenzo Letizia, prevale sulle altre. Si tratta di un flusso unico, che termina proprio con la voce improvvisa della stessa Amelia Rosselli registrata, che interrompe il flusso dei vari livelli di lettura”.
La presenza di Andrea Cortellessa introduce una voce critica ‘incarnata’: che ruolo ha, per lei, la critica letteraria all’interno di un’azione musicale e come dialoga con il suono e la scena?
“L’idea dello spettacolo è nata per me proprio dalla lettura del saggio critico ‘Con l’ascia dietro le nostre spalle’, che Cortellessa ha dedicato nel 2024 alla vita e alla poesia della Rosselli. Poi sono riuscito a trascinarlo in scena. Mi pareva restio, inizialmente. Nonostante sia presente in mille conferenze e sui palcoscenici italiani come critico stimatissimo, far parte di uno spettacolo musicale è stata, per lui, un’esperienza nuova. Ed è un attore bravissimo”.
Nel suo racconto emerge anche la vena ironica della Rosselli, spesso trascurata: che spazio ha l’ironia in questo lavoro e quanto è importante, oggi, sottrarre la poetessa a una lettura esclusivamente tragica?
“Leggendo e rileggendo la Rosselli, si scava dentro a una continua ironia, fatta di allusioni sessuali, e oniriche continue. Una materia incandescente ed esplosiva, talvolta esagerata e divertente, come avviene nella comicità. Questa è stata davvero una scoperta per me”.
LA FOTO DI AMELIA ROSSELLI UTILIZZATA IN APERTURA E' DI DINO IGNANI