
Nei giorni scorsi, è stato stroncato un sistema organizzativo ben congegnato che operava da anni sul mercato, immettendo olio contraffatto: il cosiddetto 'olio colorato' spacciato per olio extravergine di oliva. All'alba del 27 gennaio 2026, infatti, è stato effettuato un 'blitz' a Palma di Montechiaro (Ag) da parte dei Carabinieri del reparto Tutela agroalimentare di Messina e del comando provinciale di Agrigento, coordinato dalla Procura della Repubblica akagrantina. Sono stati eseguiti 24 decreti di perquisizione e i numerosi interventi eseguiti in aziende, abitazioni, locali, depositi e tutti i soggetti coinvolti hanno portato alla luce "un presunto sistema di contraffazione" nel settore agroalimentare. Secondo quanto emerso dalle indagini di laboratorio, effettuate dall'Ispettorato centrale repressione frodi del Masaf (ministero dell'Agricoltura, della Sovranità aimentare e Foreste, ndr) sembra che si trattasse di un olio di semi, miscelato con beta carotene e clorofilla rameica per alterarne il colore, in modo da farlo apparire come olio extravergine di oliva. Il prodotto contraffatto veniva immesso sul mercato in larga quantità: oltre 220 tonnellate ogni anno, a partire dal 2022. Venduto a basso costo agli esercizi commerciali, a privati e ai laboratori alimentari, la sua distribuzione avveniva in tutte le province della Sicilia e si estendeva per tutto il territorio nazionale, financo in alcuni Paesi esteri, come per esempio la Germania. I profitti ottenuti dai proventi illeciti venivano poi 'ripuliti' attraverso false fatturazioni emesse da imprese individuali facenti capo alle stesse persone indagate, le quali già operavano da tempo nel settore agroalimentare. Sono state perseguite e indagate ben 24 persone e coinvolte 6 società. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono; associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio; truffa; riciclaggio; autoriciclaggio; alterazione della composizione degli alimenti; violazione della normativa sulle accise. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati quasi 500 mila euro in contanti, ritenuti proventi dell'attività illecita. Inoltre, sono stati rinvenuti migliaia di litri di olio di semi e svariate quantità di clorofilla, insieme a computer, tablet e cellulari. Sono state trovate e sequestrate anche delle cisterne di gasolio detenuto illegalmente: benzina e carburante agricolo acquistato ad accisa ridotta, che veniva utilizzato per rifornire i mezzi di trasporto quotidianamente messi su strada per l’esportazione dell'olio contraffatto: il cosiddetto 'olio colorato'. "Oltre alla contraffazione alimentare", scrivono i colleghi del quotidiano la Sicilia, "emerge un filone finanziario, altrettanto inquietante: la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Secondo gli inquirenti, tramite fatture fittizie e operazioni inesistenti, la Agea sarebbe stata indotta a versare oltre 2,5 milioni di euro: un drenaggio di fondi pubblici che, se conferiti, dimostrerebbe come la organizzazione fosse strutturata per frodare lo Stato su più fronti". Le indagini preliminari sono tutt'ora in corso, coordinate costantemente dalla Procura di Agrigento, per la ricostruzione veritiera e dettagliata dei fatti e delle responsabilità individuali. Facciamo nostro il principio della presunzione d'innocenza, non essendo stata ancora definitivamente accertate le responsabilità e restiamo in attesa di un giudizio nel merito. Tuttavia, l'operazione condotta dai Carabinieri rappresenta un chiaro segnale di quanto sia forte l'impegno delle nostre forze anticontraffazione nel prestare attenzione e sensibilità verso il comparto oleario. L'olio extravergine d'oliva rappresenta un'eccellenza del nostro Paese nel mondo. Esso va quindi tutelato, come va tutelata la salute pubblica. Sempre forte e presente è l'impegno dell'Arma dei Carabinieri per la difesa dei consumatori onesti e delle tante imprese sane che operano nella legalità.