
La recente polemica intorno alla figura del comico Andrea Pucci, monologhista e stand up comedian milanese, è stata, francamente, gestita male un po’ da tutti. Innanzitutto, invitiamo questo artista a non lasciarsi provocare dalle ingiurie 'social', le quali avevano il preciso obiettivo di farlo deragliare caratterialmente: anche se schierato a destra, egli ha sempre espresso idee liberaleggianti in merito, per esempio, ai problemi relativi all’omosessualità. Pertanto, lo preghiamo di non cadere in certe 'trappole mediatiche' e di ripensare alla propria opportunità sanremese, anche per poter esprimere una rielaborazione più elegante di quel punto di vista maschile in piena crisi d’identità rispetto alla fase di 'rimonta sociale' da parte delle donne. Provare a declinare una versione più matura dell’estetica identitaria maschile potrebbe rappresentare una buona via d’uscita, invitando altresì tutti gli altri comici ad approfondire quella satira da 'pecora nera' che non si richiama affatto alla virilità 'mussoliniana', bensì all’anarco-conservatorismo dei Longanesi, dei Montanelli e dei Prezzolini. Insomma, il tentativo richiesto dalla critica è quello di provare ad alzare, almeno un poco, il livello del dibattito, senza scadere nel becero qualunquismo o nelle offese omofobiche e misogine. In buona sostanza, si chiede ad Andrea Pucci di non 'buttare a mare' quella professionalità acquisita negli anni ‘90 del secolo scorso, facendogli presente che molti dei temi legati a una comunicazione più equilibrata non si richiamano affatto a una dottrina precisa o a un testo specifico di riferimento, ma appartengono a un confronto che spesso ha assunto una 'piega' alquanto esagerata. Veniamo pertanto a proporre ai lettori questa breve storia del "pensiero politicamente corretto”. Ricostruito a 'grandi linee', ovviamente, ché poi arriva sempre quello che ti ricorda il Marcuse che voleva “mandare al diavolo l’occidente”. Ma lasciamo perdere e passiamo oltre. Innanzitutto, è vero che gli ambienti in cui ci si è posti per primi il problema di una comunicazione basata sul rispetto sociale e sulla dignità individuale sono quelli di sinistra, sia quella ideologicamente orientata, sia quella più aperta ai temi antropologici. Ciò significa che è sempre esistita una distinzione ben precisa tra un’osservanza dogmatica, figlia del dottrinarismo marxista e una più liberal, che si è indirizzata, invece, verso la difesa dei diritti civili dei singoli individui. Si tratta di una distinzione importante, che durante il XX secolo ha provocato un’evoluzione mutualista e antidogmatica del principio medesimo, non soltanto da un punto di vista formale, ma anche sostanziale, al fine di evitare atteggiamenti da 'ingoiatori di scope' o da "maestrine con la penna rossa", tanto per citare De Amicis. In contesti anche molto seri, una battuta spiritosa, che alleggerisca per qualche secondo un’atmosfera divenuta pesante, non solo aiuta a recuperare concentrazione, ma serve a individuare nuove sintesi di riferimento su qualsiasi tematica si vuole trattare. Non è affatto vero che una lezione universitaria o un convegno scientifico di livello, per essere giudicato come tale debba per forza annoiare tutti quanti: qualche 'sintesi felice', diciamo così, può sussistere, rendendo la comunicazione anche più comprensibile. Muovendo da simili considerazioni, bisogna ora sottolineare che il percorso del pensiero "politicamente corretto" ha attraversato varie fasi e mutazioni. In particolar modo, negli anni ‘80 e ‘90 del secolo scorso, quando ci si trovò di fronte al decadimento della teoria 'marxiana' da filosofia economica a mero sentimentalismo proletario. In molti ambienti della sinistra, ci si è dunque posti il problema di “non gettare l’acqua sporca con tutto il bambino” (citazione 'gentiliana', ndr), al fine di salvare alcune cose e non cestinare interpretazioni più elastiche o 'galileiane' del Maestro di Treviri. Si noti bene: con la frase “molti ambienti a sinistra” non stiamo facendo riferimento ai Partiti politici. Al contrario, essi hanno subito un processo di svuotamento contenutistico a dir poco pauroso, che ha prodotto quei danni che sono sotto gli occhi di tutti, a sinistra come a destra. Al contario, con la frase “molti ambienti a sinistra” facciamo diretto riferimento a un mondo culturale, universitario e scientifico che, in realtà, possiede molti meriti nell’aver cercato di individuare nuove forme e idee innovative nel tentativo di coniugare un linguaggio più inclusivo e democratico. In estrema sintesi, il "politicamente corretto" non solo è un’indicazione assai utile per regolare i nostri dibattiti televisivi, ma non possiede nulla di 'assembleare', in quanto tecnica comunicativa auspicabilmente concreta. Chi ha distorto completamente la questione sono stati, come spesso avviene, gli americani, i quali hanno finito col rendere inattuale il principio originario, riapprodato qui da noi sotto le 'mentite spoglie puritane' del 'colour blind casting' o dei 7 nani trasformati in creature magiche. Tanto per fare un esempio dimostrativo di un simile 'cattivo revisionismo', ai tempi di Goffredo Mameli era normale considerare l’attacco del canto 'Fratelli d’Italia' come comprensivo anche delle donne. Esse erano incluse nel principio di fratellanza, altrimenti si finisce nel 'nonsense'. Tentare di analizzare la Storia con gli 'occhi di oggi' significa proporre una falsificazione bella e buona, al fine di rendere 'retroattiva' una 'chiave di lettura' che, invece, vorrebbe muoversi dinamicamente, anziché diventare uno strumento mistificatorio. Gli esperimenti revisionisti della Disney, tanto per fare un altro esempio, hanno manifestato palesemente una profonda mancanza di idee. Invece di guardare in avanti, ci si è messi in testa di 'avanzare in retromarcia' e riscrivere il passato, quasi “per vedere l’effetto che fa”, avrebbero commentato Fiorenzo Fiorentini ed Enzo Jannacci. Così facendo, il 'politicamente corretto' si è letteralmente 'snaturato', focalizzandosi sull'eliminazione di riferimenti considerati offensivi nella cultura popolare e nel dibattito pubblico. Infine, qui da noi, dove tutto arriva con un certo ritardo, il dibattito sul 'politicamente corretto' è tornato dal mondo anglosassone stracolmo di contaminazioni un po’ astratte, arrivando a essere percepito come estraneo o contrario alle nostre consuetudini comunicative. La quali, non è che siano tanto 'belle' a sentirsi: basta seguire un qualsiasi talk show televisivo per assistere al decadimento degenerativo di ogni discussione. Il 'battutismo' eccessivo crea solamente delle mere impressioni momentanee, ridimensionando la discussione a vuoto atteggiamento, privo di prospettiva. Tanto per arrivare a una conclusione, se Andrea Pucci s’incazza, poi finisce che a Sanremo non ci va. E si perde un’occasione di interscambio che, spesso, può portare a nuovi 'motti salaci' quantomeno divertenti. E’ vero: a sinistra si sorride a 'denti stretti'. Ma è altrettanto vero che a destra, quel che spesso si percepisce è un profondo bisogno di sobrietà e un poco di pazienza: non si può essere permalosi per ogni singola cosa. Nessuno pretende di andare in campeggio con Marx e Nietzsche: può bastare il saper mettere in piedi una 'canadese' senza autoinfliggersi continue martellate sulle dita come il ragionier Ugo Fantozzi. Un personaggio che ha saputo divertire tutti quanti, se ci fate caso. A destra come a sinistra.
Direttore responsabile di www.laici.it