
“La perfezione è bellissima, ma è vera come la finzione. È noiosa e, a lungo andare, stanca. Fare la doccia senza l'acqua che ti scorre addosso; bere latte inesistente da una tazza vuota; surfare su onde di cartone… Cosa c'è, invece, di più emozionante ed adrenalinico della vita reale”? 'Barbie' è uno dei successi cinematografici degli ultimi anni: un film che ha travolto pubblico e critica, vincendo 1 Premio Oscar su 8 nomination complessive, inclusa quella come Miglior film e incassando al box office globale l’esorbitante cifra di circa un miliardo e mezzo di dollari. Distribuito nelle sale italiane da Warner Bros. pictures il 20 luglio 2023, il film è attualmente disponibile in streaming, in abbonamento su Amazon Prime Video e Mediaset Infinity e, a pagamento, su altre varie piattaforme digitali, oltre che nel classico formato fisico di Dvd e blu-ray disc. Diretta da Greta Gerwig e co-sceneggiata dalla stessa insieme al marito, Noah Baumbach, la pellicola può essere definita, a primo impatto, femminista. Ma se la si guarda più in profondità, essa si rivela, di fatto, una parabola universalmente umanista dalle sfumature 'satirico-esistenziali'. L'incipit che cita e reinventa un’iconica sequenza di '2001: Odissea nello spazio' di Stanley Kubrick non è stato concepito per caso. Non importa che si tratti di Barbie o di Ken, di donna o di uomo, di una bambola, creata per fini ludici in una coloratissima 'fake land' o di un qualunque essere umano capace di sentirsi vivo nel momento in cui una lacrima scivola giù dai suoi occhi. Chiunque può trovare la propria (ideale) collocazione nel mondo e uno scopo che dia un senso alla propria quotidianità. “What was I made for?”, il brano originale di Billie Eilish che fa da sottofondo musicale ai titoli di coda, è l’emblema del 'topos' principale dello script. “Per cosa sono stata creata?”, si chiede più e più volte la 'Barbie stereotipo' con il volto di Margot Robbie (eletta, di recente, donna più bella del pianeta, ndr). Un quesito che, di riflesso, viene rilanciato agli spettatori: abbiamo la possibilità di scegliere cosa fare della nostra vita o siamo limitati a ciò che il fato ha precostituito per noi? Lei non riesce a trovare da sola il 'giusto finale' per sé e la sua storia: sarà una vera e propria presa di coscienza a indicarle la strada maestra. Un altro aspetto notevolmente presente nella narrazione è quello dell’inclusività, manifestato attraverso il valore e l’importanza che vengono dati a ogni singolo personaggio. Dunque, anche il Ken di Ryan Gosling – concepito apposta per essere un accessorio della bambola che ama (o dovrebbe amare) perdutamente – troverà il modo di riscattarsi dal proprio destino, in apparenza già segnato, di eterno 'toy boy'. “Non ci sono Barbie & Ken. C’è Barbie e c’è Ken”, viene detto. La presenza della donna non esclude quella dell’uomo: entrambi sono allo stesso livello e ciascuno non deve prevaricare l’altra (o viceversa). Visivamente, 'Barbie' è una festa per gli occhi, con una scenografia rigorosamente rosa, fucsia o pastello da mandare in visibilio. Le performance degli attori sono, altresì, di primo livello. Ryan Gosling ruba la scena – in uno dei ruoli migliori della carriera – e la rivelazione America Ferrera rimane impressa con un esemplare 'semi-monologo' sulle contraddizioni e le difficoltà dell’essere donne – sempre pronte a farsi in quattro senza essere, mai, abbastanza; sempre giudicate (nel bene o nel male), sia che si agisca in un modo, sia in quello diametralmente opposto. 'Barbie' è diventato, in breve tempo, un fenomeno di costume e la Mattel – che ha anche co-finanziato il film con Mattel Films – ne ha incrementato, prevedibilmente, il merchandising. L’azienda creatrice della 'bambola-giocattolo' ha realizzato con Zara una linea di moda e accessori ispirati ai costumi del medesimo lungometraggio. In alcuni 'store' italiani del brand, ha preso vita un set appositamente fucsia, nel quale perdersi e dove, oltre ai pezzi della collezione – composta, principalmente, da capi d’abbigliamento e, in parte, da oggettistica – era presente un elemento scenico tanto sorprendente quanto imprescindibile. Ogni donna e bambina ha potuto sentirsi una Barbie, provando l’ebbrezza di entrare in una 'scatola' gigante – ricostruita sul modello originale della confezione che contiene l’iconica 'fashion doll' commercializzata, per la prima volta, nel lontano 1959.