
Non c’è giorno che passi senza sentir parlare del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Se ne parla ovunque, sia in tv, sia sui giornali, sui social network e agli eventi di ogni genere: è sempre lui il principale argomento di conversazione. L’anno nuovo è appena iniziato e il presidente americano si è subito preso la scena internazionale con la cattura del presidente venezuelano, Nicolàs Maduro, avvenuta il 3 gennaio scorso. Quest’operazione, per quanto comprensibile, è stata condannata da diversi governi e dai giuristi internazionali di tutto il mondo, poiché la ritengono illegittima e parlano di violazione del diritto internazionale e della sovranità degli Stati. Tuttavia, occorre anche segnalare che in Argentina, dove oggi vivono più 200mila venezuelani fuggiti dal regime ‘bolivarista’, i festeggiamenti sono durati per giorni. E anche in Italia, in questi giorni, grazie al blitz americano, si è festeggiato il rientro di 2 nostri connazionali ingiustamente incarcerati, Alberto Trentini e Mario Burlò, che finalmente sono stati liberati. Le persecuzioni, la ricerca di generi alimentari, l’instabilità sociale ed economica hanno spinto, negli ultimi 10 anni, quasi 8 milioni di venezuelani a fuggire all’estero. Oltre all’Europa, l’Argentina e i Caraibi sono le mete dei migranti alla ricerca di una nuova vita e, proprio in questi Paesi, c’è stata una delle più gravi crisi migratorie del XXI secolo. Insomma, l’America che venne a liberare l’Italia dalla dittatura fascista è andata a liberare anche il Venezuela e, ancora una volta, riecheggia il mito degli Usa come "esportatori di democrazia e libertà". Ma mentre in America Latina accadeva tutto questo, all’estremo nord, in Groenlandia, si sta cercando di evitare l’invasione proprio degli americani, i quali vorrebbero approfittare della crisi climatica - fino a ieri ottusamente negata - e della povertà dei nativi Inuit, nel tentativo di controllare le nuove rotte artiche e impadronirsi di quelle 'Terre rare' che fanno gola anche alla Russia e alla Cina. Il presidente Trump ha dichiarato che si tratta di una questione di sicurezza nazionale e che i groenlandesi, se invasi, non possono difendersi solamente con “due slitte trainate da cani”. In realtà, Cina e Russia non hanno mai avanzato rivendicazioni particolari sulla Groenlandia, con cui intrattengono, al momento, rapporti commerciali limitati. Si tratta, dunque, solamente di propaganda? Il presidente Trump vede nemici anche dove non ce ne sono? I groenlandesi, compatti, hanno dichiarato di voler mantenere lo 'status quo': non vogliono essere né americani, né danesi e che la Groenlandia non è in vendita. Nel frattempo, si apriva un’altra questione: l’Iran. E siamo solamente a metà gennaio. Il Paese discendente diretto dal millenario e bellissimo regno di Persia è, oggi, un duro regime islamico guidato dall’ayatollah Ali Khamenei, che ha ereditato dal suo predecessore, l’ayatollah Khomeini, una teocrazia settaria basata sul terrore. Ancora una volta, sono i cittadini, soprattutto i giovani e le donne, a essere perseguitati, perché inseguono un’idea di libertà ritenuta “immorale” dal rigido clero iraniano, troppo influenzati dalla modernità occidentale e, come nel Medioevo, la 'Polizia morale' reprime, tortura e uccide i dissidenti non esitando a usare i lanciafiamme sulla folla. Come se ciò non bastasse, centinaia di persone sono state impiccate in pubblico: un macabro avvertimento per chiuque osi ribellarsi. Secondo l’emittente di opposizione iraniana con sede a Londra, 'Iran international', in pochi giorni sono state uccise circa 12mila persone, la maggior parte delle quali aveva meno di 30 anni. Anche in questo caso, Trump ha risposto non solo imponendo dazi del 25% su tutte le attività commerciali e le importazioni provenienti dall’Iran, ma ha dichiarato pubblicamente il suo sostegno ai patrioti iraniani che lottano per la libertà, promettendo aiuto e invitando tutti le diplomazie alleate a lasciare il Paese, mentre Elon Musk metteva a disposizione dei cittadini iraniani la connessione gratuita a internet, bloccata dal regime di Teheran, grazie al suo sistema satellitare 'Starlink'. Infine, Trump continua a dichiarare che il suo obiettivo finale, in tutte queste vicende, è "vincere". Eppure in Ucraina non è ancora riuscito a ‘cavare un ragno dal buco’: i negoziati vanno a rilento e la guerra continua. E a Gaza, i palestinesi muoiono di freddo e di fame nelle tende: non hanno riavuto le loro case e si ritrovano senz'acqua pulita, senza elettricità, senza cure, senza ospedali e senza cibo. A causa del blocco degli aiuti umanitari, imposto dal governo israeliano di Netanyahu, la situazione è ogni giorno più difficile: nonostante il 'cessate il fuoco', i droni israeliani continuano a fare morti e il futuro rimane incerto. Insomma, la domanda nasce spontanea: bisogna fidarsi di Donald Trump, oppure è solamente un 'pasticcione' amante dell’improvvisazione?