Gabriele Tortora

La manipolazione della notizia consiste in quell’insieme di operazioni, di natura prevalentemente manuale, occorrenti per la preparazione di un servizio, di un documento o di un prodotto. Tuttavia, questo processo può consistere in una rielaborazione della verità mediante una presentazione alterata o parziale dei fatti. La manipolazione dei mezzi di comunicazione di massa e delle informazioni consiste nell'impiego di tecniche comunicative di attori politici, economici o istituzionali per costruire un'immagine pubblica o un'argomentazione che privilegia soprattutto interessi privati, andando contro l'obiettivo di tutelare l'interesse collettivo. La manipolazione dell'informazione è uno strumento di controllo sociale e politico molto antico. Il termine stesso nasce nel 1622 con la 'Sacra Congregatio de Propaganda Fide', ma forme di disinformazione erano già presenti nelle antiche civiltà egizia, assira, persiana e cinese, dove faraoni e sovrani si autocelebravano vittoriosi o dotati di approvazione divina. Nel contesto contemporaneo, la manipolazione può avvenire attraverso forme di concentrazione del potere mediatico, con poche multinazionali che controllano la quasi totalità del consumo informativo. Spesso, l'origine della manipolazione non è nei giornalisti stessi, ma in organizzazioni complesse, dotate di 'spin doctor' che influenzano la stampa per conto di poteri politici o economici. Un esempio di manipolazione mediatica, in Italia, fu il caso di Pietro Valpreda, a lungo additato dai media come il colpevole della strage di piazza Fontana, a Milano, del 1969, prima di essere assolto anni dopo.

Deontologia: regolamenti, norme e documenti
Il 3 febbraio 2016 è entrato in vigore il 'Testo Unico dei doveri del giornalista', con aggiornamenti nel 2021 che riguardano il tema delle 'fake news'. Il testo nacque dall'esigenza di armonizzare e semplificare i precedenti documenti deontologici (Carta dei doveri, Carta di Treviso e Carta di Firenze) per facilitare l'applicazione delle norme professionali. Nel testo entrano in gioco alcuni doveri fondamentali: a) il giornalista ha l'obbligo di rispettare la verità sostanziale dei fatti, agendo con lealtà e buona fede; b) deve ricercare e diffondere i dati con la massima accuratezza; c) è obbligatorio rettificare tempestivamente le notizie inesatte e riparare eventuali errori, anche in assenza di una specifica richiesta; d) il giornalista non deve accettare privilegi, favori o incarichi che possano condizionarne l'autonomia; e) deve rifiutare pagamenti o regali da privati o enti pubblici che ne ledano la credibilità; f) nonostante ciò, i media stessi possono agire come attori della manipolazione consapevolmente, per cause di forza maggiore e non per ingannare l'opinione pubblica; g) durante i conflitti, come la prima guerra mondiale, i giornalisti diventano veicoli di manipolazione a causa della loro dipendenza forzata da comunicati governativi e autorità militari che filtrano le notizie; h) la proprietà di una testata può essere influenzata da potentati economici, portando la dirigenza a condizionare il lavoro giornalistico per timore o interesse.

Le tecniche di manipolazione della notizia
Prima di osservare le tecniche di manipolazione dell’informazione, bisogna comprendere perché la nostra mente è estremamente suscettibile alla manipolazione delle notizie.

La psicologia del ricevente
Quando si parla di manipolazione delle informazioni, non stiamo trattando di come i dati vengano manipolati e perché, ma bisogna osservare quei fenomeni cognitivi e psicologici sfruttati in questo processo. E’ fondamentale tenere conto che nella mente di ognuno di noi esistono le euristiche o 'scorciatoie' mentali. Un fenomeno centrale nella manipolazione è la post-verità. In 'Post-Truth', saggio del ricercatore accademico Lee McIntyre (Utet, 2019), egli ha scritto che “i dizionari di Oxford definiscono 'Post-Verità' come relativo alle circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nel plasmare l’opinione pubblica, rispetto agli appelli alle emozioni e alle convinzioni personali”. In questa definizione viene sottolineato che il prefisso 'post' intende indicare non tanto l’idea che siamo 'oltre' la verità in senso temporale, ma che la verità è stata eclissata. In poche parole, la notizia viene percepita e accettata come vera dal pubblico sulla base di emozioni e sensazioni, senza alcuna analisi concreta dell’effettiva veridicità dei fatti raccontati. Un fenomeno cognitivo fondamentale da conoscere è il 'bias' di conferma. In psicologia, è un processo mentale che consiste nel ricercare, selezionare e interpretare le informazioni in modo da attribuire maggiore credibilità a quelle che confermano le proprie convinzioni e a ignorare o sminuire quelle che le contraddicono. Il 'bias' di conferma è universale, ma è più marcato nel contesto di argomenti che suscitano forti emozioni o che vanno a toccare credenze profondamente radicate. Il 'bias' di conferma non può essere eliminato, purtroppo, ma solamente gestito attraverso l'educazione e la formazione da pensiero critico. Il vincitore del premio Nobel, Daniel Kahneman, osserva nel suo saggio 'Pensieri lenti e veloci' (Mondadori, 2012), come la mente umana non proceda per verifiche logiche, ma per coerenza narrativa. Lo psicologo afferma, infatti. che “contrariamente alle regole dei filosofi della scienza, i quali consigliano di verificare un’ipotesi provando a confutarla, le persone cercano dati che siano compatibili con le credenze che hanno al momento”.

Le dissonanze cognitive
Altro fenomeno cognitivo sfruttato nella manipolazione e che si collega a quanto esposto sino a ora, è la dissonanza cognitiva. Questo meccanismo viene spiegato dalla teoria introdotta da Leon Festinger nel 1957 per descrivere una situazione di complessa elaborazione cognitiva, in cui credenze e opinioni nel soggetto relative a un tema si trovano in contrasto tra loro. Ogni individuo automaticamente cerca di ridurre o eliminare l’incoerenza che produce la dissonanza cognitiva. Questo può portare all'attivazione di vari processi elaborativi: 1) introducendo un cambiamento nell'ambiente; 2) modificando il proprio comportamento; 3) modificando il proprio mondo cognitivo. Un esempio di dissonanza cognitiva è rappresentato nel celebre racconto 'La volpe e l’uva', tratto dalle Favole di Esopo, in cui la dissonanza fra il desiderio dell'uva e l'incapacità di arrivarvi conduce la volpe a rielaborare la conclusione che "l'uva sia acerba”. In questo processo, molti media agiscono fornendo 'giustificazioni razionali' o 'verità alternative', che permettono al lettore di risolvere questa tensione senza dover affrontare il trauma di cambiare opinione. In tal senso, i media sono manipolatori, perché vendono conforto a livello cognitivo.

L’euristica della dispobnibilità
Un ultimo fenomeno cognitivo, uno dei più comuni, è l’euristica della disponibilità. Si tratta di una strategia cognitiva, attraverso la quale le persone stimano la probabilità o la frequenza di un evento basandosi sulla facilità con cui esempi o istanze vengono richiamati alla mente. Questo meccanismo venne teorizzato da Kahneman e dallo psicologo Tversky nel 1973, ma mentre i due si concentravano sul numero di esempi ricordati, ricercatori come Schwarz hanno dimostrato che è la facilità del recupero a influenzare il giudizio degli individui. I media giocano un ruolo cruciale nell'alimentare questa distorsione, poiché tendono a dare ampia copertura a eventi insoliti e vividi rispetto agli eventi di routine, ma più pericolosi. L'esposizione ripetuta a scene di violenza porta gli spettatori a stime più elevate del crimine nel mondo reale, influenzando le credenze sulla realtà sociale. L'uso di un linguaggio concreto e colorito, o la presenza di fotografie, rende le informazioni più accessibili e influenza pesantemente i giudizi. Ora che sappiamo come funzionano i meccanismi biologici della nostra mente, possiamo passare all’esplorazione delle tecniche di 'frame-building' e le strategie comunicative utilizzate per orientare l’opinione pubblica.

L’agenda-setting
Nel contesto contemporaneo, le redazioni non dicono al lettore che cosa pensare, ma lo condizionano sul cosa pensare. Da questo punto di vista, la manipolazione delle informazioni non per forza si traduce in una menzogna prodotta da una serie di 'fake news'. In questo paragrafo, osserveremo con quali tecniche viene selezionato cosa mostrare e con quale enfasi. La teoria dell'agenda-setting ipotizza che i mass media abbiano il potere di influenzare il pubblico dettando quali siano gli argomenti a cui pensare. Il postulato principale di questa teoria è il 'salience transfer': è l'abilità dei media di rendere una notizia più rilevante rispetto ad altre, trasferendo un argomento dall'agenda privata a quella pubblica. Maggiore è lo spazio che i media dedicano a una questione, maggiore sarà il riconoscimento pubblico che quell'argomento riceverà. La teoria si applica anche ai blog e alle riviste online, sebbene con dinamiche specifiche. A formulare e testare tali ipotesi sono stati Maxwell E. McCombs e Donald Lewis Shaw nel 1972 all’interno del loro articolo scientifico: 'The agenda-setting function of mass media'. Secondo i due studiosi statunitensi, nella scelta e nella presentazione delle notizie il personale di redazione e i giornalisti svolgono un ruolo importante nel plasmare la realtà politica. I lettori apprendono non solo informazioni su un determinato argomento, ma anche quanta importanza attribuirgli dalla quantità di informazioni contenute in un articolo e dalla sua posizione.  Nonostante la plausibilità teorica, molte analisi non sono riuscite a dimostrare un rapporto di 'causa-effetto' diretto o che un particolare organismo di potere sia in grado di determinare univocamente le priorità del pubblico. Esistono infatti modelli alternativi, i quali suggeriscono che l'agenda finale emerge dalla mediazione continua tra 3 attori: le proposte delle élite politiche, l'opinione pubblica e le necessità dei media stessi. Con questi modelli alternativi viene messo in evidenzia la natura non deterministica della manipolazione. La manipolazione non opera come un'imposizione forzata, ma come una 'proposta di senso' che sfrutta le scorciatoie cognitive dell'individuo.

Il framing
Un processo strategico che viene praticato in numerosi contesti manipolatori è il framing. Questo termine si riferisce a un modo di organizzare e presentare le informazioni per influenzare le interpretazioni degli individui. Un lavoro pionieristico sugli effetti del framing in economia venne condotto da Amos Tversky e Daniel Kahneman. Il concetto di framing viene attribuito da molti commentatori al lavoro di Erving Goffman nella sua opera 'Frame analysis. An Essay on the Organization of Experience'. Il sociologo canadese scrisse nell’introduzione del suo lavoro che “presumibilmente una "definizione della situazione" può essere trovata quasi sempre, ma quelli che si trovano nella situazione normalmente non creano questa definizione, anche se si può dire che la loro società lo fa spesso; comunemente tutto ciò che fanno è valutare correttamente la situazione per poi agire in modo appropriato. È vero che noi negoziamo personalmente tutti gli accordi secondo cui viviamo, ma spesso una volta negoziati, continuiamo meccanicamente come se niente fosse. Questo accade perché il framing è euristico e una volta creato scivola nell'inconscio”.  Il sociologo aggiunse anche che nella notizia, l’umano non cerca fatti, ma solo esemplificazioni. Un esempio esplicativo di framing può essere la preferenza di un’immagine che propone uno yogurt con l'80% di grasso in meno, piuttosto che quello con la presenza del 20% di grasso, anche se l'informazione presenta due prodotti perfettamente uguali in termini di contenuto proteico. In poche parole, le nostre decisioni vengono influenzate dal modo in cui le informazioni ci vengono presentate dai media. Sembra che il framing provochi anche delle conseguenze politiche, poiché è strettamente legato al concetto di agenda-setting. Leggendo il paper (documento accademico, ndr) 'News framing: Theory and typology' di Claes H. de Vreese si può notare come il framing rappresenti addirittura un'estensione dell’agenda-setting. L’autore infatti afferma: “Mentre la teoria dell'agenda setting si occupa della salienza delle questioni, il framing si occupa della presentazione delle questioni”.

La spettacolarizzazione dell’informazione
Un’ultima tecnica da tenere presente è la spettacolarizzazione dell’informazione. Il giornalista e saggista, Carmine Treanni, definì questa tecnica, affermando che “si tratta di un fenomeno nato più o meno alla metà degli anni ‘90 del secolo scorso. Tutto è cominciato nella carta stampata: titoli sempre più forzati e allarmanti, foto grandi e a colori. La notizia si allarga a dismisura sulle prime pagine dei giornali, usando tutto lo spazio che il giornalista gli concede”. Quindi, le notizie diventano storie che devono appassionare chi guarda il programma o legge l’articolo. Questo 'sceneggiare la cronaca', secondo la sociologa Milly Buonanno, nel suo libro 'Leggere la fiction' (Liguori, 1996), sviluppa l'indagine verso due direzioni: a) una notizia viene trasmessa come se si trattasse di una fiction; b) le fiction sono sempre di più tratte da fatti realmente accaduti. Tutto ciò è conciso anche con la 'morte' dell’inchiesta: un genere giornalistico che sia sui giornali, sia in televisione, ha sempre trovato storicamente un suo spazio ben definito, ma che oggi sembra scomparsa o affidata a periodici specializzati. In un qualsiasi manuale di giornalismo, la parola inchiesta viene definita come una serie di servizi relative a particolari indagini su situazioni, fatti o problemi dotati di un’unità di argomento. Molti osservatori del mondo dei mass-media sostengono che, oggi, l’inchiesta sia ormai scomparsa dalle pagine dei giornali.

Le correlazioni spurie
Infine, bisogna citare il vecchio metodo delle 'correlazioni spurie'. Si tratta di manipolazioni che tendono a mettere in relazione due fenomeni distinti e separati, come se appartenessero allo stesso genere o categoria. Le finalità di tali mistificazioni, in linea di massima appartengono a forme recriminatorie o vittimistiche di mancata accettazione della realtà. Per esmepio, le limitazioni di accesso nei luoghi 'chiusi' operata durante la pandemia da Covid 19 fu paragonata, da alcuni giornali, alla discriminazione razziale teorizzata e operata contro gli Ebrei dal regime nazista di Hitler e Himmler, senza tener conto del fatto che le limitazioni della libertà individuale a cui fummo costretti negli anni 2020-2021 non erano eterni, né discendevano da precise teorie etnico-razziali, ma erano destinate a cessare, nei loro effetti, con il cessare della fase di emergenza sanitaria. Il 'peso specifico' dei due fenomeni era diverso: paragonare le due diverse situazioni storiche tra loro non era deontologicamente ammissibile.

Le manipolazioni consentite
L’informazione viene sempre manipolata, ma non per i motivi che si possono sospettare quando si legge la parola “manipolazione”. I giornalisti manipolano i testi dei loro articoli alloquando, all’interno di un’intervista, l’intervistato sbaglia un congiuntivo o un termine. I giornalisti sono tenuti a correggere il testuale e, in questi casi, si parla di manipolazione formale, la quale è consentita. In altri casi, c'è la 'tirannia degli spazi' della pagina giornalistica, che costringe i redattori a scrivere un sunto delle informazioni. Queste tecniche di manipolazione non solo sono consentite, ma possono determinare anche il 'taglio' che si vuole dare alla notizia. Da questo punto di vista, è importante comprendere che ci sono casi in cui la manipolazione è necessaria, altri in cui può essere dannosa.


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