Vittorio Lussana

Per chi conosce il testo dell’opera teatrale di David Mamet dal titolo 'Americani', risulta ben chiara la direzione della parabola di Donald Trump, inchiodato in questi giorni dalla Corte Suprema degli Stati Uniti per la sua assurda politica di dazi commerciali imposti dall’alto. Si tratta di un percorso non felice di rivalità e bassezze, in un mondo che tenta di rinchiudersi secondo uno strano capitalismo di Stato, che pretende di dettare i prezzi delle merci al posto dei mercati, esautorando il parere del parlamento. Ma il capitalismo non è affatto un modello compatibile con i sistemi totalitari, perché ha sempre bisogno di una pietra di paragone. In secondo luogo, come sottolineava spesso un Papa conservatore come Karol Wojtyla, la società dei consumi non è affatto un modello sempre vincente. Soprattutto, quando realizza la profezia di Karl Marx relativa alle “grandi concentrazioni industriali”, che rifiutano la concorrenza quasi perfetta per rinchiudersi in un 'cartello unico' di pochi oligopolisti, segnando un confine tra il proprio mondo e tutti gli altri. Il mercato, invece, si basa proprio sulla concorrenza, la quale richiede di generare profitti e di redistribuirli all’interno di un ciclo economico ben preciso: se non si vende, “si pianta il motore”, come disse il poeta. In una società in cui “cane mangia cane”, i popoli finiscono col cedere ai loro peggiori istinti. E l’assurdo incubo americano a cui Donald Trump ci sta obbligando ad assistere, dimostra pienamente come, anche quando siamo convinti di essere animati dai nostri migliori sentimenti, in realtà siamo sempre più 'sordi' nell’ascoltare consigli e suggerimenti. Le contraddizioni di una società improntata sul successo personale a discapito di chiunque, nonché fondata su una malsana ambizione e sugli approcci aggressivi, per non dire offensivi, nascondono una visione priva di obiettivi, animata unicamente dalla più avida grettezza. Una forma di sterile avarizia, che produce una volgare spavalderia persino nelle piccole cose: si dichiara tutto e subito sui social, anche quando si possiedono scarse informazioni su un fatto qualsiasi. Non si pensi che anche noi laici riteniamo, sotto sotto, che “non ci sia più religione”, come si suol dire in questi casi. Al contrario, noi siamo soliti prendere le distanze dalle filosofie morali e dalle culture cumulative. Noi ci limitiamo a restare sul versante del mero meccanismo, che genera una società in cui più nessuno è esente dal commettere gesti subdoli, che rifiuta quella visione inclusiva, aperta e solidale che noi auspichiamo, che si rinchiude in una sorta di macabra danza all’interno di una serie di 'recinti' di razza, di genere, di orientamenti e modelli imposti, i quali rendono le vite dei singoli individui, quando va bene, tutte uguali. Ma tutto ciò finisce con l’accelerare i processi di crisi, anziché rallentarli. In una società apparentemente evoluta, ricca e piena di progresso, l’essere umano continua a regredire al suo stato primordiale, dove vige solamente la regola del più forte. Ed è esattamente questo l’incubo in cui Donald Trump - e tutte le altre destre sovraniste - ci stanno infilando. Una rivoluzione che divora se stessa. Per pura superficialità.




Direttore responsabile di www.laici.it

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