
C’è un modo di ricordare che non consuma la memoria, ma la fa vivere. Era questo il cuore di 'La mafia non è musica': lo spettacolo andato in scena a fine anno presso il Teatro Palladium di Roma intrecciando parola, musica e coscienza civile. Sul palco, Luisa Impastato – nipote di Peppino – e la 'Nuova Orchestra Pedrollo' hanno guidato il pubblico in un viaggio che non chiedeva di commuoversi, ma di partecipare. Il progetto, già accolto con grande attenzione a Vicenza, è nato come atto narrativo e civile insieme: raccontare Peppino non per 'monumentalizzarlo', ma per restituire la verità di un ragazzo che scelse la libertà sapendo che avrebbe pagato un prezzo altissimo. E’ una memoria che vive, che chiama a rispondere, che non accetta la 'comfort zone' della celebrazione. Nel suo racconto, la memoria diventa gesto quotidiano, non celebrazione.
Luisa Impastato, che cosa significa, per lei, custodire una storia come quella di Peppino senza lasciarla cristallizzare?
“Mio padre prima di me, ma soprattutto mia nonna Felicia, a cui devo la mia scelta di raccogliere il passaggio di testimone, hanno dedicato la vita a difendere e custodire la memoria di Peppino. Lei, in particolare, ha trasformato il racconto in una pratica antimafia, veicolando con la storia di Peppino la forza del suo messaggio e delle sue lotte. Questo impegno, che oggi è portato avanti da Casa Memoria, ha permesso alla storia di Peppino di essere viva nel presente. E anche per me raccontare di lui non è mai una mera celebrazione, perché la sua memoria diventa pratica quotidiana di partecipazione, di mobilitazione, di presa di posizione”.
Questo spettacolo attraversa memoria, comunità e coscienza civile: quale reazione si attendeva nel pubblico romano quando si sono riaccese le luci in sala?
“Quando racconto di Peppino, il mio augurio è quello di riuscire a trasmettere a chi mi ascolta la forza delle sue scelte e io senso di responsabilità che ho sempre nutrito nei confronti di una storia che mi è stata consegnata dai racconti di chi lo ha conosciuto. Spero che il pubblico la accolga e possa farla propria. La musica ha lo straordinario potere di amplificarne il messaggio, perché acuisce le emozioni, prime tra tutte le mie”.
Molti giovani faticano a credere che l’impegno abbia ancora un senso concreto: cosa direbbe loro per spiegare che ‘resistere’, oggi, è ancora possibile – e necessario?
“La memoria, per me, serve anche a questo: a ricordarci che qualcuno, prima di noi, non si è arreso alla rassegnazione. Ai giovani ripeto spesso che i diritti e le libertà che oggi diamo quasi per scontati esistono perché altri, prima di loro, hanno lottato per consegnarci un presente più libero e più giusto. Ma aggiungo anche che questi diritti non sono eterni né garantiti una volta per tutte: se non continuiamo a difenderli, a tutelarli, a pretendere che vengano garantiti, possiamo perderli.E allora sì, l’impegno ha senso perché nulla cambia da solo, e ciò che oggi abbiamo è frutto del coraggio di chi ha resistito ieri e di chi saprà resistere ancora domani”.