Carmen Posta

Marina Herlop, aka Marina Hernández López, è una compositrice catalana nata nel 1993, capace di rompere gli schemi ed esplorare il mondo attraverso un suono al tempo stesso ordinato e caotico. Tradizionalmente formata come pianista, la Herlop si distingue per creare brani che non si ascoltano semplicemente, ma si vivono. Come lei stessa afferma: “Attraverso la musica, le cose si rivelano da sole”. La sua consacrazione internazionale arriva nel 2022 con ‘Pripyat’: un album che cattura il silenzio e la desolazione dell’omonima città ucraina evacuata dopo il disastro di Chernobyl nel 1986 e, oggi, abbandonata, nonostante si facciano degli strani tour turistici al suo interno. Il nome della città deriva dal fiume Prípiat e non significa 'morte' o 'disastro', ma 'acqua che scorre'. Un simbolo che si riflette nelle composizioni dell’album: note di pianoforte che sembrano disordinate. mentre invece sono accuratamente studiate, capaci di creare paesaggi sonori intimi e rituali. Tra i brani più significativi, 'Shaolin Mantis' è diventato un punto di riferimento del suo stile: disciplina, delicatezza e mistero condensati in appena quattro minuti. Altri brani, come 'Lyssof' e 'Ubuntu' quest’ultimo termine zulu significa: “Io sono perché noi siamo” ampliano l’esperienza d’ascolto connettendo l’ascoltatore con concetti di comunità, corpo e rituale. Con il suo album successivo, 'Nekkuja' del 2023, la Herlop ci ha stupiti di nuovo portando questa esplorazione ancora più lontano. Il titolo deriva dal giapponese 'nekku' e significa 'punto critico, collo di bottiglia, ostacolo', mentre 'ja' è la forma informale di 'essere'. Messe insieme, 'Nekkuja' allude al limite che ogni essere attraversa, a quell’istante di disagio in cui si rivela l’essenza. Ogni brano funziona come un passo in questo viaggio intimo: 'Busa': la tana da cui tutto comincia; 'Cosset': contenimento e limite; 'Karada': il corpo e la nostra espressione materiale dell’essere; 'La Alhambra', architettura di misteri geometrici; 'Reina Mora': il femminile e l’oscuro; 'Interlude', il silenzio prima della rivelazione; 'Babel': il caos e le molteplici voci interiori. L’opera di Marina Herlop può non essere di immediata fruizione al primo ascolto, ma va gustata con attenzione e spazio. I suoi album non sono solo musica: sono viaggi sensoriali ed emotivi, che invitano a guardare dentro di sé e nel mondo che ci circonda. Per chi desidera addentrarsi nel suo universo, un consiglio: iniziare con il brano 'Shaolin Mantis', per poi proseguire con tutte le tracks di 'Pripyat' e poi immergersi nella complessità unica di 'Nekkuja'. Un’esperienza che conferma come la musica contemporanea possa ancora sorprendere, trasformare e, soprattutto, farci scoprire frammenti di noi stessi.


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