
Alla fine era vero che 'Buen camino', il nuovo film di Checco Zalone, non fosse granché. Una trama banale, all’interno della quale il protagonista si sente libero di riproporre quel che meglio sa fare: il 'tamarro' meridionale o il 'cafone arricchito', a seconda dei casi. Una sottesa critica alla subcultura piccolo borghese italiana, che rende la pellicola appena sufficiente. Ma tanto è bastato per innescare una 'polemica da autobus' contro il cosiddetto 'politicamente corretto'. Una diatriba che, ovviamente, si guarda bene dall’andare per lo meno a sfiorare il vero 'nocciolo' della questione: l’uso di precise metodologie di disinformazione ampiamente diffuse tra la popolazione attraverso i social network, congiunte con il ricorso a narrazioni demagogiche totalmente inattuali. Si reclama una sorta di libertà di falsificazione, in buona sostanza, secondo una visione assai poco fedele della società italiana e dei suoi multiformi interessi. Si tratta di visioni superate, che rifiutano di prendere atto della realtà evitandola accuratamente, per rinchiudersi nel consueto recinto dei fatti propri. Un fenomeno che, tecnicamente, viene definito "ripiegamento nel privato", difeso tramite un linguaggio estremista - o quantomeno eccessivo - discendente diretto di un populismo antisociologico e antipolitico, che pretende d’imporre le proprie banalità dimostrando unicamente come la critica al cosiddetto 'politicamente corretto' sia solamente il tentativo di diffondere una retorica fintamente forcaiola e tardo-autoritaria. Una mentalità impegnata, sempre più affannosamente, a mantenere in piedi alcune categorie di esclusione sociale, la quale, in realtà, scopre con gravissimo ritardo che ipocrisie e finzioni stanno 'battendo', una dopo l’altra, regolarmente in ritirata. “Perché gli italiani stanno sempre dalla parte di chi picchia”, diceva spesso Indro Montanelli. Come dimostrato dalle recenti posizioni assunte dall’ex presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, tutto ciò non è altro che un rigurgito di retroguardia. Roba vecchia, in parole povere: un connubio di falsità e ipocrisie che, anche a causa delle divisioni del centrosinistra, ha finito con l’assicurargli una posizione sociologica dominante. Il 'rimasuglio' di una retorica che mente soprattutto a se stessa, nella convinzione che, a furia di ripetere una bugia, questa possa tramutarsi, finalmente, in verità.
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