
Eugenio Finardi torna al centro della scena come si torna a una storia d’amore che non ha mai smesso di parlare al cuore. 50 anni di musica autentica e libera sono una ricorrenza: una promessa mantenuta, un cammino fatto a testa alta, sempre fedele alla propria verità. In questo nuovo capitolo, il sentimento guida ancora una volta la sua ricerca, tra canzoni che attraversano il tempo e palchi che diventano luoghi condivisi di memoria e desiderio. Dal 12 dicembre scorso è arrivato in radio 'I venti della Luna': nuovo singolo estratto dal suo album di inediti, 'Tutto'. Nel brano, il vento, che è un semplice elemento naturale, è metafora di ciò che ci attraversa senza chiedere permesso: dalle tempeste interiori, alle feste inattese; dalle paure che bussano, alle gioie che sorprendono. Porta con sé la guerra e la speranza, la nostalgia che ritorna come un soffio improvviso. In contrasto, la Luna, dove “non c’è mai vento”, appare come un luogo immobile, sospeso, quasi senza battito. La canzone diventa così una riflessione poetica su ciò che ci mette in movimento, che ci fa sentire vivi anche quando tutto sembra fermo. Parallelamente, prosegue il tour in tutta Italia con due spettacoli che raccontano le due anime di Finardi: quella teatrale e narrativa e quella più energica e rock. I concerti sono tappe di un viaggio affettivo attraverso la sua storia e quella di chi lo ascolta da sempre. La prima anima prende forma in 'Voce umana', uno spettacolo teatrale in cui la parola è al centro. Qui, la voce diventa confidenza, carezza, rivelazione. Tra monologhi e canzoni, Finardi disegna 'quadri' che parlano di amore, caso, spiritualità, senso della vita. E’ un percorso intimo, in cui il pubblico viene accompagnato dentro la propria stessa memoria e in cui trovano spazio gli omaggi alle “voci” che hanno segnato il suo cammino: quelle di Demetrio Stratos, Franco Battiato, Alice, Fabrizio De André. Con lui sul palco, ancora Giuvazza: presenza preziosa, che intreccia sonorità e suggestioni. Poi arriva l’altra faccia del sentimento, che è la passione che spinge avanti la forza del suono condiviso. Con 'Tutto ’75–’25', il versatile Finardi porta in scena mezzo secolo di musica, mettendo in dialogo passato e presente. Niente compiacimento nostalgico. Solamente, lo stesso ardore curioso degli inizi. Insieme a Giuvazza Maggiore alle chitarre, Claudio Arfinengo alla batteria e Maximilian Agostini alle tastiere, i brani storici s’intrecciano con quelli del nuovo album, 'Tutto', restituendo il ritratto di un artista che continua a interrogarsi e a crescere. 'Tutto' è disponibile in digitale, cd e vinile, a cinquant’anni dal disco d’esordio: 'Non gettate alcun oggetto dai finestrini'. Distribuito da Ada Music Italy, arriva undici anni dopo 'Fibrillante' e tre anni dopo 'Euphonia Suite'. E’ il ventesimo lavoro di inediti e, forse, il più consapevole: un’opera che Finardi stesso sente come possibile ultimo testamento musicale e spirituale. Undici brani attraversano le ombre e le luci del presente, crisi sociali, domande politiche, misteri dell’esistenza, riflessioni su amore, destino, perfino sulla fisica quantistica, sempre con uno sguardo umano e partecipe. La produzione di Giovanni 'Giuvazza' Maggiore accompagna questo percorso con cura artigianale. Nel disco, spiccano il featuring con la figlia Francesca, in arte Pixel, in 'Francesca sogna'; la batteria di Fiamma Cardani ne 'La facoltà dello stupore'; il basso di Paolo Costa in diversi brani, tra cui 'I venti della Luna'. E’ un lavoro che unisce generazioni, legami familiari, amicizie artistiche e la musica come eredità affettuosa, che passa di mano in mano. Intanto, il calendario dei 'live' continua a riempirsi tra teatri e città, dove ogni spettatore porta la propria storia e ne esce con qualcosa in più: magari un ricordo riacceso, una domanda rimasta aperta, una carezza per il futuro. Recentemente, Finardi ha ricevuto la Targa Mei come Artista indipendente dell’anno nell’ambito del Meeting delle etichette indipendenti: un riconoscimento che celebra la sua carriera e la coerenza di un percorso libero. 'I venti della Luna' racconta che la vita è fatta di correnti che scompigliano e di luoghi immobili che rassicurano. Tra questi due poli si muove anche l’arte di Eugenio Finardi: un’arte che non teme le tempeste e non si rifugia nell’assenza di emozioni, preferendo il rischio del sentire pieno. Cinquant’anni dopo, le sue canzoni continuano a chiamarci per nome, come chi conosce bene le nostre fragilità e, con dolce fermezza, ci invita ancora una volta ad andare incontro al mondo.