Vittorio Lussana

Giorgia Meloni ha raggiunto il suo agognato traguardo: l’esecutivo da lei guidato, dallo scorso 4 settembre è il più longevo della Repubblica italiana. Tuttavia, la questione non sarebbe quella di celebrare tale obiettivo avendo compreso il valore di un antico concetto assai caro al Pentapartito a guida 'craxiana', dunque socialista. Può trattarsi, forse, di un riconoscimento indiretto e poco intenzionale. Ma il punto vero della questione non è affatto questo. Se un esecutivo non produce fatti – e il Governo Meloni di fatti ne ha prodotti pochi… - e, nonostante ciò, riesce a rimanere in 'sella' per 4 anni, allora dobbiamo dircelo apertamente e con estrema chiarezza: siamo un Paese di 'menefreghisti'. La 'colpa' degli esecutivi durati un po’ meno del Governo Meloni, infatti, diventa quella di aver tentato di introdurre riforme o di cambiare qualcosa. Pertanto, la vera contraddizione di fondo non è solamente politica, ma culturale. Ed è tutta nostra, del popolo italiano preso nel suo complesso: a parole si rivendicano cose o si reclamano cambiamenti; nei fatti, se qualcuno tocca un settore qualsiasi, tutti gli altri si chiudono a 'testuggine', come faceva l’esercito romano in battaglia. Ma la tecnica della 'chiusura a testuggine', per i nostri antichi progenitori non aveva uno scopo puramente difensivo, bensì di penetrazione attiva all’interno delle fanterie nemiche. Prendiamo il caso cinematografico del primo 'Rocky' di John G. Avildsen, vincitore di 3 premi Oscar nel 1977. Sul ring, lo 'stallone italiano' risulta lento e goffo, rispetto all’eleganza e alla rapidità dell’avversario, Apollo Creed. Eppure, tatticamente il campione del mondo in carica, dotato di maggior esperienza, finisce con lo stancarsi nel continuare a 'punzecchiare' il 'roccioso' pugile italo-americano. E finisce più volte col mostrare il fianco alla sua controffensiva, rozza quanto si vuole, ma potente ed efficace. Benissimo: nel caso dell’esecutivo di Giorgia Meloni, o si è rimasti staticamente al centro del ring a 'prendere legnate'; oppure, si è cercato di colpire l’arbitro, come nel caso della vergognosa riforma della Corte dei Conti (per non parlare del 'premierato'...). A completare il paradosso, l’opposizione, che dovrebbe rappresentare il pugile 'esperto', dimostra altresì scarsa voglia di combattere: non reagisce, 'cazzeggia' sul ring, non risponde né al grido di dolore dei ceti popolari, né a quello delle classi medie o dei lavoratori dipendenti. Quel che ne esce è un incontro molto brutto, indegno sia per lo sfidante, sia per il campione in carica. Di conseguenza, l’interesse dell’opinione pubblica tende a 'scemare': ci si limita a ridere per qualche battuta di basso profilo, ma non si parla di un parlamento regolamente esautorato, nel tentativo surrettizio di restaurare una sorta di sudditanza 'castale', portando alle più estreme conseguenze una visione di Paese che si affida unicamente alle 'scorciatoie' rispetto a quella di chi vorrebbe guadagnarsi ogni traguardo per meriti acquisiti. Tutto resta immobile, in mano ai 'dinosauri'. L’unico momento di vivacità lo ha portato proprio Roberto Vannacci con la sua nuova formazione politica, Futuro nazionale: ennesimo tentativo della 'nebulosa qualunquista' di 'sfasciare' tutto, rischiando di finire in cella per eversione, ricostituzione del Partito fascista e incitamento all’odio razziale. Perché tra l’inutile e il dannoso, molti italiani nutrono l’ardire anarcoide di preferire addiruttura il secondo. Dunque, si rimane in una situazione di mero galleggiamento: un procedere a tentoni tra torrenti fangosi e detriti culturali di derivazione nostalgico-autoritaria. In buona sostanza, 'l'antipolitica' parte per suonare e viene regolarmente 'suonata'. Ma anche la politica propriamente detta non ha più voglia di 'suonare', perché tanto, anche quando ti muovi meritoriamente per affrontare un cataclisma di dimensioni planetarie come una pandemia, non si viene compresi e la grancassa mediatica spinge l’opinione pubblica verso la conclusione opposta. Se si andasse a rivedere l’intervista rilasciata da Ilaria Capua al canale Youtube di Fanpage.it, questa lucidissima scienziata lo sottolinea con disperazione: “Molti italiani, ancora oggi, non hanno capito che il lockdown, in certi casi, è necessario, per non ingorgare gli ospedali e non intasare i servizi cimiteriali”. Quindi, se il Paese non capisce, la 'colpa' è sua: è perfettamente inutile che veniate a 'menarci il can per l’aia'. Se un esecutivo resta in carica per 4 anni con il solo obiettivo di durare, la responsabilità è nostra, non di altri, sia del popolo di destra, sia quello di sinistra che non s’impegna abbastanza. "Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta…”, recita 'l’attacco' del 'Canto degli italiani' di Goffredo Mameli. La frase è sbagliata, ma nessuno se n’era mai accorto per quasi un secolo e mezzo. La parola “Italia”, infatti, è una ripetizione. Ma una ripetizione può anche essere utile a cambiare le cose, perché fissa nella testa della gente quali siano le urgenze a cui bisogna far fronte o le necessità verso le quali doversi impegnare. Invece, nel nostro caso, ci troviamo di fronte a una destra che vorrebbe chiudersi all’interno di un perimetro autoreferenziale e ideologico, al fine di resuscitare ‘Dio, Patria, Famiglia’ e ubbie affini; e a una sinistra indolente, che mette in discussione anche quelle 4 idee che aveva estratto dal 'cilindro' per via di alcune esagerazioni 'woke' della Disney o, più in generale, degli americani. I quali, a loro volta, hanno scientemente deciso di avviarsi verso il proprio destino di scarsa autorevolezza (ovviamente, inseguiti da noialtri...). Proprio in questi giorni, in pochissimi abbiamo salutato con dolore la scomparsa di un artista di primissimo livello come Tim Curry. Mentre invece era un’occasione per riflettere più approfonditamente sulla cultura 'pop' prodotta a sinistra, la quale ha avuto il merito di 'sdoganare' temi per molto tempo considerati minori: l'horror, la trasgressione, la libertà sessuale, il travestitismo, la bisessualità e la transessualità. E lo aveva fatto proprio per liberare la sinistra delle vecchie gabbie ideologiche ottocentesche, svelando a tutto il mondo quelle repressioni e ipocrisie legate alla fluidità sessuale e alla liberazione individuale. Un tentativo coraggioso di aprirsi una strada al contempo popolare e libertaria pur rimanendo 'colti', come dimostrano i numerosi dettagli sparpagliati nella scenografia di 'The Rocky Horror Picture Show', diretto Jim Sharman. E invece, abbiamo dovuto assistere a un dibattito stucchevole sul 'woke' e sui diritti civili, come se quest’ultimi fossero distinti da quelli sociali. La sinistra italiana continua a essere vittima del proprio 'fuoco amico' intorno a un’incomprensione evidente, che proviene dall’ostinato tentativo di sostituire un populismo di sinistra a quello di destra. Ma andatevene a quel paese pure voi, a questo punto, cari Giuseppe Conte ed Elly Schlein: 30 anni di lavoro per tirarvi fuori dalle 'secche' del 'marxismo-leninismo' gettati nel 'cesso', o trattati come mere speculazioni di Marco Pannella, della comunità Lgbtq+ o del sottoscritto. Neanche vi interessa sconfiggere le destre a voialtri, ma metterlo 'in quel posto' agli amici che hanno cercato di darvi una mano: ma che brave persone che siete! L’avete imparata presto la lezione 'arcitaliana' del 'mors tua, vita mea': “Complimenti vivissimi”, avrebbe commentato l’amico Enzo Fragalà, picchiato a morte da alcuni mafiosi siciliani perché stava cercando una via d’uscita laica e liberale per la destra italiana. Nel frattempo, però, si 'tagliano' i fondi ai disabili, costringendo una famiglia del quartiere romano di Pietralata a togliere il disturbo suicidandosi. Così, ben presto non avremo più né i diritti civili e neppure quelli sociali, in un quadro complessivo di denatalità e di fuga dei nostri giovani all’estero. Una fuga ben motivata, a questo punto, perché in un Paese di 'pazzoidi' inventati o di emeriti cretini che si credono dei 'furbetti', chi ci vuole rimanere a vivere? Chiarito tutto ciò, a questo punto non possiamo far altro che rivolgere i nostri dovuti complimenti alla presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, per aver raggiunto il proprio obiettivo di longevità governativa. Ma lo facciamo con generica freddezza, niente affatto a 'senso unico'. Ovvero: non rivolta unicamente nei riguardi delle destre. Politicamente, abbiamo ormai toccato il fondo: spero che ciò risulti presto ben chiaro a tutti. Anche alle distinte tifoserie.

 




Direttore responsabile di www.laici.it

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