
Kent non è solamente uno spettacolo teatrale: è un 'secret show' con formula 'speakeasy' ambientato tra le famose terrazze di Roma. Si accede tramite parola d’ordine - comunicata solo il giorno dell’evento - intorno alle 19.30, si prende un aperitivo e, alle 20.45, inizia lo spettacolo. Si tratta di un’idea nata nell'estate del 2016, quando venne inaugurata la prima stagione di una sorta di 'terrazzi tour'. Nella messa in scena, Pietro (Matteo Quinzi) si ritrova all’ultimo piano di un palazzo con l’intenzione di gettarsi nel vuoto. Ma proprio nel momento in cui sta per compiere l’estremo gesto, compare un giornalista (Valerio Di Benedetto) in preda a un attacco di panico. Il soggetto di questo lavoro si sviluppa esattamente da qui: due uomini in crisi che si incontrano casualmente e che cercano di sorreggersi l’uno con l’altro. Una commedia rapida, che racconta gli inganni della morale tramite un omaggio a Superman: l’eroe per eccellenzia del superomismo americano, ormai giunto al tramonto. Il testo è di Marco Andreoli per la regia di Cristiana Vaccaro e rappresenta un tentativo di portare il teatro fuori dai teatri: “Sui tetti di Roma”, secondo qualcuno. O forse, un passaparola sussurrato tra amici che è diventato un appuntamento fisso nella sempre più calda estate romana. Un’idea originale, per passare una serata diversa, curata con precisione e attenzione tecnica, granzie alle musice di Stefano Switala e al 'progetto-luci' di Luca Carnevale. Una messa in discussione di quel superomismo trascendente, incapace di vedere il male che si trova di fronte. Un copione eccellente, in tempi di culto della personalità e di 'uomini forti' ai quali delegare il risolvimento di ogni problema. Pur di non assumere alcuna responsabilità. Perché tanto è sempre colpa di qualcun altro.