Andrea Accolla

Le azioni di Donald Trump, in questi ultimi mesi, non hanno mai deluso in termini di spregiudicatezza: dichiarazioni di vittoria, ultimatum, dietrofront, nuove minacce. Un infinito giro di valzer, che instilla dubbi e preoccupazioni sempre più evidenti negli alleati storici e, più in generale, nel mondo intero. Nel timido dissenso verso una guerra che rischia concretamente di mettere in ginocchio l’intero pianeta dal punto di vista energetico e di ridisegnare, drasticamente, lo scenario geopolitico in Medio Oriente, si è distinta la voce decisa di Papa Leone XIV, che ha condannato a più riprese l’azione bellica intrapresa dal tycoon. Lo scorso 7 aprile, il pontefice, al rientro in Vaticano dopo la consueta visita alla residenza di Castel Gandolfo (Rm), aveva rilasciato ai giornalisti una dichiarazione nella quale ribadiva la sua estrema preoccupazione per l’ultimatum lanciato dal presidente degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran, dichiarandosi preoccupato sulla violazione del diritto internazionale e, soprattutto, sulla questione morale relativa al coinvolgimento di vittime innocenti. Parole dure, potenti, che hanno colpito e provocato la reazione di Donald Trump, che dal suo social ‘Truth’ tuonava contro il pontefice definendolo “debole sul fronte della criminalità e in politica estera”. Una presa di posizione dalla quale il presidente statunitense non si è mosso di un millimetro, sostenuto dalle parole del suo vice, J. D. Vance, che ha rincarato la dose, sottolineando che “il Papa dovrebbe occuparsi soltanto di questioni morali”. Il duro affronto, senza precedenti nella relazioni internazionali, ha mostrato come la tracotanza di Trump non risparmi nemmeno la massima autorità religiosa cattolica, nella duplice identità di guida spirituale di quasi 1 miliardo e mezzo di credenti e di pacifico mediatore tra i popoli. “Non ho paura di Trump e della sua amministrazione, io credo nel messaggio di pace del Vangelo, beati i costruttori di pace”: questa la ferma replica di Papa Leone al suo contestatore 'a stelle e strisce', convinto di poter utilizzare la sua nota politica muscolare per poter soffocare la disapprovazione del Vicario di Cristo. Lo sconsiderato attacco di Trump ha, tuttavia, sortito un effetto del tutto inaspettato: è riuscito, infatti, a compattare il clero cattolico americano, riunito ora intorno al pontefice. Critiche e prese di distanza non hanno tardato ad arrivare da parte anche de leader politici, che hanno testimoniato solidarietà al Papa. Nonostante il conflitto con l’Iran proceda tra pause strategiche e colloqui diplomatici dai dubbi risultati, l’amministrazione Trump medita sulle proprie azioni e porge il proverbiale 'ramoscello d’ulivo' verso la Santa Sede, attraverso le parole del vicepresidente Vance, che annuncia di “essere grato al Papa per non voler dibattere con il presidente Trump” e che “i media alimentano i conflitti, mentre la realtà è spesso più complicata”. Un primo passo verso l’incontro e non lo scontro: un’alternativa alla logica della contrapposizione. Non serve gridare più forte, ma parlare meglio. Non serve escludere, ma includere con intelligenza e umanità. E’ in questa direzione che si colloca il messaggio del Papa: costruire 'ponti', non distruggerli. Perché solo attraverso il dialogo e la comprensione si può davvero immaginare un futuro comune.


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