Elisabetta Lattanzi

Lo scorso 11 aprile 2026, è stato inaugurato a Roma, lungo il Tevere, il 'Marevivo floating hub': una struttura galleggiante ormeggiata allo Scalo de Pinedo, che ospita il centro della biodiversità fluviale e urbana realizzato dal Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche, ndr) nell’ambito delle iniziative del 'Biodiversity Gateway'. Con il termine 'biodiversità' s’intende la varietà di tutte le forme di vita esistenti nel nostro pianeta. Il 'Biodiversity Gateway' diffonde le conoscenze sulla biodiversità, usando strumenti dedicati per trasferirle ai diversi settori della società e favorirne l’applicazione nella vita reale. All’inaugurazione era presente l’esploratore e divulgatore ambientale, Alex Bellini, che ha raggiunto in canoa il 'Marevivo' e a cui abbiamo rivolto alcune domande.

Alex, navigare prima nella vastità degli oceani, oggi su un fiume relativamente piccolo come il Tevere: che sensazione hai provato?
“La percezione dell’acqua non cambia: le emozioni ci sono sempre. Il concetto di infinita distesa d’acqua probabilmente ci viene in mente guardando le cartine geografiche, ma galleggiando da soli, ovunque si è, i nostri sensi non sono influenzati dalle distanze chilometriche. Le nostre vite sono interconnesse”.

Il Tevere è legato indissolubilmente a Roma, come il Gange, che tu hai navigato, all’India: che ricordi hai di quell’esperienza?
“Il Gange è il fiume sacro per gli induisti, che ancora fanno le abluzioni nelle sue acque, vi spargono le ceneri dei defunti, lasciano fiori e candele. Tuttavia, un momento è rimasto impresso nella mia mente: mentre ero lì, la carcassa di un animale è passata accanto alla mia zattera. Ho visto un uomo sulla riva e gli ho chiesto come mai nessuno se ne occupasse e l’uomo mi ha risposto che qualcuno, a valle del fiume, se ne sarebbe occupato. Sono rimasto a riflettere per un po'…. Io sollecito tutti a fare qualcosa, a non aspettare l’intervento di altri o a rimandare: tutti possiamo darci da fare per salvaguardare la natura contro l’inquinamento. E questo spazio, inaugurato oggi, ne è l’esempio. Dobbiamo impegnarci per rispettare la biodiversità e diffonderne la cultura”.

A proposito di inquinamento, tu hai costruito zattere con materiale plastico riciclato e le hai usate per le tue esplorazioni: perché?
“Per sensibilizzare le popolazioni sul problema della dispersione della plastica, che non solo inquina, ma va a finire anche nel nostro organismo, a causa delle microplastiche ingoiate dai pesci. Quando la plastica affonda, essa scompare dalla nostra coscienza. Invece, bisogna portare ‘a galla’ il problema”.

Che cos’è e dove si trova esattamente l’isola di plastica che hai raggiunto nel 2019 per la prima volta?
“Con isola di plastica ci si riferisce al ‘Great Pacific Garbage Patch’ (Gpgp): un’area situata nell’oceano Pacifico, tra la California e le Hawaii, dove si è accumulata tantissima plastica, trasportata dai fiumi e dalle coste verso l’oceano. Non si tratta di un’isola solida, ma di una vasta ‘zuppa’ di trilioni di plastiche che si accumulano ogni anno di più e minaccia oltre 700 specie marine”.

Quale messaggio vuoi lanciare qui da Marevivo sul Tevere?
“Sono felice di essere qui e parlare dell’esperienza del mio progetto ‘Ten Rivers One Ocean’, il cui intento è monitorare lo stato di salute dei fiumi più importanti del pianeta. Colgo l’invito a questa inaugurazione, per ribadire l’urgenza di intervenire per tutelare la natura che ci circonda e di conseguenza salvaguardare anche la nostra salute”.


Lascia il tuo commento

Nessun commento presente in archivio