Vittorio Lussana

La politica è quel tipo di scienza umanista che, per poter agire, deve adeguarsi di continuo al livello di maturità delle masse, segnare il passo con esse, fermarsi con esse, se necessario, come accade che con esse 'esploda'. Ma continuerà a chiamarsi cultura, quel tipo di attività che, non impegnandosi in nessuna forma di azione politica diretta, saprà andare avanti sulla strada della ricerca della verità. Perché la linea che divide la 'buona' cultura da quella 'cattiva', non si identifica con quella che separa la politica 'migliore' da quella 'peggiore'. Da tale corollario di principio ne discende che il presidente della fondazione ‘La biennale di Venezia’, dottor Pietrangelo Buttafuoco, gode di un diritto pienamente autonomo quando decide di ospitare, presso i Giardini della Biennale medesima, l’allestimento di un padiglione russo. Siamo ormai di fronte a una diatriba che sta creando un imbarazzo eccessivo, dopo che l'Unione europea ha stabilito la sospensione dei fondi alla manifestazione veneziana. Per una volta, siamo dunque in disaccordo con le decisioni che si stanno prendendo a Bruxelles. Anche perché, l'evento in questione potrebbe rappresentare un’occasione preziosa per la diplomazia europea, al fine di riavviare un processo di graduale risoluzione del conflitto russo-ucraino. Se veramente si vuole indurre Mosca ad aprire un tavolo di trattative, finalizzato a raggiungere l’obiettivo di una pace onorevole per entrambi i contendenti, si dovrebbe saper cogliere ogni opportunità di confronto, anziché chiudersi a 'riccio' e far ricadere le conseguenze di tale chiusura sul mondo della cultura europea, alla quale anche la Russia storicamente appartiene. La mancanza di una politica estera comune svela un processo di integrazione europea, che proprio non riesce a evolversi verso quello spirito che potrebbe affrancare la Ue da una visione puramente mercantilista e contrattualista. “Non si vive di solo pane”, disse una volta qualcuno. Un principio che ci obbliga, anche moralmente, a un’interpretazione umanista dello 'scambio' culturale tra i popoli. Non si risolve tutto con il danaro. E la globalizzazione economica non può essere l’unico 'collante' del processo d’integrazione europea. Un corpo diplomatico degno di questo nome dovrebbe lavorare anche in funzione 'attiva' e non soltanto in senso 'passivo-difensivo'. Per non cadere nell’incultura dei 'voltafaccia' e dell’incomunicabilità. Per non interrompere la millenaria corrente culturale della Storia, che è poi quella del riformismo laico, liberale e socialista.




Direttore responsabile di www.laici.it

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