Vittorio Lussana

Il termine 'pippa', nel dialetto romano solitamente indica una persona incapace o di scarso valore. L’espressione viene utilizzata per denunciare, con amara ironia, l'ascesa sociale di incompetenti ai vertici delle istituzioni o delle aziende. Non si tratta di un fenomeno consapevole, derivante da una sorta di 'diritto alla mediocrità'. Al contrario, siamo di fronte al drammatico fallimento di un’intera generazione, che ha preferito proiettare un’immagine narcisistica, anziché cercare di risolvere una serie di gravi dissociazioni psichiche, se non addirittura psichiatriche. Come nel caso, ormai evidente, del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Il quale, sia ben chiaro, è solamente il sintomo di questa alienazione 'freudiana', che solo una società malata poteva produrre. In sostanza, un politico 'normale', come per esempio il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, viene visto come una specie di ragioniere del catasto, nonostante la sua personale preparazione. In una società alienata, in cui tutto viene considerato un mero meccanismo senza alcuna concessione ai valori culturali di valutazione o di soppesamento, sono le 'mele marce' a prendere il sopravvento. E’ il trionfo dei “sembra” e dei “si dice”: conta solo ciò che appare, invece di quel che si è veramente. In secondo luogo, proprio le forze politiche 'populiste' che si professavano “identitarie”, dal punto di vista dei comportamenti concreti stanno dando prova di una totale mancanza d’identità, persino nelle loro leadership. Siamo cioè di fronte a una contraddizione continua tra ciò che si mostra in pubblico, rispetto ai comportamenti privati. Il tutto, trincerandosi all’interno di un’ideologia 'chiusa', che vorrebbe imporre agli altri una serie di valori che non si è mai in grado di rispettare coerentemente in prima persona. Come è potuto accadere tutto questo? Non esiste una spiegazione sociologica ben precisa; si può solo tentare di produrre qualche ipotesi. Innanzitutto, si è imposta una superficialità caratterizzata da un linguaggio astratto, come se le parole fossero dei 'gusci vuoti' prive di ogni effetto di sostanza. E’ un processo degenerativo che ha avuto luogo, soprattutto, nei Licei e nelle Università. Un’idea di cultura astratta o idealizzata, che ha prodotto una cattivissima selezione. Per dirla con Gramsci, non si è compreso il meccanismo di scelta tra i “peggiori” e i “migliori”, che nelle logiche collettive - o di gruppo - finiscono con l’avvantaggiare chi non ha alcun bisogno di essere avvantaggiato. Una sorta di ragionamento del tipo: “Di questo ci si può fidare; di quest’altro, no”, secondo il metodo tipico degli uffici di collocamento, che non a caso, qui da noi, non hanno mai funzionato. Anziché soffermarsi sulla verifica di un avvenuto 'nutrimento culturale' o di 'apprendimento effettivo', si è preferito licenziare tre intere generazioni di mediocri. Anche sul fronte aziendalista si è mosso ben poco: gli slogan e le parole d’ordine sono sempre le stesse da 30 anni a questa parte. Tuttavia, chi aveva 25 anni allora, oggi ne ha 55 e non è più disposto ad accettare una flessibilità che ha prodotto solamente precariato. In pratica, si è cercato di applicare un liberalismo rozzo, che paradossalmente ha prodotto nuove forme di anti-selezione. Con il 'berlusconismo', in particolare, si è sostanzialmente applicato un modello televisivo, dunque puramente estetico, costringendo i capaci a fare altro oppure a disinteressarsi e basta. E coloro che sono stati mandati avanti, anche e soprattutto nell’ambiente politico - ma non solo – sono quelli che non sapevano far niente in tutti gli altri settori della società. Chi aveva una professione e un apprezzabile senso del dovere civico, in realtà è stato scoraggiato, al fine di concedere spazio a chi aveva motivazioni meno 'nobili'. Un errore gravissimo, perché le 'motivazioni', soprattutto quelle dei giovani, sono importantissime. Basta dare un rapido sguardo all’intera società occidentale e alle carriere professionali di chi, oggi, è alla guida dei Partiti o delle grandi aziende per constatare come siano andate le cose. Una 'pippa' come Donald Trump è l’esempio più classico di come i nostri meccanismi di selezione non abbiano funzionato o non funzionino più. Di politici capaci ce ne sono in giro, ma i Partiti sono diventati delle 'scatole vuote', ormai totalmente privi di quella rete di partecipazione e di formazione che aiutava a far emergere i 'migliori'. Al contrario, continuano a sorgere movimenti personalistici, in cui viene reclutato chi è più fedele, non chi è più competente. E nei casi più eclatanti, si finge uno sdegno, più o meno sincero, per l’incompetenza degli staff altrui, senza minimamente occuparsi dei propri. Il vero guaio, in questa situazione, è che raramente gli incapaci o gli inadeguati alla Donald Trump comprendono i propri limiti e, quindi, finiscono col produrre danni devastanti. E qual è la soluzione, in questi casi? Come se ne viene fuori? Con ulteriori processi selettivi, che però richiedono una quantità di tempo che non abbiamo. Servirebbe un aumento massiccio della partecipazione, per provare a produrre un ricambio serio. E strutture in grado di selezionare e formare i futuri rappresentanti. Ma le nostre forze politiche non sembrano animate dalla reale volontà di affrontare tale questione, costringendoci a dover sopportare tutte queste 'pippe al potere'. Le quali, evidentemente, ce le meritiamo.




Direttore responsabile di www.laici.it

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