Alessandra Satriani

In questo periodo, si sente spesso parlare di protocollo antibullismo nelle scuole. Ma cos'è, precisamente? Parlando di protocollo antibullismo, ci si riferisce a una serie di 'linee-guida', strategie e comportamenti che le scuole hanno adottato per prevenire, riconoscere quando in essere e, di conseguenza, contrastare e gestire gli episodi di bullismo e cyberbullismo tra i ragazzi. Possiamo definirlo anche uno strumento di lavoro divenuto necessario, visto l'aumento degli episodi di cronaca come quelli di La Spezia e di Trescire Balneario. Una serie di procedure che dovrebbero aiutare a fronteggiare il disagio e la sofferenza giovanile legata a situazioni spesso difficili da portare alla luce. Allo stesso tempo, possiamo osservare, con tristezza e giustificato rammarico, che non sempre si riescono a ottenere i risultati sperati. Innanzitutto, ricordiamo che con il termine bullismo si intendono tutti quei comportamenti di "spavalderia arrogante e sfrontata", gli atteggiamenti di sopraffazione e le violenze, sia fisiche, sia psicologiche, diffusesi specialmente negli ambienti scolastici o giovanili. Per cyberbullismo, invece, si indicano tutte quelle forme di oppressione, aggressione, molestia, denigrazione, furto d'identita che avvengono per via telematica, nonché la diffusione di contenuti online, del singolo o anche della famiglia, a danno dei minori.

A chi sono rivolte queste guide di intervento?
Il protocollo si rivolge a quanti si trovano ad affrontare tali fenomeni, nel mondo della scuola, della sanità o anche in altri ambienti, impegnandosi su diversi fronti e in vari modi, seguendo tutta una serie di procedure. Nell'ambito scolastico, si parte, in primis, facendo informazione e formazione ai docenti, nominando un referente e coinvolgendo tutto il personale scolastico, nonché quanti hanno contatti con i ragazzi, quindi anche le famiglie. L’informazione viene poi estesa anche ai ragazzi che si cerca di sensibilizzare, al fine di portarli a riconoscere e comprendere il problema con i suoi effetti su tutte le parti coinvolte: chi subisce, chi bullizza, le famiglie e, in maniera più allargata, la comunità. S’insegna loro l'importanza del rispetto e della comprensione dell'Altro e quali azioni e parole hanno un peso e delle conseguenze, inducendo i ragazzi anche a un utilizzo più equilibrato e consapevole dei social network e dei media.

In quali modalità?
Tutto ciò avviene, ovviamente, attraverso l'utilizzo di materiale informativo, progetti scolastici e assemblee in cui coinvolgere tutti i ragazzi. Anche con interventi di personale esterno, come psicologi o racconti di quanti si sono trovati ad affrontare queste situazioni.  Ci si impegna, in pratica, a fare capire loro che quando ci si trova in difficoltà, possono contare sugli insegnanti, sugli amici, sugli altri alunni e sulle famiglie, che non devono vergognarsi o avere paura, che possono sentirsi protetti. L'impegno diventa, dunque, collettivo: tutti devono fare uno sforzo in più, affinché l'ambiente che circonda i ragazzi venga percepito come sicuro, anche attraverso l'ausilio degli psicologi.

Il team antibullismo
Gli insegnanti e i collaboratori scolastici devono mantenere alta l'attenzione per riuscire a individuare i vari tipi di segnali e vigilare sullo stato d'animo e sul benessere dei ragazzi. A tal fine, sono state previste varie forme di raccolta delle segnalazioni dei problemi, anche in forma anonima, non solo parlando e chiedendo aiuto al dirigente scolastico o ai docenti, ma anche attraverso la creazione di sportelli di ascolto, di pagine interne alla scuola, mail o bacheche dove pubblicare le segnalazioni. Creando, insomma, dei veri e propri ‘team antibullismo’.

Azioni di supporto
In determinate circostanze, vengono decise una serie di azioni di supporto e di protezione della vittima. Si parla con il bullo, per iniziare un percorso educativo, per responsabilizzarlo e fargli comprendere che queste azioni sono sbagliate e hanno effetti emulativi che possono essere devastanti, attivando, quando necessario, misure riparative. Il personale scolastico informa il referente o il team antibullismo e, dopo aver raccolto tutte le informazioni, si stende una relazione formale. Vengono coinvolte le famiglie di entrambe le parti, che non sempre riescono a notare determinati segnali e, spesso, sono all'oscuro di quanto sta succedendo.

Sanzioni
Sono previste delle sanzioni disciplinari in base al Regolamento d’istituto. In secondo luogo, può essere instaurata una collaborazione con i servizi sociali e, nei casi ritenuti gravi, un coinvolgimento delle autorità.

Finalità
Lo scopo di tutto questo è fare in modo che si creino comunità scolastiche forti, unite, basate sulla collaborazione e l'empatia, per prevenire gli atti di prepotenza e garantire la sicurezza. Il bullismo, in qualsiasi forma esso si materializzi, ha gravi conseguenze fisiche e psicologiche. Provoca insicurezza, insonnia, sofferenza, vergogna e ansia. Porta a chiudersi in se stessi, cala il rendimento scolastico, può causare disturbi alimentari, emotivi, danni fisici, causati o autoinflitti, fino al sorgere di pensieri depressivi e/o essere spinti a comportamenti suicidiari, come purtroppo si sta assistendo negli ultimi tempi. A volte, i ragazzi utilizzano comportamenti di questo tipo pensando, in tal modo, di essere divertenti, di diventare popolari, di essere al centro dell'attenzione, mal interpretando e mal gestendo, poiché influenzabili, tutti gli input che arrivano dai social senza capire davvero l'importanza di quello che fanno. Ciò che dobbiamo fare tutti noi, invece, è mantenere alta l'attenzione, intervenire per combattere il fenomeno e non voltare il nostro sguardo da un'altra parte.


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