
Nei mesi scorsi sono stati ricordati i 14 anni dal naugragio della nave da crociera Costa Concordia, affondata Il 13 gennaio 2012 con a bordo migliaia di persone tra passeggeri ed equipaggio. Il bastimento s’incagliò vicino all’isola del Giglio, in Toscana, provocando la morte di 32 persone e numerosi feriti. Al centro di quella clamorosa vicenda, il comandante della nave, Francesco Schettino, accusato di omicidio plurimo colposo, abbandono della nave, naufragio colposo e lesioni colpose. Era dunque l’occasione per chi vive, come noi, la passione per la navigazione in mare, di ricostruire i gravi errori commessi dall’ufficiale in comando: 1) innanzitutto, il comandante prese la decisione di “fare l’inchino” avvicinandosi alla costa dell’isola del Giglio: una manovra non autorizzata, anche se tantissime navi da crociera, in passato, effettuavano questo rito, tacitamente accettato in quento consuetudine marinaresca. Tuttavia, a causa di questa manovra, lo scafo ha urtato uno scoglio sommerso del gruppo delle Scole, situato a meno di un chilometro da Giglio Porto, provocando una gravissima falla nella nave; 2) la mancata evacuazione dei passeggeri al momento dell’impatto, che non venne attuata come da prassi, provocando un vero e proprio caos, con migliaia di passeggeri costretti ad abbandonare la nave da soli pur di mettersi in salvo; 3) l’aggravante della fuga del comandante Schettino con l’abbandono della nave prima dei passeggeri. Secondo il codice della navigazione, infatti, il comandante dev’essere l’ultimo uomo ad abbandonare la nave, perché prima deve occuparsi di mettere in salvo i passeggeri e il proprio equipaggio.
Il processo e la condanna
Francesco Schettino è stato processato e condannato a 16 anni di reclusione nel 2015. Una pena confermata anche nel processo d’Appello e in Cassazione. La sentenza di quest'ultima corte, in particolare, ha sottolineato la "responsabilità diretta del comandante nella gestione del disastro, per non aver seguito le procedure di sicurezza". Ancora oggi, il 'caso Schettino' induce molti operatori del mare a occuparsi della vicenda, studiando a fondo il caso per trarne nuove esperienze circa i notevoli problemi di sicurezza in ambito marittimo. Infatti, circa 4200 persone furono tratte in salvo durante il naugragio, ma vi furono 32 morti, 30 dei quali recuperati nel periodo tra le operazioni di soccorso e la fine di marzo 2012. Addirittura, i resti degli ultimi 2 dispersi furono rinvenuti, rispettivamente nell'ottobre 2013, dopo le operazioni di riaddrizzamento della nave, costosissima e tecnicamente complessa peraltro, mentre il secondo cadavere venne rinvenuto solamente il 3 novembre 2014, durante le operazioni di smantellamento del bastimento già attraccato nel porto di Genova.