Vittorio Lussana

Intervista alla direttrice dell’I3C - Istituto Counselling centrato sul cliente: “E' necessaria una formazione di qualità, fondata sul riconoscimento reciproco e sul rispetto delle differenze è possibile”

Dalla famiglia ai banchi di scuola, dall’università al lavoro, fino alla politica: il fattore umano è una 'chiave' di sviluppo che attraversa ogni ambito della società. Valorizzare i talenti, trasformare le fragilità in punti di forza e migliorare le relazioni significa creare le condizioni idonee a una crescita condivisa e al progresso. Un percorso che parte dall’ascolto per favorire l’affermazione di sé, dare vita al dialogo e costruire relazioni fondate sul riconoscimento reciproco e sul rispetto delle differenze. Su questi  e molti altri temi si concentrerà la conferenza 'Fattore umano – Counselling, Coesione sociale e Qualità della formazione', in programma il prossimo 4 novembre 2026, alle ore 16.00, a Villa Altieri, in Roma. L’iniziativa è stata ideata e promossa da I3C – Istituto Counselling centrato sul cliente, con il patrocinio della Regione Lazio, di Roma Capitale e della Città Metropolitana di Roma Capitale, in collaborazione con 'Giove Creativa' srl. Ad aprire i lavori sarà Tiziana Biolghini, consigliera di Roma Capitale e consigliera metropolitana, delegata alle Pari opportunità, Politiche sociali, Cultura, Partecipazione, Trasparenza e Anticorruzione. Tra i relatori, Riccardo Rigillo, capo di Gabinetto del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare; Simona Petrozzi, presidente di Terziario Donna Confcommercio Roma; Andrea Rotondo, presidente di Confartigianato Roma; Marco Deriu, presidente del Cncp – Coordinamento nazionale counsellor professionisti e molti altri ancora. In vista dell’evento, abbiamo approfondito l’argomento con Francesca Coddetta, direttrice dell’Istituto I3C, nonché ideatrice della conferenza.

Francesca Coddetta, come è nato il suo incontro con il counselling e quando ha scelto di farne una professione?
“Il mio incontro con il counselling è stato casuale. A 41 anni, la mia vita, per come l’avevo fino ad allora costruita, è andata in pezzi: un po’ come va giù una torre di mattoncini lego. Nel 2005, nel giro di pochi mesi, mi sono ritrovata separata con un figlio di 3 anni e, a causa della crisi economica in atto, a dover chiudere l’attività di consulenza per le aziende del turismo e del tempo libero che, fino ad allora, avevo portato avanti con successo e passione. Dovevo e volevo continuare a funzionare: come donna, come mamma, come professionista. Tuttavia, i miei punti di riferimento si erano dissolti e io mi sentivo disorientata e insicura. Nel tentativo di trovare risposte urgenti, concrete e contingenti, mi sono guardata intorno: e ho trovato il vuoto. C’erano, sì, una serie di servizi alla persona e alla famiglia, per il sostegno in ambito patologico o fallimentare. Ma io non rientravo in quelle categorie. Le mie erano problematiche legate alla quotidiana normalità. Gabriele era sano; io ero in salute e non avevo situazioni debitorie; entrambi avevamo alle spalle una rete famigliare e amicale che ci sosteneva. Eppure, di fronte alle scelte quotidiane, mi sentivo incerta e disorientata: quale scuola scegliere per mio figlio? Quale sport? Inglese, sì o inglese, no? Quale direzione dare al mio sviluppo di carriera? Dove investire energie, tempo e soldi per ricominciare? A quali priorità dare una risposta? Mi sono guardata intorno e ho scoperto il counselling: una relazione professionale di aiuto, allora ancora agli albori in Italia, che faceva proprio al caso mio. In pochissimi incontri, il counselling facilita le persone a trovare risposte concrete a situazioni di ‘impasse’ attuali, circoscritte e urgenti. Allora, ho deciso che quello sarebbe stato il settore di mercato in cui avrei investito. Avrei fatto la mia parte per riempire quel vuoto: offrire uno spazio di empowerment a persone ben funzionanti, che cercano risposte efficaci ed efficienti alle ordinarie difficoltà”.

Quali punti di forza caratterizzano l’Istituto I3C che presenterete il prossimo 4 novembre?
“Se dovessi riassumere l’Istituto I3C per i lettori di Funweek, vi direi innanzitutto che il nostro vero punto di forza sta nel mettere la persona e le relazioni al centro di tutto. In un momento di grandi trasformazioni sociali, proponiamo una risorsa strategica e concreta per aiutare persone, aziende e comunità a sviluppare il proprio potenziale e gestire i cambiamenti. I ‘punti-chiave’ che ci caratterizzano sono: a) un metodo solido, ma profondamente umano: ci basiamo sull'approccio centrato sulla persona di Carl Rogers e sul paradigma bio-psico-sociale, garantendo elevati standard etici, rigore metodologico e ascolto autentico; b) docenti e facilitatori d'eccellenza: chi guida le attività unisce una solida preparazione teorica e deontologica a un'esperienza pratica sul campo e a una spiccata qualità relazionale; c) un modello formativo innovativo e flessibile: abbiamo sviluppato un ecosistema formativo integrato, che affianca lezioni in presenza, attività online e strumenti digitali dedicati, rendendo l'apprendimento accessibile e sostenibile; c) un impatto concreto sul lavoro e sul sociale: il nostro counselling punta a migliorare il clima aziendale, prevenire lo stress lavorativo, gestire i conflitti nei contesti urbani e favorire l'inclusione, mettendo in rete istituzioni, imprese e terzo settore; d) una vera e propria community professionale: accompagniamo studenti e professionisti lungo tutto il percorso, creando una rete fondata sul confronto costante, sulla collaborazione e sulla crescita continua. Il 4 novembre, a Villa Altierim presenteremo proprio questa realtà: un'alta formazione d'eccellenza, orientata a generare un valore reale per le persone e il territorio”.

In un mondo in cui l’individualismo sembra essere eletto a sistema, il counselling può diventare un ‘incubatore’ di altruismo e trasformare la crescita personale in una risorsa per la collettività?
“Il counselling è uno spazio di ascolto professionale, empatico e privo di giudizio, che non prende parti, ma mette al centro della relazione d'aiuto la persona nella sua integrità bio-psico-sociale. In questo percorso, la dimensione sociale si rivela determinante quanto quella individuale: ciascuno di noi può sperimentare una serena realizzazione, quando riconosce la profonda interconnessione tra il proprio benessere e quello collettivo. Superando la visione ‘binaria’ e polarizzata che vorrebbe contrapporre l'interesse personale al bene della comunità, una scelta diventa realmente ecosostenibile quando guarda in modo equilibrato e paritario al bene comune, implicando ed elevando il benessere del singolo in quanto parte del tutto. Attraverso l'attualizzazione delle risorse personali e l'empowerment del cliente, il counselling si configura come un incubatore di ‘life skills’, capaci di accompagnare la persona nell'affidabile processo di cura di sé, della comunità e del mondo”.

Valorizzare le persone può cambiare il destino di un’impresa?
“Assolutamente sì: valorizzare le persone non è soltanto una scelta etica, ma una vera e propria leva strategica, capace di trasformare radicalmente il destino di un'azienda. Nelle organizzazioni contemporanee, caratterizzate da cambiamenti e trasformazioni sempre più rapidi e complessi, il vero elemento differenziante è il ‘fattore umano’. Le imprese non sono composte soltanto da processi, numeri e tecnologie, ma da persone la cui motivazione, consapevolezza e benessere relazionale determinano direttamente la capacità dell'azienda di innovare e prosperare. In questo scenario, il counselling aziendale si rivela una risorsa strategica in grado di fare la differenza, agendo su diversi livelli fondamentali: 1) miglioramento del clima organizzativo e relazionale: promuove una cultura basata sull'ascolto attivo, sull'autenticità e sulla comunicazione efficace. Ciò riduce la conflittualità interna, favorisce la cooperazione tra ‘team’ e crea un ambiente di lavoro coeso e stimolante; 2) gestione consapevole del cambiamento e prevenzione dello stress: accompagna lavoratori e dirigenti attraverso fasi di ristrutturazione, transizione o incertezza, prevenendo lo stress lavoro-correlato e favorendo l'adattamento sostenibile alle nuove sfide; 3) sviluppo del potenziale e dell'empowerment: aiuta ciascun individuo a sviluppare consapevolezza, autonomia e responsabilità. Sbloccando le risorse personali e le ‘life skills’, il counselling trasforma i collaboratori da esecutori passivi a protagonisti attivi del successo aziendale; 4) attrazione e fidelizzazione dei talenti: un'impresa che investe nel benessere e nella centralità della persona costruisce una forte identità e una reputazione attrattiva, riducendo il turnover e aumentando il senso di appartenenza. Mettere al centro l’individuo secondo l'approccio centrato sulla persona significa comprendere che il benessere del singolo e la prosperità dell'organizzazione sono strettamente interconnessi: quando le persone fioriscono, l'azienda cresce e trasforma la propria visione in un valore duraturo”.

Può raccontarci un’esperienza in cui il counselling ha fatto emergere competenze o trasformato un conflitto in collaborazione?
“Vi racconto un caso concreto che ho seguito in prima persona: un'azienda in forte crescita (settore privato del Lazio) che ha recentemente pianificato una grande riorganizzazione tecnologica. Sulla carta, tutto era perfetto. Ma, nei fatti, sono emersi disorientamento, forti tensioni tra reparti e un picco di assenteismo che rischiava di paralizzare i progetti. Invece di calare nuove direttive dall'alto, siamo intervenuti introducendo il counselling aziendale come risorsa strategica. Abbiamo creato uno spazio protetto d'ascolto, basato sull'approccio centrato sulla persona di Carl Rogers: niente giudizi o ricette calate dall'alto, ma un ascolto autentico, per attivare l'empowerment e le ‘life skills’ delle persone. Quando i lavoratori si sono sentiti davvero riconosciuti nella loro dimensione bio-psico-sociale, l'atteggiamento difensivo si è sciolto: i manager hanno imparato ad ascoltare e i collaboratori sono diventati protagonisti attivi della trasformazione. In pochi mesi, il clima interno si è pacificato, l'assenteismo è crollato e la riorganizzazione si è conclusa con successo. Per me, questo caso dimostra una cosa fondamentale: quando scegli di valorizzare il fattore umano, non stai solo aiutando le persone, ma stai cambiando direttamente il destino dell'impresa”.

Quali scelte politiche potrebbero valorizzare il counselling e rendere l’ascolto una risorsa accessibile a più persone?
“Per rendere l’ascolto una risorsa davvero accessibile a tutti, la politica dovrebbe prima di tutto superare la tendenza a leggere ogni difficoltà dell'esistenza esclusivamente attraverso una lente clinica o sanitaria. La vera ‘svolta’ sta nel costruire un welfare di prossimità, che valorizzi la prevenzione e la cultura della relazione, prendendo esempio da chi sta già tracciando questa strada sul territorio. Penso, per esempio, all'accordo virtuoso tra il Cncp e il Comune di Genova, per l'inserimento dei counsellor nei consultori; oppure, alla Regione Emilia-Romagna, che ha stanziato fondi specifici per garantire la presenza dei counsellor nei centri per le famiglie. Ecco, la politica dovrebbe trasformare queste eccellenti esperienze locali in un modello strutturale nazionale, valorizzando appieno la Legge n. 4 del 2013 per portare il counselling in modo capillare nelle scuole, nei comuni, nei servizi sociali e nel welfare aziendale, assicurando a ogni cittadino uno spazio di ascolto professionale, qualificato e libero da qualsiasi stigma”.

Dopo il 4 novembre, quali progetti svilupperete per mettere concretamente al centro le persone? A chi si rivolgono i vostri corsi e come si può partecipare?
“Subito dopo l'evento del 4 novembre, il nostro impegno per mettere concretamente le persone al centro si traduce in un'offerta formativa strutturata e variegata per il 2027. Il nostro obiettivo è costruire luoghi e percorsi in cui le persone possano sviluppare potenziale, consapevolezza e competenze relazionali. Per il nuovo anno, abbiamo sviluppato diversi progetti d'eccellenza, tutti riconosciuti dal Cncp: percorsi di Alta formazione e qualifica: dal corso biennale in Tecniche base di Counselling complementare al percorso per Professional Counsellor fino ai livelli avanzati per Trainer e Supervisor Counsellor; specializzazioni e laboratori esperienziali: percorsi verticali come il Career Counselling (per accompagnare le persone nella ricerca del lavoro e nei cambi di carriera) e laboratori innovativi come le Pratiche di consapevolezza e ‘La palestra della felicità’, pensati per allenare la gestione dell'energia personale, l'ascolto profondo e il benessere eudaimonico”.

A chi si rivolgono i vostri corsi?
“Le nostre aule sono concepite come gruppi dinamici e inclusivi a chi desidera avviare la libera professione di counsellor; a professionisti già attivi — come educatori, insegnanti, Hr, manager, dirigenti e operatori sociali — che vogliono integrare ascolto attivo, empatia e gestione dei gruppi nel proprio ambito lavorativo; a chiunque desideri intraprendere un cammino di crescita personale, autoconsapevolezza e cura della propria salute relazionale”.

Come si può partecipare?
“Il modo migliore per scoprire il mondo I3C è viverlo di persona. Per questo, sabato 21 e domenica 22 novembre, l'Istituto aprirà le porte della scuola per uno speciale ‘Open Day’. Vi aspettiamo nella nostra sede operativa di via Livenza 6 a Roma (a pochi minuti dalla Stazione Termini e dalle fermate Castro Pretorio e Repubblica). Lo staff docente, i tutor, gli allievi e gli ex allievi accoglieranno tutti coloro che vorranno conoscere da vicino l'offerta formativa 2027, esplorare la struttura e confrontarsi direttamente con chi abita quotidianamente questa realtà. Per partecipare o prenotare un colloquio conoscitivo con la direzione basta scriverci a info@istituto3c.it o contattarci ai nostri recapiti ufficiali”.
 




(intervista tratta dal sito www.funweek.it)

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