Vittorio Lussana

E’ questa la filosofia sottesa nel nuovo inno ufficiale del Fair Play, nato in Italia con l’ambizione di superare i confini geografici e culturali per parlare a un pubblico internazionale

Dalla tradizione del bel canto italiano a un messaggio universale di rispetto e inclusione. Lucia Rubedo è la voce solista del nuovo inno ufficiale del Fair Play: un progetto promosso dal Comitato nazionale italiano 'Fair Play' presieduto da Ruggero Alcanterini. Il brano, scritto in inglese, è nato dalla collaborazione della Rubedo con Carlo e Remo Manfredi e si propone di superare i confini geografici e culturali. Il progetto mette in dialogo musica e arte visiva, grazie all’opera 'L’Inno', dell’artista multidisciplinare Eugenio Di Paolo, scelta per la copertina del brano. La musica come espressione artistica e messaggio da condividere. E’ in questo spazio che si colloca il progetto dell’inno ufficiale del Fair Play, nato in Italia con l’ambizione di superare i confini geografici e culturali, per parlare a un pubblico internazionale. A interpretarlo è la soprano Lucia Rubedo, cantante e voce ufficiale del Comitato nazionale italiano 'Fair Play'.

Lucia Rubedo, lei è la voce ufficiale del Comitato nazionale italiano ‘Fair Play’ e interpreta da solista l’inno dedicato a questi valori: che significato ha per lei essere la voce di un progetto che ambisce a parlare al mondo?
“Per me è un grande onore, ma anche una responsabilità. Il Fair Play non è soltanto una regola dello sport: è un modo di vivere e di relazionarsi fondato sul rispetto, sulla lealtà e sulla capacità di riconoscere il valore degli altri. Essere la voce di questo progetto significa mettere la mia sensibilità e la mia formazione al servizio di un messaggio in cui credo profondamente. Mi auguro che, attraverso questo inno, persone di età e culture diverse possano riconoscersi negli stessi valori”.

L’inno nasce in Italia, ma il testo è in inglese: quanto conta questa dimensione internazionale?
“Conta molto, perché l’inglese consente al messaggio di essere compreso e condiviso più facilmente in tanti Paesi. Il progetto nasce in Italia, la patria del bel canto, ma guarda fin dall’inizio a un pubblico internazionale: parla di rispetto, pace e solidarietà, valori che non appartengono a una sola nazione. L’ambizione è che l’inno possa viaggiare, essere ascoltato e diventare un messaggio riconoscibile anche oltre i nostri confini”.

Nella composizione si incontrano la tradizione lirica italiana e un’identità musicale dal respiro internazionale: come si affronta un brano che deve coniugare solennità ed emozione?
“Abbiamo cercato di unire la grandezza e la solennità della tradizione operistica italiana a un linguaggio moderno, immediato e accessibile. Ho scelto di non interpretare il brano interamente in chiave lirica: gli ho dato un’impronta ‘crossover’, che rispecchia la mia identità artistica e permette alla voce di incontrare sonorità più contemporanee. Volevamo una musica capace di emozionare senza risultare distante o difficile da ascoltare, conservando la forza dell’origine italiana e parlando con naturalezza anche ad altre culture”.

La musica evoca anche un immaginario cinematografico capace di parlare all’immaginazione e alle emozioni: quanto è importante conservare uno sguardo libero da pregiudizi?
“L’apertura del brano ha un’atmosfera evocativa, fiabesca, quasi disneyana, che può far pensare anche a un immaginario cinematografico. Mi piace perché invita chi ascolta a immaginare, a lasciarsi raggiungere dalle emozioni e ad accogliere il messaggio senza barriere. E’ un brano di facile ascolto anche per i bambini e spero che sappia risvegliare, anche negli adulti, quella parte più pura e spontanea che vive in ognuno di noi. La musica, infatti, è un linguaggio universale: può arrivare a tutti, anche quando non si condividono la stessa lingua, la stessa Storia o la stessa cultura. Questa è la sua grande forza: aprire uno spazio comune e avvicinare sensibilità diverse. Per riuscirci, è importante ascoltare senza pregiudizi e lasciare che l’arte ci sorprenda”.

Il Fair Play viene spesso associato allo sport: perché è importante estenderne il significato alla vita di tutti i giorni?
“Perché il Fair Play si vede soprattutto nei gesti quotidiani: nel modo in cui ascoltiamo, collaboriamo, affrontiamo una difficoltà o trattiamo chi abbiamo accanto. Lealtà, rispetto e responsabilità non sono importanti soltanto durante una competizione: sono valori che possono rendere più giuste le nostre relazioni e più inclusiva la società. Lo sport può insegnarli e renderli visibili, ma poi siamo noi a portarli nella vita di ogni giorno. Per me, parlare di Fair Play significa anche immaginare un mondo in cui le differenze non siano un ostacolo, ma un’occasione per crescere insieme”.

Il suo impegno s’inserisce anche nel contesto di ‘Fair Play for Life 2026’, iniziativa del Comitato nazionale italiano del Fair Play, che si è svolta in Roma, il 19 ottobre scorso, al Foro Italico: che ruolo può avere l’arte nella promozione dell’etica sportiva e dell’inclusione?
“L’arte può trasformare un valore in un’esperienza capace di coinvolgere le persone. La musica, le immagini e le altre forme espressive raggiungono ognuno in modo diverso, ma possono condurci verso un messaggio condiviso. In questo senso, l’arte affianca lo sport: parla di partecipazione, rispetto delle differenze e possibilità di fare qualcosa insieme. Credo che la cultura possa aiutare a portare l’etica sportiva fuori dai luoghi della competizione e dentro la vita della comunità”.

L’inno è accompagnato anche da un’opera visiva di Eugenio Di Paolo: quanto è importante il dialogo tra discipline artistiche diverse?
“Per me è fondamentale: ho sempre cercato di guardare all’arte a 360 gradi. Sono una cantante, ma credo che la musica non debba restare isolata dalle altre forme espressive. L’opera di Eugenio Di Paolo dialoga con l’inno e ne amplia il racconto attraverso le immagini. Insieme, suono e arte visiva danno vita a un progetto più completo. Non a caso, il Fair Play prende le mosse da una filosofia di incontro e di collaborazione tra realtà diverse: unire linguaggi artistici differenti significa tradurre questo valore nella forma stessa del progetto”.

Che cosa si augura per il futuro dell’inno ufficiale del Fair Play?
“Mi auguro che possa essere ascoltato in molti Paesi e che le persone possano sentirlo proprio, al di là della lingua e della provenienza. Sono felice che sia stato presentato e ascoltato in anteprima durante la conferenza stampa. La pubblicazione sulle principali piattaforme digitali è in preparazione: appena il Comitato nazionale italiano del Fair Play ne definirà la data, la comunicheremo sui miei canali social ufficiali e su quelli ufficiali del Comitato stesso, così tutti potranno ascoltarlo e condividere il suo messaggio. Spero che accompagni le iniziative dedicate al Fair Play e non solo. E spero che i suoi valori continuino a vivere nei comportamenti e nelle scelte di ogni giorno”.

Se dovesse racchiudere in un solo pensiero il senso del progetto, quale sceglierebbe?
“Direi che la musica può unire il mondo, perché dà voce a ciò che abbiamo in comune. L’inno nasce dall’incontro tra persone e linguaggi diversi, ma porta un messaggio che può essere riconosciuto da tutti: il rispetto è un valore universale”.




(intervista tratta dal sito www.funweek.it)

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