Elisabetta Lattanzi

Non si parla più di Cuba. I media stanno dedicando ogni giorno molto spazio  ad  argomenti, come la guerra in Ucraina e quella tra Usa e Iran, agli sbarchi clandestini, alle polemiche della politica, ai fatti di cronaca e ai disastri ambientali, ma la crisi che sta vivendo Cuba è sconosciuta. Alessandro Di Battista, ex parlamentare del Movimento Cinque Stelle, stava proprio realizzando un reportage su Cuba prima di avere un malore. Questa bellissima isola caraibica, famosissima per le sue splendide spiagge, la salsa, il rum, i sigari, nonché per la calorosa accoglienza dei cubani, è al collasso, ma nessuno lo dice. L’embargo voluto dal presidente americano, Donald Trump, sta causando una crisi umanitaria, energetica e sanitaria gravissima: mancanza di energia elettrica, acqua potabile, scarsità di cibo e medicinali stanno trascinando Cuba alla deriva. Se non c’è acqua potabile si diffondono le malattie. E senza corrente, gli ospedali non possono usare i macchinari specifici per le diagnosi o quelli, ancor più necessari, per mantenere in vita i pazienti in terapia intensiva. Senza elettricità non si accendono i particolari frigoriferi o sistemi refrigeranti per la conservazione di farmaci o specifici sieri salvavita. La benzina è diventata quasi introvabile ed è sempre più difficile spostarsi. Manca l’acqua, sia quella potabile, sia quella per la vita quotidiana. L’isola traeva un buon introito dal turismo, ma ormai i lussuosissimi resort sono vuoti. Le condizioni di vita della popolazione, da sempre molto povera, peggiorano quotidianamente a causa del mancato accesso ai beni primari. L’inflazione è 'alle stelle' e anche chi ha un lavoro statale non riesce più a sopravvivere. I cubani sono costretti a lasciare il proprio Paese: si sta verificando un esodo migratorio mai registrato nell’isola e la maggior parte sono giovani in cerca di un futuro migliore. In Europa, alcuni Paesi, tra cui l’Italia, si sono attivati per inviare medicinali e beni primari attraverso associazioni, parrocchie, scuole e gruppi di volontariato, ma non basta. L’Onu ha ricevuto dei fondi per Cuba, ma anche questi sono insufficienti: occorre trovare una soluzione a livello internazionale il prima possibile. Le strade sono piene di spazzatura e i bambini frugano tra quei cumuli maleodoranti in cerca di qualcosa da mangiare. A Cuba non ci sono bombardamenti come a Gaza o in Ucraina: ci sono i blackout elettrici, i container fermi nei porti, la resistenza nella vita quotidiana, l’isolamento dal resto del mondo. Cuba era il simbolo della rivoluzione, della forza delle ideologie. Ma oggi, Fidel Castro e la Storia dell’isola sono ridotte al solo presente. E il mito del comandante Ernesto 'che' Guevara si è trasformato in qualche vignetta o in stampe per le t-shirt.
 


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