Alessandra Satriani

Nei tempi andati, il fenomeno degli incendi boschivi era decisamente più circoscritto. E’ un ricordo dal sapore quasi romantico, il sistema che avevano anticamente i pastori e i contadini per catturare, conservare e trasportare la brace accesa, al fine di appiccare piccoli incendi, secondo esigenze specifiche. Solitamente, si usava la polpa essiccata di un fungo capace di mantenere la brace attiva a lungo, posta in contenitori di lana o di sughero. Oggi, le possibilità che si inneschi un incendio sono tante. A cominciare dalla tecnologia, che incide con guasti elettrici o surriscaldamento dei macchinari, passando per una cattiva gestione di attività industriali e umane, consapevoli e non, resa ancora più pericolosa dalla difficoltà di mantenere un capillare ed efficace sistema di controllo, fino ad arrivare a quello che potremmo definire il miglior alleato del fuoco: l'attuale fase climatica. La gravità della situazione che attanaglia buona parte dell’Europa, ci riporta alla memoria l'incendio di Roma all’epoca di Nerone (64 d.C.), che passò alla Storia anche per le proporzioni e la devastazione. Nove giorni di fiamme, interi quartieri rasi al suolo o gravemente danneggiati, migliaia di persone che persero la vita e ancora di più rimasero ferite e persero le proprie case. Queste, in legno, erano situate in enormi quartieri e bastava una scintilla o un tizzone volato fuori da un braciere per procurare in pochi minuti un incendio difficile da domare, visti i mezzi a disposizione. Dunque, con il fuoco e gli incendi, l'uomo ha sempre combattuto. Prima però l'ignoranza, la povertà, la scarsità di igiene nei luoghi pubblici e la disorganizzazione che dominavano la vita di tutti i giorni e non consentivano un'efficace gestione, meno che mai preventiva, di tali situazioni. Nel tempo, con la nostra evoluzione, l'attenzione posta di fronte a simili eventi è cresciuta, ci siamo strutturati, facciamo formazione e informazione, sensibilizziamo l'opinione pubblica, chiediamo maggior attenzione. Eppure, non sembra che tutto ciò abbia sortito gli effetti sperati. Parlare di incendi boschivi è all'ordine del giorno specialmente con l’arrivo della stagione estiva e la loro gravità, di dimensioni e forza cresce di anno in anno. Il fattore umano, con azioni troppo spesso dolose, è responsabile di almeno la metà di essi. Ci sono interessi agricoli ed economici su pascoli e colture, speculazioni edilizie, ritorsioni o semplice, seppur riprovevole, negligenza. Purtroppo, da qualche decennio il fuoco ha un nuovo alleato assai difficile da gestire: il clima. Quest'ultimo sta producendo condizioni estreme, come la mancanza di pioggia o temperature molto alte per innaturali lunghi periodi. Il terreno si asciuga, poi si secca e, infine, si spacca. Arbusti e piante ormai secchi si trasformano in materiale altamente infiammabile. Il forte vento favorisce una propagazione velocissima e incontrollabile dei roghi, che assumono un carattere distruttivo. Il monitoraggio degli incendi boschivi ha evidenziato un aumento dei roghi e delle superfici coinvolte, confermando quanto già emerso nel Rapporto Incendi Boschivi dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e l ricerca ambientale, ndr). Non più solo in estate. Basti pensare che solo nei primi mesi dell'anno in corso sono andati in fumo oltre 9 mila ettari di territorio e che, da gennaio a giugno, gli incendi sono aumentati di più del 30% rispetto allo stesso periodo del 2025. In prevalenza nel Mezzogiorno, con circa l'87% delle aree totali andate in fumo. La Sicilia è la regione più devastata, seguita dalla Calabria. La risposta dei Vigili del fuoco e della Protezione civile, con la Campagna antincendio boschivo 2026, vede l'introduzione di nuove strategie e un maggiore dispiegamento di Canadair ed elicotteri. All'interno di una collaborazione comunitaria, l'Unione europea ha inviato in Italia contingenti di Vigili del fuoco di supporto. Guardando fuori dal nostro Paese, notiamo che le cose non vanno meglio. In Spagna, quest'anno, gli incendi, alimentati dai forti venti, hanno causato devastazione e paura tra la popolazione, con molti evacuati, ingenti danni e, purtroppo, anche alcune vittime. Una superficie totale di quasi 200 mila ettari è stata distrutta, tra Ávila, Toledo, le comunità di Madrid e altre zone interne della penisola iberica: il 38% in più rispetto allo scorso anno. In Grecia, le cose non sono andate meglio: gli incendi sull'isola di Paros; le fiamme hanno inoltre ridotto in cenere una foresta nei pressi di Porto Germeno, a nord-ovest di Atene; a Creta, ci sono state vittime tra i Vigili del fuoco, nella regione di Rethymno. Ma l'intera Europa è ormai coinvolta: è letteralmente incenerita la foresta delle Landes, nel sud-ovest della Francia. E il rogo in Gironda di fine luglio, con i suoi 40 mila ettari divorati dalle fiamme, ha richiesto l'evacuazione della popolazione: quasi 220 mila persone, un numero enorme. E sono solo alcuni degli incendi di quest'anno. Per fronteggiare la vastità della devastazione e la forza delle fiamme, l'Unione europea ha messo a disposizione personale specializzato, aerei ed elicotteri provenienti dalla Slovacchia, dalla Croazia, dal Portogallo e dalla Germania. Dagli studi diffusi più recenti apprendiamo con sgomento che nella Ue, dall'inizio dell'anno, sono andati persi circa 580 mila ettari di territorio. Lo sforzo degli operatori nel cercare di contrastare questi 'mega-roghi' è sempre più immane e non sufficiente. Spesso, la forza della natura ha la meglio, con conseguenza devastanti non solo sull'ambiente, ma anche sulle persone. Purtroppo, abbiamo notizie di intossicati, di dispersi, feriti e morti tra la popolazione e i soccorritori. E’ necessaria un'inversione di marcia: più consapevolezza, maggiore attenzione e senso civico da parte di ognuno di noi. E il massimo impegno delle istituzioni. Un lavoro costante e globale di tutti gli Stati-membrri verso l'ambiente e il clima. Incrociamo le dita.


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