Vittorio Craxi

Il mio amico Fulvio Abbate, riferendosi al caso ‘Lavitola-Ranucci’, lo ha definito, non senza ironia: “Quel pasticciaccio brutto di viale Quattroventi”, parafrasando Gadda. Esso finirà come deve finire: se ne è parlato anche troppo e ce ne scorderemo presto. Altre questioni angustiano i nostri connazionali. Piuttosto, esiste un rimbalzo della questione che lambisce una vecchia storia reale - e non romanzata - che riguarda la testata dell’Avanti!: una vicenda meno grottesca, che merita tuttavia un chiarimento di carattere storico, perché diversi lustri son passati. Che Valterino bazzicasse il Psi e i socialisti lo sanno tutti. E, infatti, ciascuno a modo suo lo ha ricordato nelle luci e nelle ombre della propria antica militanza. L’Avanti! cessò le sue pubblicazioni all’incirca verso la fine del 1994 sommerso dai debiti, verso i quali non era possibile fare fronte tenuto conto del congelamento delle finanze regolari del Partito. Lo fece, in seguito, la gestione Del Turco. Ma un furbo giornalista napoletano, conoscendo le regole sulla discontinuità delle testate dopo un periodo di assenza dalle edicole, azzardò la registrazione di una testata segnatamente apocrifa (un po’ quello che, anni dopo, accadde all’Unità). Il giornalista si rivolse, successivamente, a Valterino, il quale, a sua volta, attraverso un ex parlamentare del Psi, arrivò a uno stretto collaboratore di Craxi. Beppe Scanni fece cenno di questa opportunità di rieditare l’Avanti! in formato ultraridotto a Bettino Craxi, allora in cattività e ridotto al silenzio dall’assordante censura dell’epoca. L’idea dello 'samizdat' in piena 'Mani Pulite' certamente lo spinse a incoraggiare e sostenerne l’iniziativa. Sotto la direzione di Giancarlo Lehner prima e poi dello stesso Scanni e con i contributi di diversi compagni, fra i quali Biagio Marzo, Pillitteri, Di Donato e altri giovani e meno giovani collaboratori a titolo gratuito, prese vita un foglio socialista di controinformazione, gestito da una cooperativa. Dal 1997 sino al 2000, nonostante le peripezie e gli scontri sulla gestione, Edmond Dantes (il ‘nom de plume’ che Craxi scelse per sé) continuava a produrre i suoi pensieri e, sovente, rinunciando allo schermo dello pseudonimo, anche siglando di suo 'pugno' degli editoriali dall’esilio. Quel che accadeva a Roma, tuttavia, era una gestione confusa, difficile da governare dall’estero. In essa, s’inserì Lavitola, che non per caso, alla morte di mio padre, grazie anche a consistenti sostegni estranei alla vicenda socialista mise in minoranza i membri della cooperativa legati a Craxi (compreso chi scrive…) e trasferì armi e bagagli la testata, con la complicità di alcuni compagni oramai legati a doppia mandata a Forza Italia, nella nuova orbita 'berlusconiana'. Il resto è noto: ricordo che ebbi modo di definire il giornale “un foglio di spionaggio politico”, rompendo ogni rapporto politico-editoriale e riaprendo, quindici anni più tardi, un rapporto personale, complice la sua attività culinaria. Ma questa è un’altra storia. Sia come sia, chi prende le distanze, per una ragione o un’altra, tende a separare la comune militanza dalle evoluzioni personali di Valter. Ma per quanto riguarda la politica, egli fuoriuscí dall’orbita socialista ventisei anni or sono, sufficienti per non sentirsi coinvolti e per inutili, se non 'pelose', prese di distanza. Evidentemente, non conoscevano questa storia, che nulla ha a che vedere con i fatti di oggi: questo lo scrivo rivolgendomi sia ai detrattori dei socialisti, ma anche a chi s’impanca a giudice morale, pensando di difenderli.


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