
Il 'Brittintour' ha toccato anche la Basilicata. Tra blues, rock e grandi successi, il cantautore romano ha scelto una band di musicisti giovani, lasciando loro spazio con assoli, improvvisazioni e continui scambi musicali. Una piazza illuminata, un paese in festa, famiglie e generazioni diverse raccolte davanti al palco: Ferrandina (Mt) ha accolto così Alex Britti, nella serata del 18 agosto scorso. Alle 22, le luci della piazza si sono abbassate: è rimasto il blu dei fari concentrati sul palco. Poi sono entrati la band e Britti. L'inizio è stato subito rock: energia, luci e chitarra hanno definito i primi minuti del concerto. Il pubblico, inizialmente, osservava. Poi, progressivamente, è entrato nello spettacolo. Britti non ha tardato a mostrare qual era il centro musicale della serata. La chitarra rimane la sua voce parallela, a volte quasi più importante di quella cantata. I primi assoli sono arrivati presto e hanno accompagnato un concerto costruito sulle contaminazioni che hanno sempre caratterizzato il suo percorso. Pop e canzone italiana, certamente, ma soprattutto blues, rock, jazz e improvvisazione. Con 'Da piccolo', il suono guardava al Chicago blues; poco dopo, 'Esci piano' ha portato nuovamente il concerto sui territori blues-rock, con Alex Britti alle prese con una chitarra scelta appositamente per quel tipo di sonorità. Non si è trattato di parentesi tecniche inserite tra una hit e l'altra: faceva tutto parte della struttura dello spettacolo. Ed è proprio qui che è emerso uno degli aspetti più interessanti della serata di Ferrandina. Sul palco, Britti non costruisce uno spettacolo esclusivamente attorno a sé: accanto al musicista con oltre trent'anni di esperienza hanno trovato posto interpreti molto più giovani, chiamati non soltanto ad accompagnarlo, ma a prendersi, a turno, il centro della scena. Gli assoli sono stati numerosi. Britti li ha introdotti, osservati e sostenuti. Poi, ha lasciato fare. Il basso di Simone Ndiaye, per esempio, ha trovato uno dei suoi momenti durante 'Lo zingaro felice'. Poco prima, 'La vasca', aveva cambiato nuovamente atmosfera, trasformando piazza Plebiscito in una platea decisamente più movimentata, con il tastierista protagonista anche sul piano scenico. Alla batteria c'era Matteo Morini, anche lui molto giovane, al quale è stato riservato uno spazio solista. Britti avrebbe potuto affidare il suo repertorio a una band chiamata semplicemente a restituire arrangiamenti già conosciuti. Ha scelto, invece, musicisti ai quali ha concesso margine, presenza e, soprattutto, ascolto. Il palco è diventato, così, un luogo di dialogo tra generazioni: da una parte, un chitarrista che ha costruito la propria identità sulla tecnica e sull'improvvisazione; dall'altra, dei ragazzi ai quali è stata offerta la possibilità di misurarsi davanti a una piazza piena, con quelle stesse libertà. Nel frattempo, scorrevano le canzoni e si è arrivati a 'Una su un milione'. Britti ha cercato direttamente la partecipazione della piazza, giocando con il pubblico prima di affidargli parte del brano. In seguito, sono bastate le prime note di 'Immaturi' perché il riconoscimento fosse immediato. Il rapporto con chi assisteva è rimasto costante per tutta la serata. Britti parlava, provocava risposte, faceva cantare, senza mai costruire una distanza tra palco e piazza. Anche nei brani più popolari, ha continuato a riportare l'attenzione sulla musica suonata. Tutto ciò è diventato evidente nella parte conclusiva. Dopo 'Tutti come te', il concerto si è spostato ancora di più verso il jazz. Poi, è stato il momento di 'Oggi sono io': uno dei titoli più riconoscibili del suo repertorio. Prima di '7 mila caffè' c'è stato ancora il tempo per un lungo passaggio strumentale. Una scelta che ha raccontato bene questo tour: le canzoni note sono il punto di contatto con il pubblico, ma non vengono trattate come oggetti intoccabili. Intorno a loro, c'era sempre lo spazio per cambiare ritmo, allungare un'introduzione, lasciar partire un assolo e vedere sin dove conduceva. Nel finale, Ferrandina ritrovava due dei brani più attesi: 'Solo una volta' e 'Baciami (e portami a ballare)', che hanno accompagnato il 'bis' e chiuso una serata iniziata con il pubblico ancora prudente, ma terminata con una piazza ormai pienamente dentro il concerto. Alla fine, naturalmente, la chitarra di Alex Britti è stata la vera protagonista, ma non l'unica. Ed è stato questo il tratto meno scontato del concerto di Ferrandina. Un artista che potrebbe occupare da solo ogni spazio che, invece, ha deciso di aprirlo ai giovani della sua band, ai loro strumenti, ai loro assoli. Lasciando che, per qualche minuto, fossero loro a stare sotto la luce.