
Lo scorso 10 agosto, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato un ordine esecutivo che punta a ridurre il numero di vaccini somministrati ai bambini e a promuovere nuove linee guida in materia. Il provvedimento raccomanda, quando possibile, di somministrare tutti i vaccini infantili in visite mediche separate: una misura che, già in passato, era stata bloccata da un giudice federale americano. La direttiva della Casa Bianca, inoltre, chiede di separare quelli contro morbillo, parotite e rosolia in tre somministrazioni distinte: un’opzione che, al momento, non è disponibile negli Usa e che potrebbe causare nuove malattie infantili, con relativi rischi di morte di neonati in tutti gli Stati Uniti. Infine, il decreto incarica il dipartimento della Salute di potenziare la ricerca sui vaccini, benché essa sia già molto approfondita. Al momento della firma dell’ordine esecutivo, infatti, Donald Trump ha più volte lasciato intendere che la somministrazione delle vaccinazioni potrebbe contribuire all’aumento dei casi di disturbi legati all'autismo, nonostante decenni di studi della comunità scientifica abbiano confermato come non esista alcuna correlazione. Si tratta, infatti, di un 'falso-mito' diffuso da uno studio, poi risultato manipolato, pubblicato nel 1998 dalla rivista 'The Lancet', a firma del medico britannico, Andrew Wakefield. Un articolo scientifico che ebbe il potere di risvegliare, nell’intera popolazione mondiale, tutti gli atavismi e le superstizioni che abbiamo poi dovuto combattere, giorno per giorno, negli anni della pandemia da Covid 19. Tutto ciò, tra l’altro, allo scopo di far approvare un nuovo vaccino, di cui l’ex medico britannico, oggi radiato dal proprio Ordine professionale, deteneva il brevetto. L’idea che il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia potesse causare l’autismo nasce semplicemente dal fatto che, spesso, i primi sintomi di questo disturbo si manifestano nella stessa fascia di età, tra i 12 e i 24 mesi di vita del neonato, in cui vengono somministrati i principali vaccini dell'infanzia. Si tratta, tuttavia, di una semplice coincidenza temporale e non di un rapporto di 'causa-effetto': i vaccini, così come le modalità e i tempi con cui vengono somministrati in combinazione tra loro, sono oggetto di studi rigorosi. Trump ha definito l’annuncio "una grande vittoria per i diritti dei genitori, i diritti religiosi e costituzionali e per la scienza". Ma la scelta di concentrarsi sui vaccini segna, in realtà, un cambio di rotta politico dell'amministrazione Trump, che aveva stabilito, fino al 10 agosto scorso, di non porre l’accento su questioni controverse in vista delle elezioni di metà mandato del prossimo novembre. Tutti gli esperti di sanità pubblica, adesso, stanno sollevando preoccupazioni: distanziare le somministrazioni può aumentare il rischio che i bambini contraggano malattie prima di tornare per la visita successiva. Le follie di Donald Trump, oltre ad aver causato già infiniti problemi con guerre e ricatti doganali, rischiano di alimentare nuove incertezze, paure e confusione laddove non ce ne sarebbe alcun bisogno. L’attuale presidente degli Stati Uniti non possiede le competenze mediche necessarie per imporre cambiamenti nella vaccinazione dei bambini. Già lo scorso mese di dicembre, Trump aveva ordinato al dipartimento della Salute di esaminare quali raccomandazioni sui vaccini fossero state adottate da altri Paesi comparabili agli Stati Uniti, proprio al fine di valutare un aggiornamento delle linee guida. E, in seguito, il governo di Washington aveva approvato una prima raccomandazione in cui si consigliava una riduzione del numero di vaccinazioni per ogni bambino. Tale decisione è stata successivamente annullata da un tribunale. Tuttavia, Donald Trump conferma di essere ossessionato dall’idea di collegare l’autismo ai vaccini. Per esempio, ha aumentato la pressione sul segretario alla Salute, Robert F. Kennedy Jr., già attivista 'No-vax' prima dell’ingresso in politica, affinché individuasse un legame proprio con l'autismo. Un impegno che Kennedy aveva assunto presentando nuove ricerche lo scorso anno. La comunità scientifica ha nuovamente dimostrato, in modo definitivo, che tale legame semplicemente non esiste. Da qui la domanda: cosa spinge il presidente degli Stati Uniti a insistere su questo tema? Semplicemente, la possibilità di diffondere dubbi e alimentare preoccupazioni nella popolazione americana, al fine di riconquistare, senza alcuno scrupolo morale, l’elettorato 'Maga' più sprovveduto e conservatore. Una spregiudicatezza da autentico criminale, capace d trasformare un argomento delicatissimo in volgare propaganda messianica. Non sta passando in secondo piano, tra l’altro, il modo in cui si sta cercando, da parte di molti ambienti 'No vax', una sorta di 'vendetta giudiziaria' nei confronti del dottor Anthony Fauci, consulente scientifico di ben sette amministrazioni presidenziali, accusato di oltraggio al Congresso per essersi appellato al V emendamento della Costituzione americana, in quanto chiamato a chiarire a una Commissione creata appositamente dal Senato, quali siano state le origini del Covid, di cui nessuno possiede alcuna prova certa. In pratica, si sostiene che le sue decisioni e i finanziamenti a ricerche virologiche abbiano avuto un ruolo nel provocare la pandemia planetaria, utilizzando alcuni stralci dei suoi diari privati e andando ben al di là di ogni diritto alla segretezza professionale. Ciò senza alcuna prova valida a supporto dell’ipotesi di un virus creato in laboratorio. Non si è ancora trovata alcuna prova definitiva nemmeno a favore dell’ipotesi del 'salto zoonotico' dai pipistrelli ai procioni tra i banchi dei commercianti di animali del mercato di Wuhan. Tuttavia, resta accertato che sia stata quella l’area di prima diffusione, che trasformò il Pronto soccorso e l’ospedale di Wuhan in un vero e proprio 'cluster' di diffusione e contagio. Più di un terzo dei primissimi casi di Covid 19 sono collegati, in un modo o nell’altro, al mercato di Wuhan, confermando la rapidità di interazione umana di quel virus. Eppure, si sta costruendo un procedimento 'sul nulla' contro Anthony Fauci, il quale sarebbe colpevole di aver trascritto, in alcuni suoi diari, alcune ipotesi o sospetti che, in seguito, non avrebbe comunicato a nessuno, essendo egli stesso privo di conferme scientifiche. Cioè, esattamente come si deve comportare un infettivologo qualsiasi. Ed è questa la conclusione a cui giungiamo noi oggi: le professioni liberali - medici, avvocati, giornalisti, architetti, commercialisti e chi più ne ha, più ne metta - sono sotto attacco, poiché considerate deontologicamente autonome e indipendenti. Uno 'status' professionale ritenuto pacifico per più di un secolo. Eppure, stiamo avendo a che fare con un’orda illiberale, - contrastata, paradossalmente, soprattutto da democratici e socialisti - che arriva a strumentalizzare la salute dei bambini per i biechi interessi politici del presidente degli Stati Uniti e una campagna vendicativa degli ambienti più reazionari e pseudoreligiosi contro uno studioso serissimo, trovatosi di fronte a una serie di eventi più grandi di lui. Ambienti letteralmente terrorizzati dalla possibilità di vedere contraddette, per sempre, le proprie verità di fede.
Direttore responsabile di www.laici.it