
Negli ultimi anni, la crisi endemica del lavoro in Italia ha ridisegnato alcuni paradigmi, convergendo verso un ribasso strutturale, in nome del risparmio e della competitività, ma a danno delle attività di prevenzione e di tutela della sicurezza sul lavoro. Risultato: l’esplosione del fenomeno, ormai cronico, delle morti sul lavoro. Incidenti, mortali e non, trovano spazio quasi quotidianamente sulle cronache nazionali, in una spirale dalla quale non sembra possibile sottrarsi. Una strage silenziosa, che attraversa la penisola con numeri importanti e, soprattutto, in crescita, come rivelano i dati diffusi dall’Inail, i quali indicano come, nei primi nove mesi dell'anno, i casi di infortuni mortali denunciati siano stati, in totale, 784, con una lieve maggiorazione rispetto ai 776 dell’anno precedente. L'analisi territoriale evidenzia un calo delle denunce per infortunio sul lavoro nel Nord-Ovest (-3,7%), nelle Isole (-1,4%), al Sud e nel Nord-Est (-1,3% ciascuna) e un aumento al Centro (+0,8%). Diminuiscono le segnalazioni dei lavoratori italiani (-2,6%), mentre aumentano quelle degli stranieri (+1,8%). La fascia anagrafica va dai 15 ai 59 anni (-2,7%) e aumenti per gli over 59 (+5,9%). Il dettaglio che emerge dal report indica come l’aumento sia legato, in modo particolare, agli infortuni mortali avvenuti sulla strada, che si conferma il luogo principale dei sinistri: gli incidenti sono passati dai 129 casi del 2024 ai 163 del 2025 (+26,4%). Di questi, 78 risultano essersi verificati in occasione di lavoro (autotrasportatori, tassisti, commessi viaggiatori, riders, ndr) e 85 in itinere. La casistica è, tuttavia, assai più ampia e si estende a diversi settori. In particolare, quelli la cui l’attività comprende una forte componente di rischio. Alcuni settori, infatti, si confermano intrinsecamente più pericolosi di altri, come l'edilizia, l'agricoltura, il trasporto e l'industria pesante, caratterizzati da rischi elevati per i lavoratori a causa della gestione e il contatto con materiali pericolosi. A ciò si aggiunge una carente fornitura dei dispositivi di protezione individuale (Dpi) e l'utilizzo di macchinari obsoleti o privi di manutenzione ciclica, che aumentano notevolmente l’esposizione agli incidenti fatali. L’ultimo sinistro che ha scosso l’opinione pubblica si è verificato meno di un mese fa nella capitale: il crollo parziale, determinatosi in due fasi, della Torre dei Conti, nel cuore storico di Roma, durante alcuni lavori di restauro. Un operaio ha perso la vita sotto le macerie, mentre altri sono rimasti feriti dal crollo. In questi giorni, le autorità hanno decretato il dissequestro del cantiere, per avviare le operazioni di messa in sicurezza, mentre continuano le indagini per determinare eventuali responsabilità. Il coro d’indignazione che ciclicamente accompagna, come un triste 'de profundis', le innumerevoli vite perse deve lasciare necessariamente il passo ad azioni concrete, tradotte in una presa di coscienza collettiva che preveda la rigida applicazione delle normative di sicurezza e l’interruzione di questa scia di sangue.