
Tra il nuovo singolo 'Generazione', l’esordio letterario e il ritorno della storia degli 883 sul piccolo schermo, l’artista pavese ci racconta il suo rapporto con il passato, la paura di un futuro governato dagli algoritmi e quell’entusiasmo che, a distanza di oltre trent’anni, non ha mai smesso di accompagnarlo
Ci sono canzoni che non appartengono soltanto a un periodo storico, ma finiscono per diventare parte della memoria collettiva. Bastano poche note per ritrovarsi negli anni ‘90 del secolo scorso, tra motorini, cabine telefoniche, pomeriggi trascorsi in piazza e sogni che sembravano troppo grandi per una città di provincia. E’ il mondo degli 883, quello che Mauro Repetto e Max Pezzali hanno saputo raccontare, con una semplicità capace di attraversare le generazioni. Oggi, mentre quella storia torna a vivere attraverso la serie televisiva di Sydney Sibilia su Sky, Mauro Repetto continua a percorrere nuove strade creative. Dopo il ritorno sulle scene teatrali e la pubblicazione dei singoli ‘In riva a te’, ‘Ti amerò’ e ‘Quel niente che è tutto’, il 16 ottobre scorso è arrivato ‘Generazione’: il nuovo brano pubblicato da Universal Music Italia. Il suo percorso artistico si è poi arricchito di una nuova sfida: l’esordio nella narrativa con 'Election Day 2067', un thriller cyberpunk, edito da Acheron Books, in cui ha immaginato un futuro dominato dall’intelligenza artificiale, interrogandosi sul destino dell’identità umana. Due progetti che sembrano muoversi in direzioni opposte: da una parte il passato, con i suoi ricordi e le sue emozioni; dall’altra, un futuro dominato dalla tecnologia, in cui persino l’identità umana rischia di diventare qualcosa di replicabile. A unirli, però, c’è una riflessione più profonda sul tempo che passa, sulla libertà individuale e su ciò che resta immutato, nonostante i cambiamenti. Con ‘Generazione’, l'artista pavese torna all’immaginario di chi è cresciuto negli anni ‘90, ma lo fa cercando un punto d’incontro con i ragazzi di oggi.
Mauro Repetto, se la tecnologia ha trasformato radicalmente il modo di comunicare, conoscersi e vivere le relazioni, le emozioni resistono a qualsiasi rivoluzione?
“I tool sono cambiati. Noi avevamo le ‘vasche’ in corso e la piazza per vedere la faccia di una ragazza. I miei figli, invece, hanno i clic e i social. Ma gioie, angosce e paranoie sono sempre le stesse”.
La seconda stagione della vostra serie televisiva esplora una fase più complessa, nella quale la notorietà mette alla prova gli equilibri personali e l'amicizia?
“Anche con il successo, eravamo sempre due ‘normaloni provincialotti’ e non eravamo, in realtà, perturbatori o in crisi”.
Rivedersi attraverso lo sguardo di un attore e soprattutto attraverso quello di una generazione che ha conosciuto gli 883 soltanto molti anni dopo, rappresenta un'esperienza straniante?
“La spina dorsale, il midollo osseo del Mauro regista, sceneggiatore e attore, ritraggono benissimo i superpoteri di energia ed entusiasmo che ho sempre avuto e che ho. Sono fedeli e completi”.
In 'Election Day 2067', dietro l'ambientazione cyberpunk, tra hacking, intelligenze artificiali e cloni, si nasconde una domanda che riguarda già il nostro presente: quanto siamo disposti a delegare alla tecnologia, prima di perdere la capacità di scegliere autonomamente?
”Mi fa paura andare in pilota automatico e rinunciare al libero arbitrio. Con il mio romanzo, propongo un ‘match’ tra imprevedibilità umana e algoritmo. Io tifo per l'imprevedibilità umana”.
La sua è una difesa dell'essere umano, della sua natura imperfetta e di quell’imprevedibilità che nessuna intelligenza artificiale dovrebbe sostituire?
“Isaac Asimov parlava dei robot come amici dell'uomo. Il mio libro vuole inneggiare alla carne e ossa come quelle di un campione fuoriclasse, che deve vincere contro il database”.
La foto utilizzata per il presente servizio giornalistico é di Lela Radolovic, che ringraziamo