Maria Chiara D'Apote

Da qualche giorno è visionabile su Amazon Prime, il film 'La pazza gioia', per la regia di Paolo Virzì del 2016. Una donna ripresa di spalle corre a passo veloce verso le rotaie di un treno: uno stacco e l’inquadratura riprende gli interni di Villa Biondi, una comunità che accoglie donne affette da patologie psichiatriche. In tale contesto, avviene l’incontro fatale tra Beatrice (Valeria Bruni Tedeschi), affetta di una sorta di mitomania che si sente vittima di un complotto ordito per farla rinchiudere e Donatella (una brillante Micaela Ramazzotti). Dalla loro fuga in poi, il film si barcamena tra 'gag' più o meno riuscite e un desiderio sfrenato di libertà, mentre le due donne sfrecciano con un’auto d’epoca verso il litorale della Versilia. Anche se il regista ha dichiarato che Beatrice e Donatella "non sono le ‘Thelma e Louise' all’italiana" non si può non pensare al noto road-movie americano (Telma & Louise del 1991, per la regia di Ridley Scott, con Susanne Saradon e Geena Davis). Non vi sono precipizi, se non, forse, quelli dell’anima e un luogo solidale, l'arte, dove ogni ferita si può rimarginare, in cui esorcizzare la paura della pazzia con un racconto dai toni agrodolci e spensierati. Sin dagli esordi, Virzì affronta temi complessi, come il conflitto familiare di 'Ferie d’Agosto' (1996) o la questione giovanile in 'Ovosodo' (1997), vincitore del Leone d’Argento alla 54esima Mostra del cinema di Venezia: il film-cult che lo elesse come nuovo autore della commedia sociale all’italiana di fine millennio. Voto: 7.

 


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